Asset allocation |
Aumenta la liquidità nei portafogli dei fondi |
| L’inchiesta mensile realizzata da Merrill Lynch riflette un mercato in cui la liquidità si trasforma nell’asset favorito, l’orizzonte di investimento si accorcia e i gestori coprono il portafoglio Cadute vistose come quella vista l’altro ieri possono continuare a confondere le idee dell’investitore, ma il trend di fondo del mercato è inequivocabilmente pessimista. L’indagine realizzata da Merrill Lynch in febbraio tra i money manager internazionali mostra un’avversione al rischio storicamente elevata tra i professionisti del risparmio gestito, unita ad un crescente pessimismo sul futuro dei risultati imprenditoriali e dell’evoluzione economica. Di fatto, l’ultima lettura positiva che fuoriesce dal sondaggio è che, mano a mano che peggiora il sentiment, ci si potrebbe trovare sempre più vicino al punto di inversione. Il che non è poco. La percentuale di liquidità che i gestori dichiarano nei propri portafogli è cresciuta dal 3,9% di gennaio al 4,7% di febbraio, il livello più alto a partire dagli attentati dell’11 settembre, sei anni e mezzo fa. Il 48% sovrappesa la liquidità (si tratta della percentuale più elevata nei dieci di vita del sondaggio condotto dalla banca d’affari statunitense). L’orizzonte di investimento è diventato sempre più corto – con scadenze medie di sette mesi- e il 30% dei gestori interpellati hanno optato per l’adozione di misure di protezione del portafoglio per i prossimi tre mesi. E i gestori continuano a sotto pesare l’investimento in azioni, qualcosa che non succedeva dal 2003. Queste risposte arrivano dopo aver attraversato la fase più turbolenta degli ultimi sei anni, ma arrivano anche dopo il peggioramento delle aspettative. Una crisi che, almeno, ha consentito a molti money manager di rivedere le proprie valutazioni in positivo: in un solo mese la percentuale di gestori che ritiene che i listini azionari siano sottovalutati è passata dal 5% al 25%. Il 70% dei gestori intervistati da Merrill Lynch crede verosimile o molto verosimile che l’economia globale entri in recessione nei prossimi dodici mesi (un mese fa erano l’81%). Il 16% crede che la recessione sia già in corso d’opera. Le prospettive per l’inflazione sono passate da rialziste a neutrali. In questo contesto, il panorama degli utili aziendali non appare roseo: il 79% dei gestori prevede un deterioramento degli utili aziendali nei prossimi dodici mesi. Ricapitoliamo le principali aspettative del panel di gestori. Ulteriori ribassi dei tassi di interesse. Il 51% dei gestori europei sostiene che i tassi sono troppo elevati. Negli Stati Uniti, il taglio dal 4,15% al 3% ha contribuito a calmare gli animi, e il 60% dei manager crede che i tassi di interesse si trovino su livelli adeguati alla congiuntura. Il 25% del panel domanda un ulteriore ridimensionamento del costo del denaro. Timori per una crisi sistemica. Il pericolo maggiore per la stabilità finanziaria è il rischio di credito. Così la pensa l’87% dei gestori, ma ci sono anche altre nubi all’orizzonte: l’84% individua un pericolo derivante dal ciclo delle imprese e il 78% da rischio derivante dal comportamento delle controparti, il che evidenzia un inquietante mancanza di fiducia nel sistema. La recessione non è chiara. Negli Stati Uniti il 65% degli investitori professionali pensa che sia verosimile la recessione, quando fino a un mese addietro tale percentuale si attestava al 32%. In Europa questo quadro può fare affidamento su pochi adepti, solo il 17%, anche se l’85% prevede un peggioramento dell’economia. Revisioni al ribasso per l’Europa. La quasi totalità dei gestori (96%) considera che le previsioni del consensus sugli utili aziendali siano troppo ottimistiche. Il 93% prevede che l’utile per azione si deteriori nei prossimi dodici mesi. La lettura del quadro Usa è meno preoccupante. Le telecom favorite. Settori difensivi per tempi complicati. Le telecom e, ad una certa distanza, le utilities, i petroliferi e le healthcare companies, sono le imprese preferite dai gestori. Il settore finanziario è quello più sotto pesato. Gli investimenti immobiliari non riescono più a trovare adepti. |