Il caso |
I fondi locusta battono in ritirata |
| L’irruzione e la fuga dei fondi altamente speculativi nei mercati finanziari è stata caratterizzata da gradi di intensità similari. Gli strumenti definiti ‘locuste’ da alcuni rappresentanti del capitalismo europeo hanno giocato un ruolo polemico, nella misura in cui si sono trasformate in una variabile chiave per sostenere ed alimentare le quotazioni dei listini –c’era sempre qualche società speculativa interessata a fare acquisti-, e nel momento in cui, centrato l’obiettivo, hanno caricato sulle spalle di imprese ‘normali’ livelli di debito fuori dal normale. Attualmente queste entità sono scomparse. Ed è probabile che i più penalizzati dal loro operato siano stati gli investitori che hanno puntato sul segmento delle mid- caps. Questo gruppo di titoli è stato il più danneggiato, dato che qualsiasi impresa con pochi debiti ed un flottante elevato rappresentava un obiettivo per i fondi speculativi. La crisi del credito ha contribuito a cambiare le carte in tavola. Il mercato si aspettava un’offerta per una grande compagnia –tipo Telecom Italia- quando la bolla finanziaria ha provocato una chiusura dei rubinetti del credito ed una conseguente battuta d’arresto delle entità speculative. Adesso bisognerà verificare la tenuta delle società che sono state caricate di debiti ‘anomali’. Gli esperti sostengono che le ipoteche di bassa qualità sono state soltanto un effetto di quel che stava accadendo nei mercati, un sintomo più che una malattia. La crisi è iniziata con le ipoteche così come avrebbe potuto prendere il via con il fallimento di un hedge fund o di un fondo altamente speculativo. D’altronde, in tutti i segmenti del settore bancario si concedevano prestiti senza prestare molta attenzione al livello del rischio. I sistemi di trasmissione del rischio che hanno moltiplicato i problemi derivati dalle ipoteche trovano applicazione anche alle operazioni sugli LBO. In siffatto contesto, erano sufficienti alcune operazioni mal progettate per produrre un effetto ‘rastrellante’ per l’intero sistema. La crisi della banca Northern Rock ha fatto piangere qualcuno, ma diversi fondi speculativi hanno approfittato del crollo dell’entità per trarne benefici. Tra questi incontriamo i fondi speculativi gestiti da Lansdowne Partners e LNG Capital, che hanno scommesso sul crollo del titolo (dall’inizio della crisi, il titolo della banca ha perso l’85% del suo valore). Le posizioni short sul titolo Northern Rock hanno registrato volumi medi quattro volte superiori a quelli dell’indice Footsie di Londra. L’altro grande focolaio speculativo si concentra nel mercato del greggio. Se la maggior parte dei gestori si aspetta un raffreddamento economico più o meno marcato, c’è da chiedersi come sia possibile che il prezzo del petrolio continui a salire. Il deterioramento della crescita economica e la crescita delle quotazioni sono, a rigor di logica, incompatibili. Quali fattori stanno spingendo al rialzo il prezzo del barile? E’ abituale che le quotazioni dell’oro nero salgano in fasi di crisi economica solo se, contemporaneamente, si verifica il passaggio di un uragano nel Golfo del Messico, l’incendio di qualche raffineria, un annuncio del presidente venezuelano Hugo Chavez o della guerriglia nigeriana. L’altra variabile è il ruolo degli speculatori. L’esistenza di quest’ultimi è cosa certa, ma è difficile individuare quale sia il loro ruolo in questo processo. Alcuni esperti ipotizzano che alcune entità speculative stiano concentrando l’attenzione su oro e petrolio a causa dell’assenza di opportunità individuabili nei comparti azionari ed obbligazionari. Nell’ultimo report curato dagli analisti di Credit Suisse si segnala che le posizioni speculative nel mercato Nymex sono molto elevate. Nel report si sostiene che: le probabilità di un’inversione di tendenza per il prezzo del petrolio sono altrettanto elevate; i cali all’interno di un mercato rialzista sarebbero più violenti nel mercato delle materie prime che in Borsa; le ultime rilevazioni sui consumi negli Usa avrebbero confermato una sensibile contrazione della domanda. Nel 2007, a dispetto di un anno record per le quotazioni, la domanda mondiale di petrolio è cresciuta soltanto dell’1,4%. Il petrolio ha la cattiva abitudine di contraddire tutto il mondo finanziario, ma se quota 100 è realmente sostenuta artificialmente dagli speculatori, la correzione potrebbe anche trovare spazio. |