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Normativa



Bruxelles rilancia sul passaporto europeo per le Sgr

17 Sep 2008

A cura di Rocki Gialanella

La nuova normativa consentirebbe alle entità di vendere prodotti in qualsiasi paese dell’Unione Europea registrandosi presso un solo regolatore. Lussemburgo e Irlanda temono di perdere quote di mercato

Non piove mai come e quanto ognuno di noi vorrebbe, e il detto sembra essere ancor più vero nel caso di cambiamenti legislativi. Le società di gestione europee esprimono pareri disomogenei sul nuovo passaporto che la Commissione Europea intende introdurre nel mercato comunitario. L’adozione dello strumento implica una serie di cambiamenti profondi per il settore, che non passano inosservati agli occhi di nessuno degli attori.

Dal momento in cui è stata diffusa la proposta (nota con il nome di Ucits IV), i legislatori di Irlanda e Lussemburgo (soprattutto questi ultimi) hanno esternato la loro contrarietà a questa risoluzione. Sul fronte opposto, Gran Bretgana e Francia sono tra i sostenitori e difensori più arcigni dell’iniziativa.

Attualmente, Lussemburgo e Irlanda sono il primo e il terzo paese per assets gestiti in fondi comuni di investimento. I due paesi hanno tratto enormi benefici dall’adozione di un trattamento fiscale favorevole che ha propiziato la localizzazione di numerose società di gestione nei rispettivi territori. Il nuovo passaporto permetterebbe ad una società di gestione di fare affari in Irlanda e in Lussemburgo senza incorrere nell’obbligo di avere la presenza fisica e giuridica in questi paesi. E tenendo conto della rilevanza del business –questi servizi sommati a quelli indirizzati direttamente alle imprese pesano per il 50% del Pil lussemburghese – appare logico che i legislatori locali battaglino per ottenere l’introduzione di significative modifiche alla futura normativa sui fondi comuni.

I restanti paesi dell’Unione sono favorevoli all’introduzione del passaporto, che dovrebbe comportare un risparmio per le Sgr, tanto in tempo che in denaro impiegato per la registrazione di un fondo in un altro paese. Attualmente, una società di gestione che voglia distribuire i suoi prodotti in altri paesi deve ottenere il placet dalle autorità degli Stati in cui intende commercializzarli.

Uno dei principali rischi individuati dagli esperti è che la nuova misura possa implicare una maggiore permissività a livello europeo, seguita da una riduzione delle tutele per gli investitori e dalla creazione di vuoti legislativi difficilmente colmabili. La coordinazione tra differenti legislatori è uno dei punti più discussi a Bruxelles. Alcuni supervisori puntano sulla stretta collaborazione tra l’organismo di origine del Fondo e il destinatario. Ma altri come quello britannico preferiscono lasciare l’intero compito al primo per tagliare i costi.
r> Fino a questo momento, la Commissione Europea ha affidato al CESR (Committee of European Securities Regulators) la preparazione di un report –che sarà pubblicato entro il prossimo 1° novembre- non vincolante, che valuti i pro e i contro della nuova normativa.

A maggio del prossimo anno si terranno le nuove elezioni al Parlamento Europeo. Per tale ragione, il tempo gioca a sfavore di coloro che vorrebbero introdurre il passaporto in tempi stretti, visto che in caso contrario bisognerebbe aspettare la costituzione del nuovo organo europeo e fare affidamento sul beneplacito del nuovo Commissario incaricato a seguire la materia.




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