Fatte salve le debite proporzioni tra Usa e Messico, l’esperienza del salvataggio del sistema bancario messicano del 1994 offre interessanti spunti di riflessione
Il salvataggio delle banche messicane fu presentato dal Governo locale come un passaggio necessario per proteggere i risparmiatori e i proprietari di case. La mancata correlazione tra le ipotesi formulate dal Governo e la realtà è costata ai cittadini messicani il 20% del prodotto interno lordo e un netto ridimensionamento del mercato del credito per i consumatori e le imprese, che si è tradotto in una sensibile frenata della crescita.
Secondo gli esperti, la maggior parte degli errori possono essere imputati alla mancanza di supervisione del piano. Attualmente, gli Usa potrebbero incorrere nel medesimo passo falso.I n tal senso, c’è una similitudine di base tra i due programmi, dato che il Governo Usa sta cercando di riservarsi un ampio margine di manovra a scapito del Congresso (che dovrebbe svolgere il ruolo di supervisore).
Il Messico sta ancora pagando i bond che utilizzò nel 1994-1995 per portare a termine l’acquisto del debito moroso delle banche che dovettero dichiarare default. La crisi comportò una svalutazione del 65% della divisa domestica e un’impennata dei tassi a breve termine. Il Governo non fu capace di moderare la contrazione del credito e il piano di salvataggio affossò il sistema finanziario messicano, lasciando le quattro principali banche del paese in mani straniere.
Per evitare i rischi legati all’assenza di un controllo esterno sull’operato del Governo, il Tesoro e la Federal Reserve dovrebbero cercare di affidare ad un organismo indipendente l’esatta individuazione dell’entità della crisi, per evitare di dover tornare davanti al Congresso a chiedere ulteriori finanziamenti. Nel caso del Messico, il Governo sbagliò i calcoli relativi alla magnitudine della crisi finanziaria e fu obbligato ad approvare ben quattro programmi di sostegno ai debitori.
Stando ai dati ufficiali, il salvataggio bancario costò al Governo messicano 70 miliardi di euro tra il 1995 e il 2004. Lo Stato ha recuperato solo una piccola parte di tale ammontare con gli assets che facevano da sottostante ai prestiti morosi assorbiti con il piano. Il Governo messicano ha emesso titoli del Tesoro per acquistare i prestiti bancari impagati al loro book value e ottenne solo briciole quando –anni dopo- cercò di rivenderli.
Nel frattempo, le banche messicane hanno tratto enormi vantaggi dai Titoli di Stato che hanno ricevuto in cambio dei prestiti andati a male. Per qualche tempo, i principali introiti delle banche provennero proprio dai Titoli del Tesoro messicano. E nel frattempo il mercato del credito si ridusse del 50%.
Oltre a queste lezioni, gli Usa avrebbero bisogno di proteggersi dall’attitudine adottata in Messico da numerosi consumatori e imprese: per molti di loro, il salvataggio delle banche fu interpretato come un invito a non pagare più le rate dei mutui e delle altre forme di finanziamento, facendo proliferare una cultura del non pagare che bloccò per lunghi anni il mercato del credito. Soltanto con la successiva e tardiva introduzione di norme severe a controllo dell’operato delle banche, il sistema è riuscito a risollevarsi fino al punto da temere solo in parte gli effetti della crisi in corso oltrefrontiera.
Fondionline S.r.l.
P. IVA 04783660964
TEL: 02.320625567
Servizio, informativa sui fondi e piattaforma tecnologica
Analysis S.p.A.