Depositi vs Fondi, la dura guerra per la liquidità
11 Nov 2008
A cura di Rocki Gialanella
L’aggressività delle offerte legate ai depositi sta spazzando via lunghi anni di educazione all’investimento diversificato e orientato al lungo termine
Tra le numerose vittime della tremenda crisi finanziaria vi è uno strumento di investimento che sta soffrendo alla pari di importanti variabili macro e micro economiche: il fondo comune di investimento. Per molti anni, i fondi hanno rappresentato il veicolo di investimento preferito dagli investitori. Tuttavia, da qualche tempo a questa parte, l’industria del risparmio gestito sta accumulando una serie di risultati negativi in termini di raccolta e patrimonio gestito. Non tanto perché gli investitori gli hanno voltato le spalle, ma soprattutto perché le entità preposte alla commercializzazione di questi strumenti sembrano avere altre priorità: in primis calamitare la liquidità necessaria a rinforzare i propri bilanci.
Si è così messo in moto un cocktail esplosivo. Da un lato, le banche hanno bisogno di ottenere finanziamenti dai piccoli investitori per sopperire all’impossibilità di raccogliere fondi all’interno del sistema interbancario. Per altro verso, i piccoli risparmiatori retail cercano con ostinazione la sicurezza in una fase di estrema incertezza che si è tradotta in una brusca caduta della Borsa dall’inizio dell’anno.
La congiuntura invita i piccoli risparmiatori a rifugiarsi nei depositi: un’operazione che coincide perfettamente con quello che vogliono le banche. E su questo terreno i fondi non hanno alcuna chance di resistere all’avanzata dei depositi. L’asset under management (il patrimonio gestito dai fondi) in molti paesi europei ha subito un calo superiore al 20% da inizio 2008. Vale a dire che circa un euro ogni cinque investiti nell’industria si è volatilizzato tra richieste di rimborsi e perdite di valore dei portafogli.
Il dato è veramente di quelli che preoccupano, non fosse altro perché ci sono voluti molti anni per trasformare il profilo degli italiani (ma lo stesso vale anche per quelli di numerosi paesi dell’area Euro) da semplici risparmiatori in investitori di medio e lungo termine. Ma il mercato è quello che è, e quando arrivano le crisi sono capaci di abbattere in poco tempo gli sforzi economici e formativi conquistati in molti anni. Adesso bisognerà aspettare tempi migliori per ricominciare a diffondere il verbo dei vantaggi legati alla diversificazione e all’investimento di lungo termine.
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