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Un Protocollo per puntare alla trasparenza

23 Sep 2004

A marzo 2000 la Piazza finanziaria milanese lasciò sul terreno il 6. La conseguenza diretta di tale andamento fu una perdita secca registrata da tutti i fondi azionari Italia. Tutti tranne uno: SanPaolo Azioni Italia che calò solo dello 0,9, evidenziando le mirabili capacità gestionali dei responsabili del fondo. Peccato che all’interno della gamma offerta dal SanPaolo ci fossero anche due perdenti pronti a sacrificarsi sull’altare della performance per garantire tale rendimento extra: Soluzione 6 (-11,8), e 7 (-13,7). La cosa puzzava di bruciato lontano un miglio e qualcuno cominciò a sospettare che ci fosse stato un atto di cannibalismo da parte di SanPaolo Azioni Italia nei confronti di Soluzione 6 e 7, e che i sottoscrittori di questi ultimi sarebbero andati incontro ad un trattamento non proprio di favore. Ci vollero due anni perché la Consob notasse le irregolarità nella gestione di questi fondi, e contestasse a SanPaolo le violazioni che gli sarebbero poi valse una multa del Ministero dell’Economia. La Consob, però, aveva sforato i tempi consentiti per l’indagine e, nel 2003, SanPaolo si salvò grazie a un cavillo giuridico. I problemi del mondo del risparmio gestito non sono però soltanto italiani, visto che la Securities and Exchange Commission statunitense ha recentemente ingaggiato una durissima battaglia per punire i responsabili delle frodi praticate ai danni dei sottoscrittori Usa attraverso il ricorso alle pratiche di market timing e late trading.

Adesso, dopo un lungo periodo di immobilità, anche gli organismi responsabili del risparmio gestito italiano muovono un passo in avanti nel lungo processo che dovrebbe portare a rivedere i canoni di trasparenza all’interno dell’industria del risparmio gestito. Una buona notizia arriva dai dati forniti da Assogestioni, l’associazione che rappresenta le società di gestione del risparmio, infatti, annuncia che tutte le maggiori Sgr italiane hanno aderito al protocollo di autonomia. Ricordiamo che si tratta del documento, elaborato dalla stessa Assogestioni nel 2001, che fissa una serie di regole da rispettare per garantire le stesse Sgr dalle ingerenze provenienti dal mondo bancario. Stando ai dati diffusi da Assogestioni, tutti i maggiori gestori italiani hanno firmato la loro adesione. Circa il 74, corrispondenti a oltre 700 miliardi di euro di patrimonio, del mercato italiano del Risparmio Gestito ha sottoscritto il Protocollo. Inoltre, molte sono le Sgr che hanno adottato forme ancora più analitiche e stringenti. Restano fuori invece 13 società di gestione del risparmio che rappresentano il 20 del mercato e il 3 in termini di patrimonio gestito. Ci sono nomi più e meno noti: Azimut, Bim Intermobiliare, Credit Suisse A.M, Duemme Hedge, Dws Investment, Effe gestioni, Franklin Templeton Italia, Gam Italia Fondi, Kairos Partners, Merrill Lynch I.M, Obiettivo, Pixel I.M e Sistema A.M.

Queste le cifre chiave dello studio promosso da Assogestioni per verificare il grado di adesione, tra le Sgr italiane, al Protocollo di autonomia che l’Associazione del Risparmio Gestito aveva elaborato nel febbraio del 2001. Secondo i responsabili di Assogestioni, è un quadro positivo quello tracciato dall’indagine per diverse ragioni. In primo luogo perché il Protocollo è stato adottato proprio da quei gestori che, per la natura della loro struttura proprietaria e il loro inserimento all’interno di gruppi di appartenenza, sono più suscettibili a potenziali conflitti di interesse e per i quali è perciò più rilevante dotarsi di una struttura di governance che limiti e disciplini tali potenziali conflitti.
Inoltre le Sgr che hanno deciso di aderire, hanno adottato tutte le prescrizioni contenute nel Protocollo, riconoscendole come una base unitaria, coerente ed attuabile di governance.
Oltre la metà delle società aderenti al protocollo ne sta però ancora perfezionando l’implementazione. Si parte dal divieto di cumulo di posizioni sia nella Sgr che in altre società del gruppo. Fino ad arrivare alla presenza di amministratori indipendenti nel Consiglio di amministrazione.

Assogestioni sottolinea che una parte significativa delle Sgr ha aderito al Protocollo con formulazioni diverse da quelle proposte (generalmente più analitiche). Così facendo è stato dimostrato come la formulazione attuale lasci sufficiente flessibilità alle Sgr e sia, al contempo, loro di stimolo.
Alcune società hanno già previsto procedure di aggiornamento del codice interno di applicazione del Protocollo, e hanno conferito la delega o l’incarico di revisionarne periodicamente l’adozione a componenti specifici della struttura.
Rispetto al giugno 2004, quando si è conclusa l’indagine, altre società hanno aderito al Protocollo. Tra queste va segnalata BPU Prumerica Sgr. Assogestioni procederà con un monitoraggio annuale dell’adesione al protocollo. Ma non sarebbe meglio procedere a controlli periodici più serrati?




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