Hedge fund |
Perché fanno così paura i ribassisti? La speculazione ha sempre due facce |
L’attacco terroristico agli Stati Uniti ha generato sui listini azionari mondiali una ondata di vendite che ha portato gli indici a subire perdite attorno al 10 nel corso della scorsa settimana. Sia gli investitori istituzionali che i piccoli risparmiatori, i primi più per scelte strategiche di ribilanciamento del portafoglio, i secondi più per emotività, hanno alimentato una spirale ribassista che ha toccato indistintamente tutti i settori. Proprio a livello settoriale, i comparti maggiormente colpiti sono stati quelli assicurativi e delle compagnie aeree che hanno subito mediamente una correzione del 20. La IOSCO, International Organisation of Securities Commission, autorità internazionale di sorveglianza dei mercati mobiliari, formata da membri appartenenti a dodici autorità di controllo nazionale, si pone come obiettivi lo scambio di informazioni sulle rispettive esperienze per promuovere lo sviluppo dei mercati domestici, l’unione delle singole conoscenze per mantenere una adeguata sorveglianza sulle transazioni internazionali e provvedere ad aiutarsi reciprocamente per affrontare al meglio i pericoli derivanti da anomalie che possono avvenire durante le normali negoziazioni. Questa autorità è balzata in questi giorni agli onori delle cronache in quanto i membri del board hanno iniziato alcune indagini conoscitive per appurare se qualcuno nei giorni precedenti all’attentato abbia approfittato della futura situazione creatasi per speculare e trarre enormi e, per la commissione indebiti, profitti. La tesi su cui verte l’avvio della indagini è la seguente: alcune società finanziarie vicine agli attentatori avrebbero posto in essere operazioni speculative tramite la vendita allo scoperto dei principali titoli assicurativi e delle compagnie aeree unitamente ad un posizionamento corto, short, sui principali indici mondiali e contestuale apertura di posizione di acquisto, long, sul petrolio. La tecnica adottata si richiama esattamente alle strategie di investimento dei fondi speculativi, i cosiddetti hedge fund, che per ottenere un rendimento assoluto, ovvero non correlato con l’andamento del mercato, operano allo scoperto, facendosi prestare i titoli da un prime broker, vendendoli sul mercato e riacquistandoli dopo che questi siano scesi per restituirli all’intermediario, e usano strumenti derivati per ricoprire la parte del portafoglio esposta al mercato. La tesi, se confortata da tangibili prove, quindi da tabulati che dimostrino come nei giorni precedenti all’attentato siano esistite operazioni di vendita allo scoperto e da chi siano state avviate, da dimostrare è sicuramente allarmante e affascinante allo stesso tempo: le menti che hanno guidato gli attentati oltre ad aver inferto a livello materiale un duro colpo all’economia dei paesi occidentali avrebbero anche guadagnato dalla situazione creatasi, usando delle strategie proprie della tanto ‘odiata’ sovra struttura finanziaria internazionale. Se l’asimmetria informativa che ha portato a trarre indebiti guadagni è generata da fenomeni di insider trading, è giusto e sacrosanto punire i colpevoli. Per dichiarare l’imputato colpevole occorrono delle prove e, con tutto l’ottimismo del caso, le difficoltà ad individuare i committenti delle presunte operazioni illecite non mancheranno di sicuro, vuoi per il domicilio delle finanziarie implicate, segnatamente paradisi fiscali, vuoi per la non scontata collaborazione dei broker che sarebbero stati usati per compiere le transazioni a mostrare i tabulati, vuoi per l’alto numero di questi. Ma occorre evidenziare un punto della questione: è giusto che le libere contrattazioni del mercato finanziario vengano imbrigliate da autorità di sorveglianza in particolari situazioni economiche, politiche e sociali o è giusto aspettarsi che il mercato da solo, come naturale luogo di incontro della domanda e dell’offerta, ponga fine ad eccessi ribassisti o rialzisti. Le autorità nazionali e sovra nazionali di sorveglianza sui mercati finanziari devono, in casi di panico, usare tutti gli strumenti in loro possesso ( immissione di liquidità nel sistema, diminuzione del costo del denaro, appelli alla razionalità ) e, come dimostrano i recenti accadimenti, lo hanno ampiamente fatto. Cercare di imbrigliare un andamento ribassista con misure censorie e lesive delle comuni pratiche di investimento, fin ad oggi tollerate, che scommettono sul ribasso, appare un indirizzo alquanto discutibile. Sorge spontanea una riflessione: nel non lontano periodo di ‘euforia irrazionale’, perché le autorità di sorveglianza non hanno agito con altrettanta risolutezza e celerità con gli attori del sistema finanziario? Quando le cose vanno bene, la parola speculazione è bandita; quando vanno male, torna di moda nella accezione peggiore del termine. Eravamo in presenza di speculazione, rialzista e non ribassista, anche quando i mercati salivano e non pareva vi fosse fine alla crescita dei corsi dei titoli. E non si ricordano indagini approfondite per appurare come mai i titoli avessero raggiunto valutazioni stratosferiche. La speculazione ha da sempre due facce, una rialzista l’altra ribassista, appartenenti alla stessa medaglia. Se si vuole calmierare un’ondata ribassista lo si dovrebbe, teoricamente, anche fare in caso di straordinaria ondata rialzista; ma così si intaccherebbero i meccanismi di formazione dei prezzi sul mercato. Se qualcuno si è indebitamente, perché coinvolto nel piano terroristico, arricchito dalla tragedia è giusto che paghi. Promuovere misure cautelative per drogare i naturali corsi ribassisti, con bando dal sistema di tutte le tecniche per scommettere sul futuro ribasso dei corsi azionari, appare, invece, fuori luogo. |