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UE, la crisi delle banche metterà in difficoltà gli Stati? |
18 Feb 2009 | A cura di Rocki Gialanella
La Commissione europea e il ministro tedesco delle Finanze hanno lanciato segnali di allarme che non dovranno essere trascurati
Le reazioni dei mercati possono essere ampie e fulminanti. Se si impegnano possono far cadere anche le torri più alte. Fino a questo momento, il crollo dei mercati nell’ultimo anno e mezzo ha di fatto chiuso il business delle banche di investimento, ha provocato il fallimento di decine di entità finanziarie, ha fatto evaporare migliaia di milioni di euro in Borsa ed ha messo fine alla crescita speculativa dei prezzi nel settore immobiliare. Le vittime sono sempre più illustri e dopo il tracollo islandese, le autorità tedesche hanno ieri avvertito che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe portare alcuni paesi dell’area euro ai bordi del default.
Il settore bancario ha vissuto ieri una nuova sessione da incubo dopo aver constatato che i piani di salvataggio non riusciranno a risolvere il problema. La Commissione europea, per voce del commissario Neelie Kroes, ha comunicato che dovranno essere prese decisioni, in tempi stretti, non indolori su ristrutturazioni e possibili liquidazioni controllate. Il commissario ha sottolineato che se gli Stati continueranno a non assumere misure per ridurre l’incertezza e riattivare il credito, le conseguenze potrebbero perpetuare modelli di business falliti, rovinare del tutto le finanze pubbliche, consolidare le distorsioni legate alla concessione di auti statali.
Il capitolo più grave di questa nuova fase di panico riguarda la possibilità che la crisi della banca possa trascinare qualche paese europeo verso il baratro. Peer Steinbrück, ministro delle finanze in Germania, pur non mettendo in discussione la capacità dello stato irlandese di far fronte ai propri impegni, ha assicurato che l’Irlanda si trova in una situazione molto complicata. L’ex tigre celtica è immersa in una crisi profonda: alla recessione si somma un deficit pubblico galoppante (impennatosi fino all’11% del Pil) e un settore bancario colpito duramente dalle turbolenze.
L’Esecutivo irlandese ha annunciato iniezioni milionarie nel settore bancario locale, ha assicurato il 100% dei depositi ed ha offerto garanzie sui bond bancari. Tuttavia, secondo gli esperti è proprio all’interno di queste misure che si nasconde il problema per il futuro. Le banche irlandesi non riescono a recuperare l’equilibrio, continuano a perdere posizioni con cadenza ormai quotidiana e minacciano di trascinare nel baratro i conti pubblici. Steinbuck è stato molto chiaro al proposito, sostenendo che l’area Euro deve farsi trovare pronta per portare a termine operazioni di salvataggio di singoli stati facenti parte dell’Unione.
I problemi finanziari hanno provocato un sensibile incremento dei costi di assicurazione del debito pubblico irlandese (in una sola settimana il costo dei credit default swaps è triplicato). Anche la Grecia e l’Austria presentano costi di copertura elevati, ma comunque inferiori a quelli irlandesi. Allo stato attuale delle cose è poco probabile che accada, ma nel caso in cui le speculazioni sui potenziali default non si arresteranno, l’aumento dei costi dei cds potrebbero mettere in seria difficoltà uno o più stati dell’area euro.
Il Trattato di Maastrich impedisce che la BCE o un determinato paese possano intervenire direttamente in caso di default di uno dei paesi membri. Dopo un anno e mezzo di turbolenze, il detonatore continua ad essere il settore finanziario. Ieri l’agenzia di rating Moody’s ha lanciato un altro allarme sulla vulnerabilità del settore bancario europeo dinanzia alla severa recessione che sta colpendo l’Europa dell’Est (uno dei centri di crescita prediletti dagli istituti di credito dell’Europa Occidentale negli ultimi anni).
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