Due approcci per puntare sulla fine del Bear Market
27 Feb 2009
A cura di Rocki Gialanella
Facendo riferimento ai dati pubblicati in un report curato dagli esperti di Fidelity cerchiamo di individuare quali potrebbero essere le modalità di ingresso in listini così depressi
Giunti a questi livelli della crisi economico-finanziaria e dopo ben tredici mesi di discese senza sosta per i listini azionari di ogni parte del mondo, è difficile non percepire che all’interno dei mercati mobiliari si stanno generando delle opportunità. La tentazione è grande, anche perché un numero crescente di investitori retail si sta chiedendo quale sia il momento opportuno per cominciare a prendere posizione, in attesa di un rimbalzo che prima o poi arriverà.
Il problema consiste proprio nell’individuazione del momento opportuno e, chiarendo ogni dubbio sul tema, va detto che nessuno possiede la sfera di cristallo e che l’approccio può avvenire soltanto a patto di abbracciare una determinata strategia.
A tal proposito, va detto che esistono due scuole di pensiero sul come e quando progettare l’ingresso nei mercati azionari. Esistono investitori che iniziano a pianificare l’ingresso in Borsa accompagnati da un orizzonte temporale di lungo termine, convinti, alla pari della stragrande maggioranza degli strategist, che i listini raggiungeranno, in un arco temporale medio-lungo, quotazione nettamente superiori a quelle attuali.
Accanto agli investitori di lungo periodo troviamo quelli che attendono con calma serafica l’inizio e nella conferma di un’inversione del trend prima di fare qualsiasi acquisto in Borsa. In pratica, che siano gli altri a fare il primo guadagno, e solo in un momento successivo entrare a far parte della festa. Gli appartenenti a questo secondo gruppo sono disposti a sacrificare una parte dei potenziali guadagni pur di assistere ad una crescita immediata del proprio investimento, gli investitori del primo gruppo no. Tra le due posizioni, l’unica certezza è che la volatilità dei listini nel breve termine continuerà ad essere molto elevata.
Un report pubblicato dal team di analisti di Fidelity propende per la prima tipologia di approccio. La società di gestione ha analizzato il comportamento dei rimbalzi in Borsa a partire dagli anni Trenta, e conclude che i rialzi più intensi si verifichino nei primi tempi dell’inversione di tendenza. Secondo i dati elaborati da Fidelity, durante il primo mese della ripresa dei listini si genera in media il 12% dell’intero rendimento di un bull market, il 14%, sempre in media, nei primi tre mesi.
Giunti alla fine del primo semestre di mercato Toro è stato già sprigionato circa un terzo del potenziale rialzista, e conclusi i primi dodici mesi si arriva al 40%. Il problema, segnalano da Fidelity, è che non è possibile affermare che ci si trova all’interno di un bull market prima che il mercato non abbia messo a segno un incremento del 20%.
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