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Il mercato della settimana



I corporate bond, a caccia del nuovo El Dorado

22 Apr 2009

A cura di Rocki Gialanella

Gli esperti sottolineano l’enorme potenziale dei bond societari, ma il rischio permane elevato

In piena crisi dell’economia mondiale c’è da chiedersi quali potrebbero essere gli assets capaci di offrire rendimenti soddisfacenti nel medio termine. In questa fase di mercato, l’attenzione degli esperti si concentra non tanto sui potenziali del mercato azionario ma su quelli del segmento dei corporate bond. Tradizionalmente, i titoli di debito vengono considerati un asset rifugio, in grado di offrire rendimenti non esaltanti. Ma la storia insegna che non è stato sempre così, e che le obbligazioni hanno saputo spesso ottenere performance degne del miglior listino azionario.

Un esempio illustre l’ha apportato l’economista David Ricardo, che poco prima della battaglia di Waterloo (1815) investì una considerevole somma di denaro nei bond del Regno Unito, scommettendo su una vittoria britannica nei confronti delle truppe napoleoniche. Il finale lo conosciamo: il duca di Wellington sconfisse i francesi e pose fine al sogno napoleonico. Nel frattempo, alcuni avevano saputo individuare un’opportunità di investimento e riuscirono ad arricchirsi. Attualmente, in un contesto dominato dalle ombre, la ricerca del filone che produrrà buone performance è la chiave per investire bene.

Nonostante il compromesso raggiunto due settimane fa a Londra in occasione del G20 di destinare 1.100 mld di Usd alla salvezza economica del pianeta, il Fondo Monetario Internazionale prevede per l’anno in corso una contrazione del Pil mondiale tra lo 0,5% e l’1%. Sarà la prima volta in mezzo secolo che si materializzerà una caduta dell’attività economica. Addizionalmente, i dati elaborati da Thomson Reuters riflettono un’aspettativa di un calo del 35,6% negli utili del primo trimestre del 2009 per le società quotate nello Standard and Poor’s 500.

In siffatte condizioni, il rischio che corrono gli investitori è rappresentato da una potenziale valanga di default nel caso di un ulteriore peggioramento dell’attività economica. Le principali agenzie di rating ipotizzano che la percentuale di insolvenze per i bond ad alto rendimento tocchi quest’anno il 15% e mantenga una variazione a due cifre anche nel 2010. Il declino è evidente: soltanto dodici mesi fa le attese prevedevano un tasso di default dell’1,5%.

Questa dinamica si riflette nelle quotazioni dei bond. Secondo la maggior parte dei gestori, il rendimento dei titoli investment grade –quelli che teoricamente godono di un livello di solvibilità quasi certo- offrirebbe una compensazione adeguata per i rischi assunti. I differenziali di rendimento registrati da questi titoli – compresi nel range 200- 500 basis points- sono tra i più elevati di sempre. Nonostante ciò, gli investitori che vogliano destinare una parte del proprio denaro a questo asset dovranno adottare un approccio molto prudente. La situazione attuale richiede una continua supervisione dei distinti segmenti del mercato, degli emittenti e dei compromessi richiesti da questi ultimi per far fronte agli impegni sottoscritti. In altre parole, i possessori di bond corporate devono essere pronti ad accettare eventuali downgrade dei titoli ospitati in portafoglio.

Le variabili da prendere in considerazione prima di investire

La liquidità.
E’ uno dei grandi problemi dei corporate bond. Alcune emissioni, pur essendo quotate sul mercato secondario, non suscitano l’interesse degli investitori istituzionali, che sono coloro che apportano la liquidità. Le ultime emissioni sono state collocate soprattutto nei portafogli degli investitori retail, limitando la capacità di disfarsi dell’investimento ad un prezzo conveniente.

Il rischio di credito.
Per rischio di credito si intende la probabilità che l’emittente non riesca ad adempiere gli impegni sottoscritti. In generale, la linea di divisione tra l’investment grade e il livello speculativo high yield. In teoria, tutti gli emittenti provvisti di un livello di affidabilità ‘investment grade’ dovrebbero essere in grado di far fronte ai propri debiti. Ma in alcuni casi non è stato così (Lehman Brotehrs) ed in altri l’affidabilità ha subito un declino veloce.

Il rischio divisa.
La maggior parte dei fondi che investono in corporate bond adottano una copertura del rischio di cambio. Il sottoscrittore farà bene ad informarsi sulla presenza di tale precauzione.

Tassi di interesse.
Un altro aspetto chiave è la sensibilità ai tassi di interesse. Le potenziali perdite o guadagni derivanti dai saliscendi del costo del denaro sono correlati alla scadenza dei titoli. Come regola generale, quanto più tempo manca alla scadenza, tanto maggiore sarà la sensibilità del prezzo del titolo.

Volatilità del mercato.
Su base annua, la quotazione dei corporate bond fluttua in funzione della traiettoria economica imperante, dell’appetito per il rischio e dell’incrocio tra l’offerta e la domanda. In un mercato come quello attuale, in cui i dubbi non sono stati ancora risolti, la volatilità e le oscillazioni delle quotazioni sono all’ordine del giorno.





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