A cura di Marco Cammarata
Per affrontare la crisi economica gli Stati stanno aumentando il deficit pubblico e le rispettive banche centrali stanno immettendo liquidità nel sistema economico, mentre il mondo della finanza ha perso di credibilità nei confronti degli investitori. Così per gli investitori diventa sempre più appetibile il più classico dei beni rifugio, l’oro. Il metallo aureo offre garanzie in mondo economico pieno di incertezze, ma occorre lungimiranza, è soprattutto necessario prestare attenzione alle dinamiche che influenzano la determinazione del suo prezzo.
L’oro si conferma bene rifugio nei momenti di incertezza economica oggi come ieri. Non casualmente infatti, l’attuale crisi economica globale contribuisce a spingere la domanda dell’oro sul mercato internazionale. A questa ovvia rilevazione, per spiegare la crescita della domanda d’oro, si rende necessario introdurre un ulteriore elemento, e cioè il comportamento di una moltitudine di investitori grandi, medi e piccoli, i quali, oltre ad agire in clima di sfiducia generalizzato nei confronti dell’economia in generale, risultano, già da qualche anno, quantomeno sospettosi dinnanzi al mondo della finanza internazionale che in molte occasioni a messo a repentaglio in maniera spregiudicata il risparmio attraverso azioni speculative ad altissimo rischio per gli investitori. Ne è conseguito un atteggiamento rivolto alla ricerca di quei beni e prodotti in grado di garantire un certo grado di sicurezza senza però tralasciare la redditività dell’investimento stesso.
In generale la crescita delle quotazioni dell’oro sul mercato internazionale deve essere inserita in un complesso trend di crescita di lungo periodo. Si può ipotizzare che il momento di partenza, il punto stabilito da cui far partire questo ciclo è il 21 giugno del 1999, quando la quotazione sul mercato al London Stock Exchange raggiunse il minimo di 252,9$ l’oncia. Da quel momento si è assistito ad un alterno andamento il quale, però, comunque rivolto alla crescita. Sino a giungere alla soglia psicologica dei 1000$/Oncia, ritoccata nel 2009 nel mese di febbraio, dopo alcune sfondamento di questa soglia avvenuti precedentemente. La gran parte degli analisti afferma che il trend di crescita di lungo periodo non si esaurirà presto, anche a causa di questa crisi economica globale in cui è difficile intravedere l’uscita, e quindi dove l’oro può continuare a garantire margini di rendita a investitori in cerca di approdi maggiormente sicuri.
Un altro elemento ha però contribuito all’aumento dei prezzi dell’oro: lo stoccaggio e l’incameramento di masse d’oro circolante da parte delle banche centrali di paesi e organismi internazionali. Le riserve d’oro sono tendenzialmente detenute dai paesi per contribuire a garantire le rispettive valute. Fino a circa cinquant’anni fa le banche centrali detenevano qualcosa come la meta dell’oro circolante, oggi si stima ne possiedano il 20%. La diminuzione degli stock è stata determinata nel passato, dall’impiego delle riserve per gli scopi propri degli stati. Tendenza che si è invertita a partire dalla fine degli anni novanta. Nel 1999 le 11 banche centrali dell’Euro, con quella Svizzera, del Regno Unito, e della Svezia concordarono il contingentamento dell’alienazioni dell’oro in possesso. In particolare venne deciso di non vendere complessivamente più di 2000 tonnellate d’oro fino al 2004. Decisione che avveniva contemporaneamente all’accordo internazionale che stabiliva le regole per la vendita del metallo aureo.
Dopo il 2004 la situazione internazionale, soprattutto economica, nelle quale erano già osservabili i prodromi di una fase di instabilità economica presente e futura, le banche centrali di moltissimi paesi decisero seguire la stessa strada, se non fosse già stata intrapresa, riducendo le alienazioni. Nel 2006 si aggiunse a questa politica la marcata iniziativa da parte di alcune banche centrali, volta ad accrescere le proprie riserve auree. Tra i paesi più importanti ricordiamo: la Federazione Russa, la Cina, l’Argentina e il Sudafrica. La scelte operate hanno quindi condotto a una riduzione della massa d’oro circolante, e a un aumento della richiesta dello stesso: determinando quindi la crescita del prezzo sul mercato internazionale.
L’oro finanziario
Negli ultimi trenta/quaranta anni si sono sviluppati diversi mercati di “oro cartaceo” in varie parti del mondo. Si tratta di una serie di prodotti finanziari come gold future, options, warrants, ecc…, che si basano sulla quotazione dell’oro, speculando sul valore futuro del prezzo (gold future), oppure sulle aspettative sull’inflazione o sui tassi di interesse in specifici paesi o mercati. Mentre i principali mercati dove si scambia l’oro fisico sono a Londra, e il principale indice borsistico di riferimento è il London Stock Exchange, per l’”oro cartaceo” la principale piazza di scambio e New York con il mercato più importante per volume di scambio, il Comex.
La crescita del prezzo dell’oro ha trascinato l’oro finanziario, facendogli raggiungere risultati ragguardevoli sia per l’aumento del volume degli scambi, sia per i rialzi del valore dei prodotti stessi. Si moltiplica il valore dei fondi d’investimento specializzati, collegati all’oro su scala mondiale. L’oro si è quindi trasformato da un investimento con le caratteristiche da bene rifugio, a un vero e proprio investimento in cui prevale la dimensione finanziaria, traducendosi in molti casi in attività speculativa.
Conclusioni
La crisi economica internazionale spinge le quotazioni dell’oro, sia fisico che cartaceo; flussi sempre crescenti di ricchezza si stanno riversando sul bene oro e sui suoi derivati finanziari. Secondo il World Gold Council, l’istituzione con la maggiore autorevolezza nel campo, nella seconda metà del 2008 la domanda d’oro è cresciuta del 150% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si calcola un valore complessivo di circa 21,4 miliardi di dollari. Tra quei flussi di denaro identificabili circa il 40% di questi era rivolto verso il cosiddetto oro cartaceo. Le proiezioni mostrano trend di crescita ancora per diversi anni, in questo, la difficoltà di intravedere la fine della crisi, gioca a favore di queste stesse previsioni. Emerge però la necessità di osservare come le bolle speculative più importanti degli ultimi anni, quelle sulle materie prime come rame, alluminio, ferro, oppure sul petrolio e sui cereali si sono sostanzialmente sgonfiate. La crescita del prezzo di questi beni era, e continuerà ed essere legato all’aumento della domanda da parte dei paesi emergenti, ma sull’aumento del prezzo si è innestata una spirale speculativa, accompagnata dalla caduta del valore del dollaro, che inciso negativamente sulle economia mondiale e sugli investitori che hanno subito perdite, anche ingenti, quando le bolle si sono sgonfiate. L’andamento di queste dinamiche economico-finanziarie non esercita un’influenza diretta sull’andamento delle quotazioni dell’oro, o sul bene oro in generale, ma la crescita del valore così come del complessivo delle transazioni, esercita ed eserciterà un attrazione per attività di carattere speculativo di vario genere. In particolare sull’oro finanziario. Nel caso in cui gli investitori preventivassero la possibilità di capitalizzare il proprio investimento non nel breve periodo, dovranno prestare attenzione ulteriore alla sede di investimento prescelta, soprattutto sé è stato privilegiato l’investimento di natura finanziaria.
I fattori che influenzano il prezzo dell’oro nel breve termine sono legate al tasso di inflazione, alla crescita, ai tassi di interesse, al tasso di cambio con il Dollaro, e dai rendimenti su investimenti alternativi, ecc… Nel breve termine esiste un altro fattore determinante per l’andamento della quotazione dell’oro: le operazioni delle banche centrali. Sempre più frequentemente in questi anni i governi hanno compiuto operazioni volte a incamerare e stoccare grandi masse del metallo. Alcuni paesi hanno depositi tanto consistenti da poter influire in modo determinate sulla quotazione internazionale, nel caso in cui decidessero di capitalizzare le riserve, magari per sostenere la ripresa interna in questa fase di depressione. Nell’ipotetico, e improbabile caso in cui la tendenza fino ad oggi osservata si invertisse il mercato potrebbe essere fortemente influenzato e gli investitori potrebbero trovarsi impreparati. Quindi sarà necessario per gli investitori tenere in considerazione le politiche e le scelte di quelle banche centrali che controllano ingenti masse d’oro. In un momento di incertezza l’oro è un ottimo investimento soprattutto per diversificare il proprio portafoglio degli investimenti. Ma è indispensabile prestare attenzione alle incognite presenti e future, perché non è tutt’oro quello che luce.
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