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Asset allocation



Le dinamiche dei tassi agitano la liquidità

16 Jun 2003


Se i tassi di interesse continueranno a seguire la l’attuale parabola discendente, gli investitori che prediligono gli strumenti liquidi e sicuri dovranno fare i conti con ritorni inferiori al tasso di inflazione. E’ questa la situazione che si sta delineando all’interno dei mercati finanziari localizzati sulle due sponde dell’Atlantico. Se tale anomalo rapporto tra i rendimenti offerti dai titoli di Stato a breve scadenza e l’inflazione può costituire una novità per i risparmiatori del vecchio continente e per quelli italiani in particolar modo, così non è per gli investitori statunitensi. Questi ultimi sono già alle prese con ritorni praticamente negativi per quel che concerne gli investimenti destinati ai cosiddetti money markets fund. Ricordiamo che lobiettivo dichiarato di un money market fund è quello di difendere il capitale dagli attacchi dellinflazione, e offrire, se possibile, un rendimento netto assai modesto.

Durante i primi cinque mesi e mezzo del 2003, i money market fund hanno offerto un rendimento medio che su base annua si posiziona intorno allo 0,7. Tale performance si intende al netto delle commissioni di gestione che attualmente si posizionano mediamente intorno allo 0,6. I calcoli previsionali realizzati dai money manager statunitensi, evidenziano come i rendimenti potrebbero effettivamente posizionarsi su livelli molto vicini allo zero nel caso in cui la Federal Reserve decidesse di optare per ulteriori tagli del tasso ufficiale di sconto Usa. Ipotizzando il verificarsi di uno scenario in cui Alan Greenspan decida di tagliare i tassi per ulteriori 50 basis point, si aprirebbero le porte ad un periodo in cui i money market fund offrirebbero rendimenti pari ad un risicatissimo 0,2 annuo al netto delle management fee. Se nel frattempo non si assisterà ad una riduzione delle commissioni di gestione, il risparmiatore finirà col pagare un ammontare di fee pari a tre volte la somma incassata in termini di rendimento offerto. Per un investimento di 10.000 dollari, l’investitore otterrebbe un ritorno annuo di venti dollari a fronte di commissioni di gestione per sessanta dollari.

Presentato in questi termini, l’argomento potrebbe essere dai più considerato come cosa di poco conto. Vista la battaglia commerciale che si è scatenata negli Stati Uniti intorno ai prodotti a basso rischio, è invece possibile affermare con certezza che l’unica cosa irrisoria in tale contesto è rappresentata dai tassi di interesse offerti ai risparmiatori. I money market fund accolgono un ammontare di risparmi di natura sia domestica che internazionale, superiore ai 2,12 trilioni di dollari statunitensi. Si tratta di una cifra davvero consistente. Al fine di cercare di evitare che si verifichi una vera e propria fuga dei risparmiatori da questi strumenti, le società di investimento nordamericane stanno mettendo in atto una serie di tagli alle commissioni di gestione. I dati relativi allo scorso mese di maggio, mostrano come il 60 delle società statunitensi abbia deciso di procedere ad una più o meno consistente riduzione delle commissioni di gestione. L’obiettivo delle società di gestione è ovviamente quello di rendere più competitivi i money market fund rispetto a quanto offerto dai loro più agguerriti concorrenti. Almeno per quel che concerne gli Usa, la concorrenza si chiama conti internet che garantiscono una remunerazione della liquidità.

Il mercato dei money market fund è cresciuto a tassi del 15 annuo nel corso dell’ultimo lustro. Gli esperti Usa si aspettano un mantenimento delle posizioni nel caso in cui il tasso ufficiale di sconto Usa resti agganciato all’attuale 1,25 per un periodo massimo di dodici mesi. Decisamente negativa è invece la prospettiva delineata nel caso in cui dovesse verificarsi un lungo periodo caratterizzato dalla presenza costante di tassi di interesse così bassi o in ulteriore discesa. Come già evidenziato in precedenza, la provenienza delle somme depositate nei money market fund non è soltanto interna al mercato Usa. Questi strumenti hanno costituito per lunghi anni l’approdo preferito dai risparmiatori che da ogni parte del mondo inviavano il loro denaro negli Stati Uniti. In presenza di un inversione di tendenza nel trend seguito dai tassi di interesse, si potrebbe anche assistere sia ad una consistente riduzione dei flussi esteri diretti verso tali strumenti sia ad una ipotetica crescita delle preferenze per strumenti liquidi denominati nella valuta unica europea. La conseguenza di tutto ciò si materializzerebbe in un probabile ulteriore rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro.

Il mercato del risparmio gestito europeo sta per ora vivendo un lungo periodo in cui si assiste ad una crescita consistente del flusso di denaro diretto verso i fondi monetari. Fino a questo momento, i tassi europei sono stati in grado di compensare le commissioni di gestione non proprio leggere che si abbattono sull’investitore che decide di optare per la sottoscrizione di un fondo monetario. La riduzione del rendimento di molti titoli di Stato al di sotto del 2 lordo, potrebbe però far si che il problema si ponga anche all’interno dei mercati obbligazionari del Vecchio Continente.


Fondi monetari area Dollaro
Performance YTD
A 1 anno
A 3 anni
FORTIS FUND MONEY MARKET MULTI – DOLLARS
- 2,7
- 10,5
- 0,9
GESTIELLE CASH DOLLARS Euro
- 7,4
- 14,0
- 7,8
NIS – US SHORT TERM BONDS A
- 9,4
- 17,1
- 8,1
JULIUS BAER MULTICASH DOLLAR CASH FUND B
- 9,8
- 17,8
- 9,5
WEST AM C.F. – US DOLLAR ACTIVE INCOME FUND
- 9,8
- 17,8
/
Migliori 5 fondi di diritto italiano ed estero ordinati secondo la performance decrescente YTD
Dati aggiornati al 13 / 06 / 03




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