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Asset allocation



Un successo annunciato

08 Jun 2009

A cura di Rocki Gialanella

Il reddito fisso privato o corporate bond è stata l’asset class che ha saputo calamitare l’interesse dei gestori

Alla base di questo feeling c’erano le valutazioni estremamente convenienti in termini storici e il conseguente sforzo di buona parte delle società di gestione nel promuovere i propri fondi specializzati in questo segmento. Nelle ultime settimane, entrambi gli aspetti hanno trovato piena conferma nell’andamento del mercato, dimostrando che è possibile conciliare le esigenze commerciali delle società di gestione con il conseguimento di risultati soddisfacenti per i sottoscrittori.

In primo luogo, concentriamo l’attenzione sulle valutazioni dell’asset class e sul comportamento di breve termine. A partire dalla fine dell’anno scorso, i differenziali dei titoli corporate, inclusi quelli che possono fare affidamento sul più elevato livello di affidabilità creditizia, hanno raggiunto livelli che scontavano uno scenario di depressione economica similare a quello verificatosi durante i primi anni degli anni trenta del secolo scorso. I differenziali di rendimento del reddito fisso di qualità –noto ai più come investment grade- rispetto ai government bond hanno superato anche la soglia dei 600 basis points in termini aggregati, ed in particolare per quel gruppo di titoli con rating pari alla tripla B. In altre parole, compagnie con bilanci e business abbastanza solidi erano costrette a pagare cedole superiori anche del 6% rispetto a quelle offerte dai titoli di stato.

La situazione delle società meno solide –quelle provviste di un rating inferiore alla tripla B- e che pertanto inglobano un rischio di fallimento e di insolvenza più elevato, scontava uno scenario ai confini della catastrofe: i differenziali superavano il 15%, stando alle indicazioni fornite da alcuni degli indicatori più frequentemente utilizzati.

Tuttavia, un’analisi serena dei dati e degli indicatori macro-economici e delle misure intraprese dai governi dei principali paesi industrializzati, ha dimostrato che la situazione odierna non è paragonabile a quella degli anni della Grande Depressione. La contrazione delle attività produttive, seppur severa, non è paragonabile a quella registrata in quegli anni. Parallelamente, non bisogna dimenticare che le misure monetarie e fiscali coordinate e straordinariamente espansive, hanno avuto poco a che fare con gli errori compiuti negli anni trenta. I rendimenti assoluti dei corporate bond hanno cominciato a scendere con forza a partire dalla fine del 2008, seguiti dalla conseguente lievitazione dei prezzi dei titoli. Secondo i dati diffusi da Lipper, la performance media da inizio anno dei fondi che investono in bond ad alto rendimento (high yield) ha raggiunto il 22%, trasformandosi in una delle asset class vincenti del 2009.

Nel caso dei corporate bond di alta qualità –il segmento favorito dalla maggior parte dei gestori- il rimbalzo si è fatto attendere qualche settimana in più degli high yield bond, ma dai primi di marzo il rendimento medio offerto dagli investment grade corporate bond fund è stato del 7%. Il bilancio da inizio anno fissa la performance media al 3,5%.

Il restringimento dei differenziali è stato accompagnato dalla riduzione dei rendimenti in termini assoluti, materializzando le prospettive legate alla presenza di valutazioni attrattive. Le prospettive per il futuro continuano ad essere buone, ma dopo l’aggiustamento delle quotazioni la corsa al rialzo dei prezzi appare ancor più legata all’arrivo della tanto agognata ripresa economica. Secondo uno studio realizzato dal team obbligazionario della società di gestione britannica M&G, un terzo delle emissioni corporate dovrebbe andare in default nei prossimi cinque anni per far si che il comparto registri una performance inferiore a quella offerta dai government bond.

I successi ottenuti nell’ambito delle performance ha avuto risvolti positivi anche sul piano commerciale. Un report pubblicato da Lipper la settimana scorsa conferma che, nel primo trimestre dell’anno, le vendite di fondi specializzati sui corporate bond hanno raggiunto in Europa gli 11.000 mln di euro (triplicando il dato complessivo del 2008).




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