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Asset allocation



Ritorna l’appetito per i bond convertibili

13 Jul 2009

A cura di Rocki Gialanella

I differenziali di credito dei convertibili continuano ad essere molto alti in termini storici, e questo lascia ipotizzare ad alcuni gestori che il restringimento degli spread sarà una delle principali fonti di performance per gli investitori

La stabilizzazione dei mercati ha provocato un incremento della domanda di questo asset, uno strumento che mette insieme i benefici classici del reddito fisso (eroga periodicamente una cedola e garantisce a scadenza il capitale investito) e quelli dei titoli di rischio (consentendo al sottoscrittore di approfittare dei rialzi delle quotazioni con l’opzione di trasformarli in azioni ad un prezzo determinato).

L’aumento della fiducia riposta dagli investitori in questo prodotto, sommata a livelli di volatilità ancora elevati e alla riduzione dei differenziali del credito, hanno costretto molte società emittenti a puntare su questo asset per diversificare le proprie fonti di finanziamento. A partire dall’inizio dell’anno sono state concluse ben 122 operazioni a livello mondiale per un totale di 26.459 mln di euro (stando ai dati diffusi da Thomson).

La domanda di bond convertibili si è impennata sulla scia delle condizioni vantaggiose offerte dalle imprese. Nel Vecchio Continente, le operazioni portate a termine da inizio anno sono state 30 per un totale di 11.195 mln di euro, una quantità che si avvicina ai 15.350 mln emessi con 45 operazioni concluse nell’arco del 2008, ma che si mantiene su livelli ancora lontani dai 33.150 mln del 2007 (quando si contarono 98 emissioni).

L’anno scorso si è rivelato una delle peggiori annate della storia dei convertible bonds. Il default di Lehman Brothers ha provocato vendite massicce di convertible bonds da parte degli hedge funds, costretti a liquidare per far fronte alle opprimenti necessità di liquidità. L’ondata di vendite ha pilotato le quotazioni verso livelli irrisori rendendoli, in alcune occasioni, simili a quelli dei junk bond. Il recupero iniziato nei primi giorni di marzo ha permesso di accumulare un rialzo del 14%, talmente consistente da interrogarsi sulle ulteriori e reali opportunità di crescita di questi strumenti.

La scomparsa dalla scena di molti hedge fund ha portato cambiamenti nella tipologia di investitori che punta su questo asset. Il profilo odierno si concentra su un investitore più fondamentale che tecnico, un investitore che si avvicina allo strumento perché crede che ci sia la possibilità di realizzare un rendimento quasi certo in virtù delle potenzialità del valore sottostante (oltre alle caratteristiche implicite del prodotto: volatilità e credito). Le nuove caratteristiche dell’investitore hanno spinto molte imprese ad offrire forti sconti sulle nuove emissioni.

Come funzionano i convertible bond?

Sono un prodotto ibrido, a cavallo tra il reddito fisso e l’investimento tipicamente azionario. Si tratta di bond societari che pagano una cedola fissa e danno l’opportunità agli acquirenti di trasformarli in azioni ad un prezzo determinato. Se l’azione supera questo prezzo, l’investitore può trasformare il bond in azioni ed approfittare del rialzo del mercato. Al contrario, se l’azioni non dovesse superare il prezzo determinato, il sottoscrittore può mantenere in portafoglio il bond fino a scadenza e recuperare il capitale investito.

Quali vantaggi offrono rispetto ai corporate bond?

Il rendimento da cedola offerto dai convertible bond è inferiore rispetto a quello dei corporate bond. Il vantaggio risiede nella possibilità di optare per un’esposizione in Borsa senza correre il rischio di perdere il capitale investito (a patto di portare a scadenza il bond).

Dal punto di vista dell’impresa, la convenienza nell’emettere un bond convertibile risiede nella minor cedola pagata ai sottoscrittori (necessaria a compensare l’opzione di conversione in azioni a favore dell’investitore). Molte imprese utilizzano le due formule (corporate bond e convertible bond) perché rappresentano due fonti di finanziamento diversificato a lunga scadenza.

Quali sono i maggiori rischi nell’universo dei convertibili?

Nel 2008, le vendite forzose di questi asset si sono concentrate nei mercati più liquidi. Nei mercati caratterizzati da bassa liquidità risulta più difficile vendere: nel 2008 molti investitori non hanno potuto vendere questi strumenti in Asia e in altri mercati di dimensioni ridotte.




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