A cura di Francesca Iovine
L’unbundling, cioè lo spacchettamento delle attività di gestione delle grandi aziende energetiche europee volto a separare produzione e distribuzione, potrebbe essere un’importante soluzione alla sicurezza energetica dell’Ue
Nel settembre 2007, la Commissione europea ha messo in atto le prime azioni volte alla difesa della competizione in ambito energetico. Il Terzo pacchetto legislativo dell’Ue sui mercati dell’elettricità e del gas, pubblicato allora dalla Commissione, spingeva gli stati membri in due direzioni:
Separazione della produzione e fornitura di energia dalla distribuzione
Liberalizzazione dei mercati nazionali a vantaggio della competizione
Le direttive dell’Ue stabiliscono norme comuni relative alla produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica. Essa definisce le modalità per l’organizzazione ed il funzionamento del settore dell’energia elettrica, l’accesso al mercato, i criteri e le procedure applicabili per quanto riguarda le autorizzazioni. L’obiettivo di queste direttive è la creazione di un mercato dell’elettricità concorrenziale, sicuro e sostenibile dal punto di vista ambientale.
La situazione attuale
Il commissario europeo per le politiche di competizione Neelie Kroes, negli ultimi anni ha messo a punto un piano per impedire che grosse compagnie quali ENI, Gaz de France, E.ON, si spartiscano il mercato dell’energia, decidendone i prezzi, ed eliminando quindi ogni possibile competitor.La Commissione ha prima di tutto analizzato lo situazione complessiva, monitorando i maggiori colossi energetici, e l’andamento generale in Europa. Ne sono emersi tre problemi strutturali:
I mercati energetici sono troppo concentrati in Europa: i colossi energetici, sia del gas, sia dell’elettricità, appaiono molto forti nei propri mercati nazionali, risultato di un accordo su più larga scala con altre compagnie. Questo sfavorisce l’entrata di nuovi competitor nei mercati nazionali.
Molti mercati energetici in Europa sono caratterizzati da un alto grado di integrazione verticale: questo succede perché le società energetiche controllano non solo la rete di scambio d’energia, ma anche la rete di rifornimenti. In Europa servirebbe una maggiore volontà d’investimento per creare nuovi collegamenti. I mercati dell’energia in Europa appaiono dunque bloccati dalle maggiori società energetiche che integrandosi sempre più verticalmente, escludono l’espansione della rete.
Non esiste integrazione, né competizione a livello trans-nazionale: abbiamo già detto che difficilmente i colossi energetici entrano in mercati diversi dal proprio, ma questo porta gli stati membri europei ad avere prezzi troppo diversi in materia energetica.
Con l’introduzione delle direttive di liberalizzazione del mercato energetico, la Commissione europea ha anche stabilito un sistema di unbundling, ossia un sistema di controllo che arrivi alla eliminazione dei monopoli energetici, in favore di una più sana competizione a livello comunitario. Secondo il Commissario europeo Kroes, è dimostrato che gli operatori energetici – ancora pochi – che seguono il protocollo di unbundling, ottengono sempre maggior successo sul lungo periodo. La maggior interconnettività porta la compagnia stessa a focalizzarsi sullo sfruttamento ottimale dell’intera rete che si ha a disposizione. È però comprensibile l’atteggiamento delle maggiori compagnie energetiche che sono restii ad un investimento senza troppe sicurezze di ritorno economico.A questo proposito, nonostante l’unbundling rimanga la soluzione più efficiente, la Commissione ha proposto un’alternativa chiamata ISO (Independent System Operator), attraverso cui le compagnie integrate verticalmente mantengono la propria posizione all’interno della rete, ma riceve un utile prestabilito, senza avere alcuna responsabilità sulle operazioni di mantenimento o sviluppo.
La questione dei prezzi e l’unica soluzione dell’unbundling
Durante la presidenza tedesca dell’Unione europea nel 2007, è iniziata una seconda “inchiesta europea” riguardante il problema dei prezzi, ossia come si possono raggiungere prezzi assestati e competitivi.Nei mercati a breve termine, cioè gli investimenti che si effettuano per l’anno successivo, le variabili che giocano a favore o contro la competitività dei prezzi sono molteplici: il livello di produzione, i prezzi del carburante, possibilità di nuove aperture del mercato, i prezzi del CO2 e anche le caratteristiche metereologiche del territorio. Nei mercati forward, invece, la previsione futura è ancora più complessa: sicuramente i prezzi forward dipenderanno dai prezzi a breve termine, in più bisogna prevedere future partnership, legate anche all’eventuale ripresa economica in tutta Europa.Da quando, più di dieci anni fa, il libero mercato ha preso avvio in Europa, i segnali erano stati incoraggianti, i prezzi di elettricità e gas avevano subito un ribasso più o meno accentuato. Oggi i prezzi sono paragonabili ai prezzi del 1997, quindi tutti i passi in avanti compiuti nel passato si sono dimostrati inutili.L’unica soluzione torna ad essere l’unbundling, che però porrà sempre alla compagnia in questione un conflitto di interessi interno alla propria struttura verticale: aprendo il mercato si elimina il monopolio e più risorse economiche girano nella rete di scambio, ma se si tratta di un colosso energetico, allora questo non avrà molto interesse ad aumentare la competizione contro di sé.
Conclusioni
Alcune delle motivazioni a favore dell’unbundling possono essere:
Mancanza di un’alternativa credibile. La Commissione ha sottolineato più volte questo aspetto: soluzioni quali la misura ISO sono troppo deboli per giungere ad una reale regolazione della competitività.
Ad oggi, gli unici beneficiari della situazione sono i grandi colossi energetici: ENI, Gaz de France, E.ON. La Commissione monitorizza questi tre gruppi che mostrano di non seguire le direttive relative all’unbundling.
Alcuni temono che l’unbundling possa diminuire lo slancio d’investimento delle compagnie energetiche. Questa, secondo la Commissione, è un ipotesi remota, e osservando le zone dove la competizione funziona bene, essa non trova alcun supporto.
L’unbundling potrebbe essere anche un’importante soluzione alla sicurezza energetica dell’Ue. È importante ricordare che l’Ue importa circa l’80% del suo fabbisogno di petrolio, ed il 43% del gas naturale, di cui il 39% dalla Russia. È ancora presto per dire se gli sforzi compiuti negli ultimi anni dalla Commissione saranno sufficienti per assicurare l’indipendenza energetica del continente, ma la continua monitorizzazione delle maggiori compagnie porterà sicuramente ad un ridimensionamento dei comportamenti scorretti che questi potrebbero assumere nei confronti di nuovi competitori.
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