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Asset allocation



Piste per comprendere il comportamento delle Borse

07 Sep 2009

A cura di Rocki Gialanella

Le Borse continuano a sfidare la forza di gravità. Il rapido recupero messo a segno dai listini non deve far dimenticare agli investitori la cautela e l’importanza delle indicazioni fornite dall’evoluzione di alcuni indicatori

Il sogno di ogni investitore è riuscire ad anticipare i movimenti dei mercati, ma si tratta di un compito equivalente alla conquista dell’Eldorado (il luogo leggendario, cercato fino allo spasimo dai conquistatori spagnoli, in cui si supponeva l’esistenza di enormi ricchezze). Attualmente, dopo i recenti rialzi messi a segno dai listini, gli investitori sono a caccia di piste che possano aiutarli ad interpretare gli umori dei mercati. L’ombra di un eccesso di ottimismo si fa sempre più minacciosa, tuttavia, nessuno sembra voler abbandonare il carro del rally iniziato lo scorso marzo.

Molti esperti sostengono che il mercato azionario sia un buon indicatore delle tendenze future dell’economia e che in questo momento stia scontando una fase di ripresa che fino a sei mesi fa non era percepibile. Altri credono che, seppur in presenza di dati macro-economici che hanno smesso di peggiorare, siano ancora molti gli ostacoli da superare. Le aziende non attraversano una valle fiorita, ma un segnale incoraggiante arriva dalle previsioni sulla potenziale crescita degli utili per azione nel 2010.

Dal punto di vista dei gestori, alcuni concentrano l’attenzione sui risultati delle inchieste che cercano di fornire una misura del sentiment degli investitori, altri sottolineano l’importanza dell’andamento delle quotazioni del Dollaro Usa e del petrolio (se dovessero crescere molto potrebbero mettere a rischio la ripresa economica e la marcia rialzista delle Borse).

Ci sono analisti che preferiscono cercare le piste da seguire nella storia. Un cambiamento nella politica monetaria espansiva – fino a questo momento dato per poco probabile- farebbe innescare la retromarcia ai listini azionari. Un recente studio di Morgan Stanley fissa al 70% il rialzo medio dei listini azionari dopo la fine di un mercato ribassista. A partire da questo livello potrebbe iniziare una fase di correzione, con un calo del 25% seguito da una fase di assestamento laterale.

Il sentiment

L’indagine realizzata da Investors Intelligence che punta ad individuare la percentuale di investitori rialzisti e ribassisti presenti in una determinata fase, rappresenta un indicatore tra i più seguiti dagli esperti. La teoria dice che quando la percentuale di rialzisti è molto elevata (superiore al 60%) ci sono seri rischi di un’imminente correzione. Si suppone che tutti gli investitori che erano disposti ad acquistare lo abbiano già fatto. Qualche settimana addietro, l’indicatore ha superato il 50%, il livello più alto dal dicembre del 2007. Si tratta di un dato in più, non determinante, ma che fa riflettere se aggiunto a quello che riguarda l’elevato numero di titoli ipercomprati.

Le materie prime

Nel corso del 2009, il prezzo del petrolio è passato dai 35 Usd la barile ai 70 Usd.Molti esperti credono che si tratti di un sintomo di stabilizzazione. Quotazioni inferiori ai 40 Usd al barile lo rendevano poco redditizio ed esposto a pericolosi cali della produzione in alcune aree del pianeta. Alcuni esperti credono che se la quotazione dovesse spingersi oltre quota 100 Usd, la situazione diverrebbe tale da mettere in pericolo la ripresa economica ( a causa anche della crescente quota di reddito che verrebbe assorbita dalla spese per carburanti). Nello stesso periodo, il prezzo dell’oro –che solitamente agisce come bene rifugio in fasi di nervosismo- si è stabilizzato (dato che potrebbe essere foriero di un maggior livello di tranquillità sui mercati).

La politica monetaria

L’esperienza storica dice che gli investitori devono seguire da vicino le mosse delle autorità monetarie. Generalmente, il rischio associato ad una caduta dei mercati azionari aumenta quando sta per arrivare una fase rialzista dei tassi di interesse. Attualmente, il consensus del mercato non si aspetta rialzi del costo del denaro prima del terzo trimestre del 2010. Anche il mercato obbligazionario offre alcune indicazioni interessanti. I segnali preoccupanti arrivano quando il rendimento del titolo decennale governativo Usa supera il 4%. Attualmente si trova su livelli vicini al 3%. Altra variabile da non perdere di vista è il differenziale tra i titoli di stato e quelli societari. La sua contrazione indica una maggiore stabilità, il suo ampliamento anticipa un peggioramento della situazione.

Paura e liquidità

Esistono indicatori che svelano lo stato d’animo del mercato. E’ il caso del VIX, che misura la volatilità attesa e fornisce indicazioni sul nervosismo degli investitori. In piena crisi finanziaria è arrivato a superare quota 80%. Attualmente naviga intorno al 25% (indicando un processo di stabilizzazione in corso), ma il ritorno alla normalità si avrà solo se toccherà il 20%. Per misurare il polso della situazione possono tornare utili anche i CDS, strumenti che offrono una copertura assicurativa dal rischio di insolvenza. I CDS delle banche sono crollati di oltre il 50% durante la fase peggiore della crisi. Il livello di liquidità detenuto dai gestori all’interno dei propri portafogli rappresenta un’altra pista utile. Nelle fasi di panico aumenta. Tuttavia, è necessario vigilare per capire se non si abbassa a tal punto da indicare una forte riduzione del denaro che potrebbe fare ingresso nei listini. Stando ai dati contenuti nell’ultima inchiesta pubblicata da Merrill Lynch e realizzata tra i gestori di ogni angolo del pianeta, la liquidità disponibile si trova sui livelli più bassi dal luglio del 2007 (al 3,5%). E’ un dato che lascia ipotizzare che ci sia sempre meno benzina per alimentare il rally delle Borse.

La realtà economica

Alcuni analisti affermano che le Borse siano sopravvalutate se si guarda ai fondamentali dell’economia. I più pessimisti avvertono che il recente recupero dei listini sconta una crescita vigorosa del Pil (vicina al 3%). La prova del fuoco arriverà quando finiranno gli stimoli economici e potremo verificare la tenuta reale dell’economia. In siffatto contesto, dati come la fiducia dei consumatori statunitensi sono ancora fondamentali per capire la portata della ripresa. I più ottimisti credono che il miglioramento delle previsioni che fotografano l’andamento degli utili costituisca un dato beneaugurante per il futuro.




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