A cura di Lapo Bechelli
Il paese latinoamericano si trova a raccogliere durante questa crisi economica i frutti delle politiche fatte negli anni precedenti, con una produzione petrolifera in aumento, così come gli investimenti in risorse alternative, che rendono il Brasile un paese dall’affidabilità economica in forte crescita
Nonostante la crisi, il Brasile cresce
Uno dei fattori di crescita e di resistenza del Brasile alla crisi economica è il continuo stimolo pubblico, unito alle riduzioni fiscali: il governo ha recentemente annunciato che sbloccherà 5,6 miliardi di real per gli investimenti (corrispondente a 3,1 miliardi di dollari), portando così a 14 i miliardi spesi, dei 21 che erano stati congelati all’inizio dell’anno dal Governo per avere la certezza di venire incontro agli obiettivi fiscali dell’anno.Gli sgravi fiscali hanno aiutato il Brasile a riemergere rapidamente dalla crisi economica mondiale, ma hanno anche ridotto l'avanzo primario dal 3,8 al 2,5% del PIL; inoltre il debito pubblico brasiliano ha raggiunto il 44% del PIL, mentre prima della crisi era attestato al 37%.Il governo ha comunque dichiarato che non ha intenzione di ridurre le spese pubbliche per aumentare l’avanzo primario nè per controllare il debito, scelta difficile da fare per molti paesi, ma non per il Brasile, che gode di una reputazione economica crescente. Il governo ha inoltre affermato che le tasse torneranno ad aumentare quando la ripresa dalla crisi sarà certa, una dichiarazione che lascia qualche dubbio sulle possibili reazioni dei contribuenti, così meno incoraggiati a spendere, sapendo che ad un certo punto le tasse torneranno a crescere. È possibile che questa scelta sia imputabile anche al fatto che nel 2010 si svolgeranno le elezioni presidenziali e che il Governo voglia far crescere il consenso a favore della coalizione guidata dal PT, per aumentare le possibilità di vittoria di Dilma Rousseff, candidata da Lula a prendere il suo posto.Come molti altri paesi, per rispondere alla crisi economica il Brasile ha dovuto aumentare il proprio debito pubblico; questo è avvenuto però in misura minore rispetto ad altri, e soprattutto con la prospettiva di ridurlo rapidamente, ed anzi renderlo addirittura minore rispetto al periodo precedente la crisi: la società di gestione patrimoniale Threadneedle prevede per il Brasile un debito pubblico pari al 35% del PIL nei prossimi 5 anni, e l’aumento attuale del debito pubblico non sta scoraggiando gli investitori: l’agenzia Moody’s ha recentemente migliorato il rating in moneta estera e locale dei bond governativi da Ba1 a Baa3 (il livello rimane comunque medio-basso a causa degli elevati tassi di interesse). Livello analogo viene assegnato da Standard & Poor's e Fitch (BBB-). Le prospettive di crescita per il breve periodo sono buone: il ministro delle finanze Guido Mantega ha affermato che il Brasile dovrebbe crescere di 2 punti percentuali nel terzo quadrimestre del 2009, ed arrivare al 5% il prossimo anno.Anche sul fronte occupazionale il Brasile mostra un attivo: nonostante il rallentamento dell'economia brasiliana, dovuto alla diminuzione delle esportazioni e al crollo dei prezzi nelle materie prime, il Brasile, secondo quanto affermato dal ministro Mantega, chiuderà il 2009 con 700.000 posti di lavoro in più.
Il Brasile ha reagito meglio di altri paesi alla crisi grazie anche alla riduzione del gap nella distribuzione del reddito e grazie all’allargamento della classe media, così che durante la crisi la diminuzione delle esportazioni è stata sopperita da un aumento del consumo interno. Nel 2007, secondo un rapporto diffuso da CapGemini e Merrill Linch, il Brasile ha avuto una crescita del 19% della quantità di persone con un patrimonio liquido sopra il milione di dollari in confronto all’anno precedente.
Per uscire dalla crisi economica i Paesi sviluppati stanno puntando sul miglioramento energetico, tramite un aumento dell’efficienza e lo sfruttamento di nuove fonti di energia. Il Brasile gode già di entrambe: il settore energetico è quello che sta trainando il Brasile sulla scena mondiale, tramite gli ingenti investimenti fatti nelle energie rinnovabili, che lo hanno reso uno dei paesi all’avanguardia, e grazie soprattutto alla crescente produzione di petrolio.
Nuove fonti di energia per lo sviluppo economico
Il Brasile, investendo più di altri paesi nel settore delle energie rinnovabili, ha raggiunto la fornitura del 44% della domanda di energia con fonti rinnovabili, quando la media mondiale si attesta al 13%.In particolare il paese latinoamericano sfrutta energia idroelettrica e bioetanolo.L’idroelettrico sta diventando una sempre più importante fonte di energia in Brasile, provocando anche non poche polemiche con gli ambientalisti per la costruzione di dighe. Ultimo in ordine cronologico il progetto della diga di Belo Monte, nello stato di Parà, che vedrà la partecipazione della francese GDF Suez, e che dovrebbe costare circa 17 miliardi di dollari.Il petrolio resta la principale fonte di energia, con il 38,6% dell’offerta, ma l’idroelettrico si sta facendo sempre più spazio nel settore, ricoprendo ad oggi il 15% della domanda interna d’energia.Il Brasile è il secondo produttore di etanolo al mondo, ed il primo esportatore. Tutta la benzina presente in Brasile contiene etanolo, ed ormai oltre la metà delle automobili nel paese sono flex-fuel, modelli che possono viaggiare con il 100% di etanolo oppure con soluzioni miste. La scelta di puntare sull’etanolo sembra dare frutti positivi: circa l’80% delle auto brasiliane funzionerà ad etanolo nel 2020, secondo le previsioni di Petrobras, l’azienda petrolifera brasiliana, e le case automobilistiche mondiali hanno iniziato a produrre modelli bi-fuel soltanto per il mercato brasiliano. Tra queste case di produzione vi è anche la Fiat, la quale ha deciso di commercializzare un tipo particolare della nuova 500, compatibile con l’uso di etanolo nel paese sudamericano. Oltre a ciò vanno segnalati i crescenti profitti provenienti dalle esportazioni di etanolo. La produzione di etanolo sta aumentando oltre la domanda, facendo così crescere le esportazioni, in particolare verso gli Stati Uniti, diventato il principale paese importatore di etanolo dal Brasile, data anche la nuova politica del presidente Obama sulle energie rinnovabili.
Il petrolio brasiliano: enormi quantità difficili da estrarre
La crescente presenza delle energie rinnovabili nel territorio brasiliano ha reso il paese meno dipendente dal petrolio. Allo stesso tempo la quantità di petrolio prodotta in Brasile aumenta ogni anno, e nel 2009 la produzione ha superato il consumo interno, rendendo il Brasile un paese esportatore.La EIA, l’agenzia di statistica del Dipartimento per l’energia statunitense, prevede che per il 2010 il Brasile possa produrre 2,8 milioni di barili al giorno, rendendolo uno dei maggiori paesi produttori al mondo. L’ascesa petrolifera del Brasile sta mettendo il paese in competizione con il Venezuela di Chávez, altro grande produttore mondiale e principale concorrente per la leadership dell’America Latina.A livello estrattivo, la principale sfida per il Brasile, come per gli altri paesi latinoamericani, è che il petrolio deve essere estratto dalle profondità del mare e si tratta di petrolio “pesante”, il che significa che per farlo poi scorrere negli oleodotti serve una lavorazione particolare e dispendiosa.Fino ad oggi, il petrolio estratto dal Brasile si trovava nelle zone sopra lo strato salino del mare, ma le risorse scoperte di recente sono collocate sotto lo strato salino (il cosiddetto “pre-sal”) e 4 km sotto il fondale marittimo, rendendo difficile e costosa l’estrazione. Petrobras è una delle imprese maggiormente specializzate al mondo nell’estrazione sottomarina, ma per procedere all’estrazione del petrolio sotto lo strato salino serviranno tecnologie particolari, che potrebbero portare ad un costo di circa 600 miliardi di dollari per l’estrazione nella sola zona di Tupi, che però secondo le previsioni avrebbe una capacità dai 5 agli 8 miliardi di barili. Inoltre vi sono gli imprevisti, che farebbero aumentare ancora di più il costo di estrazione. Il prezzo del petrolio al barile è tornato a crescere, dopo la crisi economica, ma non abbastanza da convincere le autorità brasiliane ad intraprendere un investimento tanto oneroso quanto rischioso, almeno nel breve termine, dato inoltre che il fabbisogno petrolifero brasiliano è già soddisfatto. Nel frattempo il presidente Lula sta intervenendo a livello normativo: promuovere una nuova legislazione per regolamentare lo sfruttamento delle risorse petrolifere della fascia pre-sal, con l’istituzione di una società che sovrintenda alla conclusione dei contratti di concessione per lo sfruttamento di queste risorse., la Petrosal (Cfr. Brasile: un nuovo regime di sfruttamento per i giacimenti del pre-sal).
I rapporti tra Nord e Sudamerica
Gli Stati Uniti sono tradizionalmente il partner commerciale principale del Brasile, mentre il Brasile è l’undicesimo partner per gli USA. La crisi economica, e le conseguenti reazioni commerciali degli Stati Uniti, hanno provocato un calo delle esportazioni brasiliane verso gli USA di circa il 30% e da aprile la Cina è diventato il maggior partner commerciale del Brasile.Ma i flussi commerciali tra i due paesi torneranno presto ad aumentare, data la possibile partnership sulle energie rinnovabili, visto che il Brasile è uno dei paesi leader nel settore, e gli Stati Uniti puntano ad esse, nonostante i dissidi sorti tra le due potenze in merito ai dazi innalzati dagli USA contro l’etanolo brasiliano (più competitivo e quindi meno costoso - Cfr. Stati Uniti - Brasile: tra amicizia e controversie commerciali). Oltre a ciò, il Brasile detiene 223 miliardi di dollari in riserva, fruttati dall’emissione sul mercato di buoni del tesoro a lunga scadenza, diventando uno dei maggiori paesi in possesso di moneta americana.Ma la partnership tra i due paesi sembra non limitarsi alla sfera economica. In Sudamerica è iniziata la sfida per la leadership dell’area, tra Brasile e Venezuela, e gli Stati Uniti preferirebbero tenere buone relazioni con il Brasile anche per migliorare le relazioni con l’intera regione. Il Brasile ha saputo dimostrare negli ultimi tempi capacità diplomatiche notevoli, sia nei suoi sforzi per risolvere le crisi in altri paesi latinoamericani - da ultimo l’Honduras - sia per la sua partecipazione al G20, che per il suo impegno contro il cambiamento climatico e con l’ottenimento dell’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi 2016.Brasile e Stati Uniti potrebbero iniziare una nuova fase di collaborazione nel settore economico, politico e strategico, con vantaggi tangibili per entrambi.
Conclusioni
La crisi economica sembra aver intaccato marginalmente l’economia brasiliana, in particolare grazie alle scelte politiche fatte negli anni precedenti: redistribuzione del reddito, aumento della classe media, investimenti in risorse energetiche ed alternative.Oltre a ciò, il Brasile si è trovato a disposizione enormi risorse petrolifere, parte di esso immediatamente sfruttabile, mentre un’altra parte è più difficile da estrarre e ancora non è quantificabile quante di queste “risorse” potranno essere tradotte in “riserve”. Invece di focalizzarsi esclusivamente su questa materia prima, come hanno fatto altri paesi sudamericani, il Brasile ha scelto di investire nelle altre risorse energetiche, così da essere non eccessivamente dipendente dall’oro nero, e poterlo così anche esportare.Il paese sudamericano ha ottime prospettive di crescita e di aumento della propria influenza, nell’economia - come previsto dalle principali agenzie di rating - e nelle relazioni internazionali.La crisi che ha messo in discussione l’economia dei Paesi avanzati, potrebbe accelerare l’ascesa di altri sulla scena mondiale, ed il Brasile si trova in prima fila tra questi.
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