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Analisi Geopolitica



Brasile: la situazione e le prospettive dell’economia

02 Nov 2009

A cura di Iacopo Benini

Il Brasile è stato uno dei primi paesi a risentire della crisi, ma è anche uno dei primi ad uscirne. L’economia del Brasile ha mostrato negli ultimi anni di aver superato la sindrome dell’iperinflazione e del superindebitamento, raggiungendo una relativa stabilità negli indici macroeconomici. Ciò è stato possibile grazie a una gestione equilibrata della macchina economica che ha fatto affidamento su una politica monetaria basata su alti tassi d’interesse. Se da una parte è stata garantita la stabilità, dall’altra gli alti tassi d’interesse hanno pregiudicato gli investimenti in un paese come il Brasile in cui la propensione al risparmio è tradizionalmente bassa e in cui si lamentano da sempre le difficoltà nell’accesso al credito. L’ingente massa di investimenti di portafoglio entrati nel paese negli ultimi mesi ha portato il governo a implementare meccanismi per scoraggiarli, dato il timore di esporsi eccessivamente a capitali di tipo speculativo. Decisiva sarà la salute dell’economia brasiliana per l’appuntamento elettorale del 2010.

Impatto della crisi sull’economia brasiliana

Le conseguenze economiche della crisi sul Brasile, come su altri stati dell’America del Sud, si sono presentate fra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, in ritardo rispetto alle “economie centrali”. In questo periodo il governo brasiliano ha potuto mettere al riparo l’economia nazionale attraverso l’adozione di misure anticicliche, mirate a difendere i settori più sensibili alla crisi. Se inizialmente per il 2009 si prevedeva una contrazione del Pil attorno al punto percentuale, le stime si sono fatte sempre più ottimiste e secondo molti analisti la contrazione dell’economia brasiliana sarà di poco superiore allo zero. Nel secondo trimestre 2009 il Pil è infatti tornato a crescere, accompagnando l’economia del paese verso l’uscita dalla recessione tecnica. I circa 483 miliardi di reais messi a disposizione dal governo per combattere la crisi sembrano essere stati sufficienti. Di quest’ammontare, 15 miliardi provengono dalle casse statali attraverso una riduzione delle imposte. I 6 miliardi previsti per la costruzione di abitazioni rientrano anch’essi nel bilancio del 2009. Un totale di circa 289 miliardi di reais è stato invece messo a disposizione del mercato dalla Banca Centrale e dalle istituzioni finanziarie. Il dato rilevante è quindi che la maggior parte delle misure adottate non hanno gravato sul bilancio. Secondo fonti governative hanno gravato per l’1-1,5% sul Pil, dato ben al di sotto di quelli delle più importanti economie mondiali: 13% per la Cina, 6,7% per gli Stati Uniti. La buona resistenza alla crisi da parte dell’economia brasiliana è da attribuire anche al profilo delle esportazioni, il quale negli ultimi anni ha subito una crescente diversificazione. Inoltre il paese ha potuto contare su un mercato interno in continua espansione, in cui i consumi sono in crescita. Infatti, anche se le esportazioni nel 2009 sono calate considerevolmente, esse occupano il 13% del Pil, dato relativamente basso se paragonato al ruolo che hanno le esportazioni nelle economie di Cina, Germania e Giappone dove questa percentuale si aggira attorno al 40%.

Una tassa contro la speculazione finanziaria

Anche il sistema finanziario ha retto bene. Le banche brasiliane, inibite dai vincoli imposti dalla Banca Centrale, non hanno mai raggiunto il livello di complessità dell’architettura finanziaria delle banche delle economie avanzate. Ciò le ha messe al riparo dal terremoto finanziario cominciato nel 2007 con la crisi dei mutui subprime. Con l’evolversi della recessione, il governo ha avuto l’abilità di usare le stesse banche per innescare meccanismi anticiclici incoraggiandole a erogare credito, e quindi a iniettare liquidità nell’economia brasiliana. L’economia del Brasile esce dalla crisi più forte di prima in termini relativi, il ché è plausibile che porti il paese a divenire una destinazione privilegiata per flussi di investimento nei prossimi mesi e nei prossimi anni. L’industria estrattiva mineraria e petrolifera continuerà ad attrarre investimenti in virtù delle enormi ricchezze naturali che il territorio presenta. Il mercato interno, in crescita grazie all’aumento dei consumi da parte delle famiglie è destinato a attrarre investimenti anche da parte delle multinazionali del retail. Verranno attratti investimenti anche nei servizi come nelle telecomunicazioni, settore in continua crescita, e nelle costruzioni dato l’enorme piano infrastrutturale lanciato dal governo. Il timore di non riuscire a gestire l’enorme massa di investimenti che si sta riversando nel paese ha portato il governo a prendere delle misure mirate a scoraggiare gli investimenti di portafoglio tassandoli al 2% in quanto considerati

potenzialmente dannosi data la loro volatilità. Inoltre hanno destato preoccupazioni le oscillazioni del Real. I flussi di investimenti in entrata hanno contribuito negli ultimi anni all’apprezzamento del Real, che il governo con questa tassazione cerca di arginare. La crisi ha poi modificato il profilo degli investimenti esteri in Brasile: nell’agosto 2009 la media spalmata su tre mesi degli investimenti diretti esteri (IDE) si è più che dimezzata, mentre è superiore al doppio il dato relativo alla media degli investimenti di portafoglio in entrata. L’ Imposto sobre Operações Financeiras (IOF) ha quindi lo scopo di evitare che nel paese attecchiscano nuove bolle speculative dagli effetti economicamente destabilizzanti. La tassa IOF non colpisce però gli IDE in quanto di solito legati a investimenti a più lungo termine e che hanno effetti tangibili anche nello sviluppo dell’economia reale.

Rimane però alto il costo del credito, i tassi d’interesse sono infatti all’8,75%. Nonostante da gennaio 2009, (quando i tassi i si attestavano al 13,75%,) siano stati notevolmente abbassati, sembra che nel 2010 possano essere ulteriormente aumentati al fine di evitare fughe di capitali all’estero. In politica monetaria la priorità viene data al contenimento dell’inflazione, ma questa politica viene criticata dagli imprenditori in quanto soffoca gli investimenti in capitale produttivo i quali potrebbero generare rendite e occupazione. Inoltre, i critici indicano negli alti tassi di interesse la causa dell’entrata di capitale speculativo nel paese, il quale apprezza il Real e rende perciò meno attraenti le esportazioni. Un Real forte, se da un lato può portare dei vantaggi al sistema economico brasiliano, potrebbe penalizzare la valuta locale nei confronti del dollaro. Il Brasile è infatti uno dei principali detentori di moneta statunitense (oltre duecento miliardi di US$) e l’apprezzamento del Real, combinato con la svalutazione del dollaro, potrebbe diminuire il valore reale delle riserve monetarie brasiliane.

Conclusioni

La IOF può essere una misura utile a ostacolare l’entrata di capitali speculativi, ma solo a breve termine. Questo tipo di capitale riesce con il tempo a entrare sotto forma di investimento produttivo o di merce estera aggirando la tassazione. È quindi positiva l’adozione di misure per evitare che si creino bolle speculative nel paese, ma esse dovrebbero rientrare in una pianificazione a lungo termine. Non bisogna dimenticare che anche il potenziale futuro del Brasile come paese esportatore di petrolio aumenta la pressione di questo tipo di capitali. Gli alti tassi d’interesse hanno il fine di contenere l’inflazione, che in passato ha rappresentato il flagello delle economie latinoamericane. Se gli alti tassi d’interesse frenano la crescita, è anche vero che la rendono più equilibrata. Un Real forte inoltre evita che la crescita si basi esclusivamente sul paradigma delle esportazioni. Dà anche alla popolazione una maggiore percezione di benessere economico, perché le persone possono permettersi di viaggiare e di comprare prodotti importati. Tale percezione riveste una particolare importanza in vista delle elezioni presidenziali dell’ottobre del 2010. I candidati presidente in campagna elettorale difficilmente si scosteranno di molto dalla politica economica in atto, lo stesso vale per la politica monetaria. La lotta all’inflazione è ormai un caposaldo della politica monetaria che si è venuto formando a partire del lancio del “Plano Real” nel decennio passato. Viene manifestato il timore che l’avvicinamento dell’appuntamento elettorale possa rappresentare un’occasione per aumentare la spesa pubblica. Ma è più probabile che gli ambienti vicini al governo giochino più su altri campi, come sul delicato tema della regolamentazione del regime di sfruttamento dei giacimenti del pre-sal. Si parla anche di una nuova legge sull’estrazione mineraria. Fondamentale per il governo Lula sarà traghettare il paese fino alle elezioni su solide fondamenta macroeconomiche, in modo da poter diventare il primo governo brasiliano della storia a uscire praticamente illeso da una crisi economica.




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