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Il caso



I pericoli occulti del carry trade

17 Nov 2009

A cura di Rocki Gialanella

L’aumento delle operazioni di carry trade sul Dollaro Usa stanno contribuendo alla formazione di una nuova bolla speculativa che potrebbe scoppiare al primo accenno di rialzo dei tassi di interesse

La maggior parte degli investitori sostengono che la nuova bolla è già servita. Quel che sembra meno chiaro è la magnitudine del fenomeno o il livello di preoccupazione correlato. Il fenomeno in questione è rappresentato dalle operazioni di carry trade sul Dollaro Usa. Si tratta di una strategia di investimento il cui rendimento ha registrato un sensibile incremento negli ultimi mesi. Funziona seguendo un iter molto semplice. Gli investitori interessati sollecitano crediti denominati in Dollari per brevi periodi di tempo e pagano tassi di interesse molto bassi (quelli attualmente presenti sul mercato della divisa Usa).

Il denaro così raccolto viene utilizzato per acquistare assets denominati in divise diverse dall’Usd che offrano rendimenti più elevati: materie prime, azioni, bond dei mercati emergenti o corporate bond. Le fonti di rendimento legate all’uso di questa strategia sono due: i rendimenti ottenuti direttamente dalla rivalutazione del prezzo degli assets acquistati o dallo stacco di cedole o dividendi; i benefici derivanti dalle oscillazioni dei tassi di cambio delle valute in cui sono denominati gli assets presi in considerazione.

Il carry trade guadagna adepti e spazio ogni qualvolta si crea un gap tra i rendimenti di una divisa forte e i rendimenti potenzialmente superiori ottenibili dall’investimento in assets denominati in altre valute. Per lunghi anni il carry trade ha avuto ad oggetto lo Yen giapponese. La chiusura delle operazioni di carry trade sullo Yen (avvenuta lo scorso anno) a causa dell’impennata della volatilità della divisa nipponica, ha prodotto una serie di ripercussioni in molti mercati a causa della liquidazione delle posizioni.

Due settimane fa, Nouriel Rubini ha riportato il dibattito sul carry trade in primo piano. L’esperto ha sostenuto che la disponibilità di denaro a buon mercato sul mercato dell’Usd aveva creato una bolla sul segmento dei titoli di rischio (azioni). ‘E’ possibile che la decomposizioni della bolla tardi non poco a svilupparsi, visto che il denaro facile e l’eccesso di liquidità globale possono contribuire a pilotare i prezzi ancora più in alto’, ha sostenuto Rubini.

‘Quanto più voluminose e prolungate siano le operazioni di carry trade e maggiore sia la bolla di assets ad alto rischio, maggiore sarà l’effetto negativo provocato dello scoppio della bolla’, ha precisato il professore. Questo punto di vista ha molti critici: in particolare tutti coloro che credono nella possibilità di trovare ancora del valore nelle azioni. Questi ultimi sono consci della forte ripresa dei listini, ma sostengono che questo non voglia dire che esista per forza di cose una bolla. Per esempio, fanno notare che l’indice Standard and Poor’s guadagna il 60% da marzo, livello simile a quello raggiunto dodici mesi fa e inferiore del 30% rispetto ai massimi toccati nel 2007.

Tuttavia, a sostegno della tesi avanzata da Rubini ci sarebbero alcuni dati: la correlazione tra il Dollaro e una serie di assets ( bond governativi, emerging bond, petrolio, Standard and Poor’s 500) si posizionava al 50% a settembre e ottobre (in aumento rispetto al 30% registrato tra gennaio e settembre). L’incremento della correlazione potrebbe significare che le gigantesche operazioni di carry trade (non quantificabili, allo stesso modo di quanto accaduto in passato con lo Yen) starebbero pilotando i movimenti rialzisti di alcuni assets.

Il carry trade implica un investimento tattico in cui la fonte di finanziamento assume un’importanza rilevante, tanto in termini di costo che di stabilità. Per gli investitori statunitensi, la scoperta di un universo di opportunità fuori dai confini domestici è stata strategica. Se per una qualsiasi ragione il carry trade sul dollaro non dovesse più essere redditizio (per esempio, a causa di un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti), l’interazione tra le diverse tipologie di investitori interessati al carry trade svolgerebbe un ruolo chiave. In altre parole, le chance che la bolla non scoppi sono legate alla sostenibilità del carry trade e, soprattutto, alla capacità dei mercati di attirare acquirenti conservatori (cassettisti) che possano iniettare più denaro all’interno del mercato.




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