Fund Selector |

Confronta Fondi |

Portafoglio |

ETF |

Cambi e tassi |

Promotori e Consulenti |

Home |

Il mercato della settimana



Emergenti, per puntare sul riequilibrio dei poteri

18 Nov 2009

A cura di Rocki Gialanella

I maggiori tassi di crescita attesi e il minore indebitamento di questi paesi giocano a loro favore

La mappa economica mondiale è in piena ebollizione. Il riequilibrio dei poteri indica che i paesi emergenti usciranno rafforzati dalla crisi: possono contare su una struttura macro-economica più solida, maggiori tassi di crescita attesi, bassi livelli di indebitamento e una struttura demografica dominata dalle fasce giovani. Sembrano destinati a dominare l’economia del prossimo decennio, ragion per cui non sorprende la loro presenza nei principali portafogli di investimento.

Ma qual è la ragione principale che spinge i gestori ad affermare con una buona dose di convinzione che gli emergenti sono i mercati sui quali puntare per i prossimi 15 anni? Il motivo principale è che il mondo sviluppato ha bisogno di rendimenti reali positivi. Le pensioni continueranno ad essere scalfite dall’incessante processo di invecchiamento della popolazione e l’ottenimento di performance a due cifre al di fuori del contesto ‘emerging’ sarà davvero complicato. E ancor più difficile lo sarà in un contesto di riferimento per i paesi sviluppati che sarà caratterizzato dalla presenza di deficit e pressione fiscale in crescita.

I paesi sviluppati dovranno affrontare un cammino tortuoso. Gli indizi di ripresa sono sempre più evidenti, ma il consumo continua a battere la fiacca e restano ancora da digerire sia l’elevato indebitamento privato accumulato durante gli ultimi anni sia il debito pubblico emesso per uscire dalla crisi. Le cifre confermano questo scenario. Le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale per l’anno in corso indicano una caduta del Pil delle economie sviluppate del 3,4% e una crescita dell’1,7% nei paesi emergenti. Un gap che persisterà anche nel 2010, anno in cui le stime per i paesi industrializzati fissano la variazione annua del Pil all’1,3% e quella degli emergenti al 5,1%. Nei paesi emergenti c’è un eccesso di risparmio degli agenti privati che può essere utilizzato per crescere a ritmi più sostenuti.

Il crescente peso del G20 è una prova supplementare del riequilibrio dei poteri in corso d’opera. I paesi emergenti ospitano l’80% della popolazione mondiale, beneficiano di tassi di crescita cinque volte superiori a quelli dei paesi sviluppati e possiedono il 62,3% delle riserve di valuta estera. La chiave per capire l’andamento dei prossimi anni sono gli alti livelli di risparmio e i bassi livelli di indebitamento. Il debito estero in rapporto al Pil è del 128% in Germania, del 104% negli Usa. In Cina ammonta al 10%, in India al 20% e in Russia al 30%. La ripresa delle economie emergenti si caratterizza per la minor dipendenza dalle economie sviluppate e la crescente importanza della domanda interna (che sta gradualmente sostituendo le esportazioni come motore della crescita).

In Europa, il consumo rappresenta il 60% del Pil, negli Stati Uniti quasi il 70%. In Cina non arriva al 37%. Anche il peso dei principali partners commerciali dei paesi emergenti sta scemando. Nel 1991, il 23% delle esportazioni dei paesi emergenti sono sbarcate nel mercato Usa. Nel 2008, l’incidenza è scesa al 12%. Nello stesso periodo, le esportazioni dei paesi emergenti dirette in territorio cinese sono passate dal 2% al 16%.

L’indice MSCI Emerging Markets ha toccato il livello minimo nell’ottobre del 2008 e da allora ha recuperato il 111% rispetto al 40% messo a segno dall’MSCI World. Il rimbalzo ha permesso all’indice di tornare sui livelli dell’agosto 2008. Il peggior comportamento relativo dei mercati emergenti nel 2008 si deve alle vendite indiscriminate scattate a seguito della scarsità di liquidità. L’avversione al rischio e la presa di benefici hanno avuto un peso molto più rilevante dei cambiamenti reali intervenuti nei fondamentali. Il rialzo dei listini di Brasile e Cina (entrambi superiori al 70%) cominciano a dare le vertigini e molti analisti si domandano se questi livelli siano sostenibili.

I mercati emergenti quotano un PER per i prossimi dodici mesi che oscilla tra 13 e 14 (valore vicino alla media storica). La crescita degli utili è stata del 25%-30% negli ultimi trimestri e questo rende le quotazioni non lontane dalla media storica. La scarsa rappresentazione negli indici globali è un altro argomento a favore dei listini emergenti. La ponderazione di questi mercati all’interno degli indici è ancora inferiore al Pil.

Spostando l’attenzione sul fronte dei rischi, gli esperti sostengono che il ritorno dell’inflazione, l’impennata dei deficit e la formazione di bolle speculative sono le variabili da monitorare nel breve e medio termine. Alcuni paesi hanno già preso provvedimenti per evitare che gli enormi flussi di investimento esteri possano creare bolle sui mercati delle azioni e delle divise (è questo il caso del Brasile, che ha recentemente introdotto una tassa del 2% sugli investimenti stranieri in azioni e bond).

Clicca qui per accedere al Fund Selector e consultare i Fondi 'Azionari Paesi Emergenti'
www.fondionline.it/mainexact.php?ch=100038.200039.300000.400008&pru=1505619&mnp=72




Fondionline S.r.l. P. IVA 04783660964 TEL: 02.320625567 Servizio, informativa sui fondi e piattaforma tecnologica Analysis S.p.A.