I fondi degli altri |
I fondi statunitensi in balia dei capricci dei mercati azionari |
A livello mondiale, l’industria del risparmio gestito statunitense è quella maggiormente sviluppata. Ragioni storiche, i locali mutual fund sono nati negli anni Trenta, e socio economiche, il ricorso al mercato dei capitali è prassi consolidata nel sistema statunitense da fine dell’Ottocento, hanno, da decenni, sia portato la Piazza finanziaria di Wall Street ad un impressionante sviluppo in termini di capitalizzazione che creato, nel piccolo risparmiatore, una naturale dimestichezza ad introdurre, nei propri portafogli di investimento, gli strumenti finanziari gestiti a monte. Osservare quindi l’atteggiamento mantenuto, in un primo semestre dell’anno caratterizzato da un ribasso del 7,8 nell’indice Dow Jones, flessione che si somma a quelle dei due precedenti anni solari, da un mercato ‘maturo’ come quello statunitense, aiuta meglio a comprendere la correlazione instauratasi tra atteggiamento dei piccoli investitori e fluttuazioni del listino. L’andamento del mercato americano dei fondi nel primo semestre 2002 è stato innegabilmente influenzato dalla volatilità dei mercati azionari e dalla sempre maggiore insicurezza relativa ad un’immediata ripresa congiunturale a livello macro economico mondiale. Così l’ammontare del patrimonio gestito in fondi si è portato dai 6.970 miliardi di dollari di dicembre ai circa 6.600 miliardi di fine giugno, evidenziando una diminuzione percentuale del 4,9. Operando una comparazione con l’industria dei paesi UE, che hanno subito un flusso di denaro in uscita di 130 miliardi di euro, pari al 3,3 sul totale, la flessione statunitense si attesta sul 15,4, che si spiega con un apprezzamento sensibile dell’euro nei confronti del dollaro USA nel periodo di riferimento. Durante il primo semestre, appare significativa la diminuzione nel valore della raccolta netta, delle case di investimento Usa. Mentre le società americane avevano fatto registrare afflussi record di capitali, per quasi 504 miliardi di dollari, nel 2001, nel primo semestre 2002, complessivamente, la somma si limitava a soltanto 13,7 miliardi. Nei fondi azionari sono confluiti nuovi capitali per un ammontare di 54 miliardi di dollari ed essi hanno continuato ad essere nettamente in cima alle preferenze dei portafogli degli investitori americani, con un volume di fondi gestiti pari a 3.089 miliardi. Nonostante questo, la loro quota si è ridotta dal 49 al 46,6, a causa delle flessioni delle quotazioni sui mercati azionari. I fondi obbligazionari, con un + 8,5, hanno riscosso il maggior successo sulla scia della crescente sfiducia nelle azioni, attestandosi su di un patrimonio in gestione pari a circa 1.000 miliardi di dollari: ciò deve soprattutto attribuirsi ad un afflusso di capitale netto, ammontante a più di 58 miliardi. I fondi misti, analoghi alla categoria italiana dei prodotti bilanciati, continuano ad avere negli Stati Uniti un’importanza secondaria, con una quota di circa il 5 sul totale, attestandosi a 341 miliardi di dollari e facendo, tuttavia, registrare nuovi afflussi di capitali per complessivi 13 miliardi. Mentre lo scorso anno sono confluiti all’interno dei fondi monetari quasi 375 miliardi, gli investitori, nel primo semestre 2002, hanno sottratto liquidità al mercato per una somma che supera i 111 miliardi, il che ha comportato una flessione del 3,8, ad una quota quasi pari a 2.200 miliardi.
Valori espressi in miliardi di Dollari Usa; fonte DWS Investments Secondo DWS Investments, società di gestione del Gruppo Deutsche Bank, una delle cause che hanno portato alla maturazione di questo quadro è rappresentata dalla sempre minor attrattiva dei fondi monetari, a causa degli interessi, che, su base storica, in America sono sempre stati poco elevati. Ciò ha fatto, da un lato, calare vistosamente i rendimenti dei fondi monetari americani. Dall’altro, le imprese hanno fatto defluire in grandi quantità i capitali investiti a breve termine dai fondi monetari, flussi di denaro che sono stati utilizzati nel corso del primo semestre come fonti di finanziamento. In tale cerchia di società, specificano da DWS, rientrano, ad esempio, le case americane produttrici di automobili che hanno finanziato con la liquidità accantonata prestiti a tasso zero per promuovere le vendite. La stabilizzazione dei mercati azionari, nel contesto di una durevole ripresa della congiuntura negli Stati Uniti, deve considerarsi come determinante per l’andamento futuro del mercato americano dei fondi. Nonostante le attuali previsioni non siano eccessivamente positive, e nonostante gli investitori privati americani abbiano rivolto la loro attenzione ad investimenti meno rischiosi come fondi monetari ed obbligazionari, la quota ancora elevata dei fondi azionari in relazione al patrimonio totale investito nei fondi, fanno notare gli analisti di DWS, è espressione di uno scenario d’investimento orientato nel lungo termine al rendimento. Dopo il picco nel volume di capitali investiti in fondi azionari gestiti toccato nell’agosto 2000, gli investitori americani hanno investito complessivamente nuovi mezzi in 16 mesi e solamente in sei mesi hanno disinvestito capitali dai fondi azionari: nel periodo di riferimento è stata pertanto investita nuovamente nei fondi azionari una somma netta pari a 138 miliardi di dollari. Oggi, come si evince dalla tabella, il peso dei prodotti azionari, quasi il 47 sul totale, rimane comunque stabilmente superiore a quella di tutte le altre tipologie di strumenti. Appare estremamente interessante notare l’alta componente ricoperta dai fondi liquidità, circa 1/3 sul totale, una enorme quantità di denaro oggi parcheggiata, che sarebbe pronta a rientrare sui mercati azionari, sostenendono ulteriormente i corsi, non appena la situazione mostrerà concreti segni di miglioramento. Composizione del patrimonio gestito da società di investimento Usa
Fonte DWS Investments | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||