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I fondi degli altri



I grandi fondi riducono l’esposizioni ai Treasury e ai Gilt

12 Jan 2010

A cura di Rocki Gialanella

I gestori di alcune delle principali società di gestione al mondo si aspettano un intenso aumento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni dei government bond Usa e britannici

I crescenti timori sui livelli e costi dell’indebitamento del debito pubblico statunitense e britannico stanno spingendo i più grandi fondi comuni di investimento obbligazionari ad optare per una graduale riduzione della propria esposizione ai government bond emessi da questi due stati.

Gli analisti si aspettano un incremento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni dei government bond britannici e statunitensi. Ecco perché i titoli di stato dell’area euro hanno sperimentato una crescita del loro appeal rispetto a quello dei titoli emessi dai due colossi del mondo anglosassone.

Negli ultimi mesi sono aumentati gli avvertimenti sui rischi legati all’investimento in titoli di debito emessi da Usa e Gran Bretagna. Analisti citati dal Financial Times vaticinano un incremento prossimo ai due punti nel rendimento offerto dai bond statunitensi e britannici e la conseguente riduzione delle quotazioni.

Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo con volumi gestiti pari a 940.000 mln di Usd, ha comunicato che l’emissione a ritmo record di nuovi titoli e un progressivo dietrofront delle politiche anticrisi metteranno sotto pressione i mercati finanziari.

Il rischio di una fuga massiccia dai bond emessi dai paesi anglosassoni sembra aver convinto alcune delle più importanti case di investimento del pianeta a ridurre l’esposizione in portafoglio. E’ questo il caso di Pimco – il direttore delle gestioni (Paul McCulley lo ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Financial Times), di BlackRock e di Baring Asset Management.

Una parte consistente dei volumi in fuga dai titoli Usa e britannici sarebbero stati indirizzati ai titoli di stato emessi dai principali paesi dell’area euro. L’adozione di programmi di sostegno meno aggressivi da parte della Banca Centrale Europea rispetto a quelli messi in campo dalla Federal Reserve e dalla Bank of England e le minori aspettative inflazionistiche nel Vecchio Continente, sarebbero gli elementi pilota delle scelte operate da questi grandi gestori.




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