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Asset allocation



Come incrementare la propria esposizione ai mercati emergenti: approccio globale versus approccio regionale e per paese

15 Jan 2010

A cura di Rocki Gialanella

L’Emerging Market Equities Team di Schroders analizza i pro e i contro dei tre approcci di investimento classici ai listini dei paesi emergenti

Il modo migliore per aumentare l’esposizione ai mercati emergenti dipende, fino a un certo punto, dalle risorse a disposizione dell’investitore e dalle sue capacità. Tuttavia, alcuni punti di riferimento generali possono essere estrapolati dall’analisi degli aspetti positivi e negativi delle tre principali strategie di investimento: l’approccio globale ai mercati emergenti, l’approccio regionale e quello basato sulla scelta dei singoli paesi.

L’approccio globale ingloba una serie di vantaggi per l’investitore. In primis, le decisioni di asset allocation all’interno dell’universo dei listini emergenti vengono prese da specialisti del settore che dovrebbero possedere maggiori competenze nel segmento rispetto all’investitore finale. Il team della casa di investimento britannica è convinto che l’investitore possa trarre i migliori benefici dalla scelta di un money manager che propenda per l’adozione di un approccio bilanciato. Secondo il team di Schroders, i manager che tendono a prendere decisioni attive su singoli paesi, a differenza dei gestori che propendono per una strategia di tipo bottom up pura, sono posizionati meglio per raccogliere alpha addizionale dall’esposizione per singoli paesi.

In secondo luogo, un approccio globale assicura che venga preso in considerazione l’intero universo dei mercati emergenti. L’indice MSCI Emerging Markets ospita 22 listini, dodici di questi hanno un peso inferiore al 2% e sette un’incidenza inferiore all’1%. Presi singolarmente, questi mercati possono apparire poco importanti, ma a livello aggregato rappresentano parti importanti dell’intero universo di riferimento. Inoltre, un manager globale avrà una propensione maggiore a prendere in considerazione i mercati di ‘Fontiera’ (sui quali si concentrano le attese di sensibili miglioramenti nei prossimi anni).

Terzo, questo approccio comporta significativi vantaggi sul fronte della diversificazione. Quarto, l’approccio globale sembra quello meno costoso e più efficiente per l’investitore finale. L’investitore dovrebbe affidare la quota di portafoglio destinata a quest’asset class ad un numero limitato di manager, in modo tale da poter monitorare l’operato di ciascuno degli esperti prescelti.

Spostando l’attenzione sugli aspetti negativi riconducibili all’approccio globale, è possibile notare come il loro numero sia limitato. Tuttavia, c’è n’è uno degno di nota: l’investitore ha un minor controllo sulle posizioni overweight e underweight relative ai singoli paesi. Anche se la combinazione dell’approccio globale con quello per paese o regione può aiutarci a risolvere il problema fino a un certo punto, questa soluzione introduce un incremento del livello di complessità in termini di controllo del livello di esposizione per paese o area. Inoltre, tale combinazione implicherebbe anche un aumento dei costi di gestione e di monitoraggio dell’operato dei manager.

L’approccio regionale all’investimento nei mercati emergenti permette un incremento del controllo sulle decisioni di asset al location senza una perdita dell’esposizione ai piccoli paesi inclusi negli emerging market benchmark. Tuttavia, si tratta di un’opzione che implica un maggior livello di esperienza e maggiori costi. Inoltre, anche se è noto che questo approccio aiuta l’investitore a stabilizzare l’esposizione strategica alle varie regioni, la strategia potrebbe rivelarsi non necessariamente adeguata ad enfatizzare le inclinazioni tematiche desiderate. Il livello di dispersione all’interno delle macro-regioni è piuttosto elevato, tale da suggerire che i rendimenti realizzabili dai singoli paesi, anche all’interno della stessa macro-regione, non sono sempre guidati dagli stessi fattori. Per esempio, la Russia è chiaramente uno dei beneficiari dell’incremento dei prezzi delle commodities, mentre la Turchia si comporta meglio nelle fasi caratterizzate da un calo delle quotazioni. Secondo il team di Schroders, il livello di controllo sul grado di esposizione a temi particolari raggiunto attraverso un approccio regionale è pertanto esasperato.

L’approccio per singolo paese è sicuramente quello che consente il più elevato livello di controllo sull’asset allocation e la possibilità di affinare e correggere l’esposizione in funzione delle proprie convinzioni. Tuttavia, tale approccio può spingere l’investitore a focalizzare l’attenzione sui grandi paesi emergenti e a marginalizzare quella dedicata ai piccoli paesi e a quelli di ‘Frontiera’. Inoltre, l’approccio richiede un investimento significativo in competenze interne che consentano di assumere le decisioni di allocazione per singolo paese all’interno dell’universo degli emerging markets. Infine, il costo di questo approccio è relativamente elevato se comparato con quello derivante da un approccio globale o regionale, non soltanto in termini di maggiori competenze interne ma anche di gestione della strategia. Le operazioni di ri- bilanciamento all’interno dell’approccio per paesi sono probabilmente meno efficienti e più costose (in particolare gli spostamenti da un gestore ad un altro esperto) rispetto all’approccio globale.

In realtà, per fare in modo che se l’approccio basato su singoli paesi abbia successo, l’investitore avrebbe bisogno di interiorizzare l’intera gestione degli assets, inclusa la selezione dei titoli. Il quadro di riferimento rischio/rendimento appare confuso. E’ ovvio che prendere profitto dagli indici di Cina e Corea per destinare le risorse al mercato globale degli emerging markets ha ridotto il livello di rischio e migliorato i rendimenti. In Russia e Brasile si è verificata una riduzione sia dei rischi che dei rendimenti. In conclusione, il team crede che l’investitore dovrebbe lasciare le decisioni di asset allocation regionali e per paese a dei gestori. L’allocazione per paese ha le potenzialità per produrre alpha addizionale e un manager esterno dotato di un buon livello di esperienza e di competenze domestiche sui singoli listini, è sensibilmente meglio posizionato rispetto ad un investitore finale tipico per poter generare rendimenti dalle decisioni di investimento prese.




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