Telecom, tecnologia e farmaceutici presentano le migliori prospettive secondo gli esperti
La disparità tra i rendimenti registrati ogni anno dalle azioni appartenenti ai singoli settori è tale da rendere quasi obbligatorio un aggiornamento periodico sulle prospettive dei singoli comparti. Ogni anno la performance ottenuta dai money manager è condizionata proprio dal comportamento dei settori. Questo succede tanto nel caso in cui la scommessa del gestore sia avvenuta in modo diretto e consapevole, sia nel caso di un esperto che opera seguendo una strategia bottom up (colui che analizza i singoli titoli e li seleziona in funzione dell’appetibilità dell’azione in ragione dell’andamento del ciclo o delle fasi macro-economiche).
I fondi comuni di investimento sono un prodotto ideale per gli investitori retail che vogliano assumere posizioni in un determinato settore, accompagnate da un buon livello di diversificazione. Gli indici Lipper Global, che misurano il comportamento dei fondi all’interno delle distinte categorie, sono un testimone della grande variabilità delle performance ottenute dai titoli dei distinti settori. Per esempio, nel 2009 gli indici settoriali ‘utilities’ e ‘biotecnologie’ hanno ottenuto ritorni modesti (rispettivamente l’8,5% e il 10,64%), mentre quelli focalizzati sulle aziende legate al business del metallo giallo e sulle industrie di base hanno invece ottenuto, rispettivamente, incrementi del 58,42% e 56,72%. In altre annate le differenze sono state ancora più accentuate.
Provata l’importanza della scelta per settori, la cosa più importante è cercare di capire in che misura è possibile individuare i settori che potrebbero comportarsi meglio nel futuro. Disgraziatamente, le stime di natura settoriale sono spesso più complicate di quelle relative ad altre asset class. Uno dei criteri più utilizzati è il confronto tra i ratio P/E (prezzo diviso per l’utile dell’azione) aggregati per ciascun settore (tanto il valore storico che quello stimato). Un altro criterio si basa sul confronto tra crescita degli utili per i singoli settori e consensus espresso dagli analisti.
Una modalità di valutazione alternativa è quella che prende in considerazione il comportamento storico dei settori nei differenti cicli economici, con l’obiettivo di anticipare quelli che si comporteranno meglio nelle distinte fasi. Oltre alla classica distinzione tra settori difensivi ed aggressivi, l’analisi cerca di constatare se le caratteristiche finanziarie associate ad ogni settore presentino aspetti favorevoli o sfavorevoli a seconda di determinate fasi del ciclo economico. Una linea di analisi interessante è quella che analizza i settori in modo intrinseco e storico con l’obiettivo di capire se si trovano in una fase favorevol, tale da consentire alle società possano raccogliere il massimo in termini di utili e margini.
In quest’ultimo caso, l’analisi delle dinamiche del trend offerta/domanda, degli investimenti, del contesto competitivo, delle barriere all’ingresso e della tecnologia, sono elementi chiave. In realtà, le metodologie da poter analizzare sono quasi illimitate e possono sfociare nella costruzione di complessi modelli che tengano conto della maggior parte, o della totalità, delle variabili fin qui evidenziate. In alcuni casi, i metodi includono anche l’analisi della psicologia dell’investitore, ponendo particolare enfasi sulle potenzialità dei settori che hanno perso posizioni negli ultimi anni.
A proposito dell’analisi degli utili e del P/E stimati, è interessante un report recentemente pubblicato da Thomson Reuters in cui si fa riferimento ad un modello ‘Starmine’, che invece di prendere in considerazione il consenso di tutti gli analisti, analizza i dati più recenti e li mette a confronto con l’andamento storico. Secondo questo modello, il P/E stimato ( a livello europeo) per i prossimi dodici mesi indicherebbe la presenza dei seguenti settori tra quelli più appetibili: telecomunicazioni (P/E: 10,5), energia e healthcare (rispettivamente 10,6 e 11,9). I meno appetibili sarebbero l’industria e i consumi ciclici (con livelli del P/E superiori a 16).
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