Normativa |
Cambiamenti in arrivo per la tassazione sui fondi comuni |
Sembra che stia finalmente per avvicinarsi il momento della riforma fiscale per i guadagni ottenuti dai risparmiatori italiani attraverso l’investimento effettuato attraverso i fondi comuni di investimento. Ci si avvia dunque verso la modifica di provvedimenti che hanno fatto tanto discutere sia gli investitori che gli operatori del settore. Ricordiamo che l’attuale tassazione sui guadagni provenienti dagli investimenti in fondi comuni di investimento, viene calcolata applicando la cosiddetta tassazione sul maturato. Ciò significa che la ritenuta del 12,5 viene applicata sui guadagni realizzati nel corso degli ultimi dodici mesi di vita del prodotto, indipendentemente dal fatto che l’investitore proceda o meno alla richiesta di riscatto delle quote in suo possesso. In termini pratici, ciò significa versare delle imposte per guadagni che non sono stati ancora realizzati. Ricordiamo che il precedente esecutivo aveva tentato di porre rimedio a tale situazione, attraverso l’applicazione del cosiddetto equalizzatore, un metodo che, visto il suo complicatissimo funzionamento, era stato archiviato in pochi mesi. La legge delega con cui l’attuale esecutivo intende apportare le modifiche, prevede invece che la tassazione sui guadagni debba avvenire nel momento in cui il possessore delle quote decide di disinvestire. Con l’applicazione del nuovo provvedimento si assisterà ad una parificazione del trattamento fiscale tra fondi italiani e fondi esteri. E la cosa non sembra essere di poco conto, visto che negli ultimi tempi, a causa di questo e di altri motivi, i fondi esteri hanno cominciato a conquistare fette di mercato sempre più ampie. Naturalmente, non è tutto oro quel che luccica, e dinanzi ad un provvedimento che avrà degli indubbi risvolti positivi, ci saranno delle implicazioni non proprio favorevoli per gli investitori italiani. Infatti, è probabile che a fronte dell’applicazione di questo nuovo tipo di tassazione, si assisterà ad una riduzione sul fronte dei crediti d’imposta. Una valutazione più completa del rapporto tra vantaggi e svantaggi potrà avvenire solo nel momento in cui si conoscerà l’esatta misura di quest’ultima riduzione. I crediti d’imposta entrano in azione nel momento in cui un fondo ottiene dei risultati negativi. Quando il fondo perde, la legge prevede che si possa usufruire di uno sconto sui guadagni successivi. Per essere precisi, non viene soggetto a tassazione un ammontare di guadagni pari alla perdita fatta registrare durante il periodo caratterizzato da un andamento negativo della quota. Tale meccanismo fa si che, in periodi di mercato orso come quello che stiamo vivendo da circa due anni a questa parte, i fondi possano beneficiare di uno sconto fiscale durante le successive fasi di recupero. Stando a quanto anticipato dall’attuale ministro dell’economia, Giulio Tremonti, i risparmiatori dovranno rinunciare ad una fetta, i cui contorni non sono stati ancora ben definiti, di tale sconto fiscale. Per poter parlare di provvedimento a favore degli investitori, si dovrà prima attendere la decisione relativa a questa riduzione dello sconto, visto che le perdite accumulate da molti risparmiatori in questi ultimi ventiquattro mesi darebbero diritto ad una consistente somma in termini proprio di sconto fiscale. Dal canto suo il governo è impegnato a trovare le risorse necessarie a finanziare i suoi progetti. Impegni che consistono nella riduzione della tassazione sugli interessi generati dalla liquidità presente nei conti correnti e nella riduzione della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione. Per i primi, la tassazione dovrebbe essere portata dal 27 al 12,5, mentre per quel che concerne i secondi si passerà dall’attuale 11 al 6,25. Il governo sta dunque facendo i suoi conti per far quadrare l’intera operazione. Il rischio, per l’investitore in fondi, è quello di non riuscire a capire che dietro un’operazione apparentemente a lui favorevole si nasconde un molto probabile nulla di fatto in termini di convenienza. Ovviamente, far crescere il rendimento dei conti correnti (bloccando così l’attuale fuga dei risparmiatori da essi) e ridurre la tassazione sui guadagni conseguiti dai fondi pensione, sono due operazioni che avranno sicuramente un maggior impatto (in termini di immagine) rispetto alla riduzione degli sconti fiscali spettanti in relazione alle perdite già incassate. |