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Una settimana difficile

08 Feb 2010



Outlook settimanale a cura di Giorgio Mascherone Responsabile Investimenti per Deutsche Bank Italia

Una settimana difficile, i cui effetti negativi sono partiti in Europa, contagiando immediatamente il resto del Mondo. A scatenare i ribassi generalizzati di indici, valute e materie prime sono stati gli “scricchiolii” dei conti pubblici di alcuni stati del Vecchio Continente.
Nulla di nuovo per la verità, che il Mondo occidentale sia enormemente indebitato a causa delle misure per contrastare la più grande crisi dal dopoguerra era ampiamente noto, che questo gigantesco deficit avrebbe zavorrato la ripresa economica e aumentato i rischi di inflazione altrettanto. Ma la piena consapevolezza di questi problemi arrivano in un momento molto delicato, l’economia non sta ancora riprendendo a camminare con le sue gambe e il mercato del lavoro non è ancora ripartito; con queste premesse l’ipotesi che i governi siano costretti a imporre regimi di austerità per ripianare i conti e, quindi, abbandonare politiche espansive e di spinta all’economia spaventano gli investitori che temono una nuova caduta in recessione.

I movimenti sui listini della seconda parte della settimana sono quindi giustificati dal fatto che ci si aspettano delle novità nel week end riguardo le misure a salvaguardia dello stato ellenico e nessun investitore istituzionale vuole farsi trovare “troppo investito” in questo clima di incertezza.
Male quindi i listini europei, male quelli emergenti (che non hanno certo problemi domestici, ma scontano i timori di una caduta dell’export), male le materie prime (che temono una ricaduta dei consumi), e male il reddito fisso in Europa che è costretto ad alzare i rendimenti per attirare gli investitori (che infatti vanno negli USA a cercare sicurezza, spingendo al ribasso i tassi dei Treasury).
Dal mondo del lavoro giungono invece notizie contrastanti, da un lato vediamo che non accennano a diminuire le richieste dei sussidi di disoccupazione (negli USA ancora su valori ben sopra la soglia critica delle 400K unità settimanali), dall’altro, a gennaio sono diminuiti sia il tasso di disoccupazione (al 9,7% - dopo il 10% dell’ultima parte dell’anno) sia quello di sottoccupazione (a 16,5% da 17,3%), quest’ultimo contabilizza anche chi svolge un lavoro part time pur desinderandone uno full time.
Ma, soprattutto, stanno migliorando i tassi di produzione e di ore lavorate, segno evidente che le imprese stanno aumentando l’attività della manodopera attuale, e oltre una certa soglia saranno indotte ad assumere. Le previsioni industriali per il 2010 sono positive con gli utili attesi in aumento (globalmente) di circa il 20%.
La situazione generale non sembra quindi drammatica, ma la volatilità e le incertezze ci potranno accompagnare ancora per qualche tempo, tuttavia non riteniamo di dover cambiare la nostra impostazione sull’asset allocation e rimaniamo moderatamente positivi, più favorevoli all’azionario ed al corporate obbligazionario, soprattutto dei mercati emergenti.