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08 Feb 2010 | A cura di Rocki Gialanella
L’abbandono della divisa unica si tradurrebbe in un recupero della competitività accompagnato da una fuga senza precedenti di capitali
Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda sono i paesi dell’area euro che stanno vivendo una fase di difficoltà causata dall’impennata del binomio deficit-debito pubblico. Come sempre, i momenti più complicati vengono resi quasi ingestibili dalle pressioni speculative, che non hanno alcun interesse ad un ritorno in tempi stretti alla stabilità. La crisi del binomio deficit-debito ha riportato in auge alcuni dei temi preferiti dagli euroscettici: l’impossibilità di svalutare la divisa e recuperare una parte della competitività per tale via sarebbe uno dei dilemmi economici generati dall’adesione all’Euro.
In un documento preparato dalla Banca Centrale Europea nel 2009 si rifletteva sul processo di ‘uscita negoziata’, ‘espulsione’ o ‘auto espulsion’e dall’area euro (pane fresco per i denti degli euroscettici). Per tutti coloro che vogliano saperne di più, il documento è disponibile al seguente indirizzo internet: http://www.ecb.int/pub/pdf/scplps/ecblwp10.pdf. Il documento si presenta piuttosto farraginoso, ma chiarisce alcuni punti. In primis, che non è contemplato alcuni tipo di procedimento di abbandono unilaterale. Questo dato può sembrare un elemento di cattiva programmazione, ma non è un’ idea malvagia nella misura in cui evita che gli Stati membri possano optare per la strategia del ricatto (o ricevo aiuti o me ne vado).
In tutti i casi, l’abbandono unilaterale sembra da escludere. Abbandonare l’Euro per abbracciare una valuta svalutata implicherebbe un aiuto immediato in termini di competitività, ma ad un prezzo troppo alto. Solo per citare uno degli effetti derivanti dal potenziale ritorno alle vecchie divise, ci si potrebbe chiedere: quale paese sarebbe in grado di evitare una fuga di capitali verso una moneta forte?
Tuttavia, la questione di fondo e la favorita dagli euroscettici è: fino a che punto la valuta unica è stata la causa degli attuali squilibri?. In altre parole, se ne è realmente valsa la pena. All’introduzione dell’Euro si potrebbero imputare una lunga serie di effetti positivi e negativi per le economie dei paesi coinvolti, ma sicuramente non è possibile sostenere che alcuni dei key factors dell’attuale crisi siano legati alla divisa unica (leggi bolla immobiliare e deficit pubblico).
E gli esempi abbondano anche al di fuori dei confini dell’area Euro: basta guardare al caso islandese o a quello dei paesi dell’Europa dell’Est. E invece molto probabile che una parte importante delle difficoltà debba essere imputata all’allegra bolla speculativa sul mercato immobiliare e alla diffusione a tappeto del credito facile.
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