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La Corea del Sud resta in stand by |
09 Feb 2010 | A cura di Rocki Gialanella
La quarta economia dell’Asia ha schivato la recessione ma non registra dati entusiasmanti.La crescita dei consumi privati e della spesa pubblica non è riuscita a compensare il calo delle esportazioni, che restano legate indissolubilmente alla domanda cinese
La quarta economia asiatica non è ancora riuscita ad agganciare il treno della ripresa, trainato dalla Cina. A causa dei dati non del tutto positivi pubblicati lo scorso anno, la Corea del Sud dovrà aspettare almeno fino al secondo trimestre del 2010 per lasciarsi alle spalle un periodo di stanca. I dati relativi al quarto trimestre non sono stati negativi, ma hanno frenato l’euforia accumulata nei sei mesi precedenti: la crescita su base annua del Pil si è attestata al 6%, anche se il dato nasconde qualche trappola, visto che si riferisce alla variazione annua rispetto al momento più buio della crisi (quarto trimestre 2008).
Il paese è riuscito a schivare la recessione mettendo a segno una crescita dello 0,2% del Pil nel 2009 (il dato peggiore degli ultimi undici anni). Allo stesso modo, se analizziamo i dati macro-economici, non mancano gli indicatori che richiamano alla tranquillità. Il primo di questi è quello delle esportazioni, che nell’ultimo trimestre del 2009 hanno subito una contrazione dell’1,8% (dopo il +5,2% del terzo trimestre). Il trend delle vendite all’estero –fortemente dipendenti dalla domanda cinese- è una variabile chiave per la Corea del Sud (rappresentano più della metà del suo Pil).
La caduta delle esportazioni è stata accompagnata dal calo dei consumi privati –castigati durante la crisi- che registrano una diminuzione dello 0,1%, e della spesa pubblica (-2,9%). Il problema è che questi due indicatori avevano raccolto il testimone dell’export e tutti gli analisti speravano che avrebbero trainato la ripresa a partire dai primi mesi del 2010. Nel caso dei consumi privati, potrebbe essere la conferma del fatto che non hanno rispettato le aspettative delineate qualche mese addietro. La retromarcia della spesa pubblica si spiega con la fine del pacchetto di aiuti promosso dall’Esecutivo all’inizio del 2009.
Questo nuovo scenario ha riportato nuovamente il dibattito sull’opportunità di apportare incrementi al costo del denaro. La Banca Centrale (BOK) aveva pianificato di apportare qualche ritocco al rialzo del costo del denaro (dall’attuale 2%, il livello più basso della storia). Queste previsioni erano state formulate tenendo conto di uno scenario macro-economico più favorevole, accompagnato dal rischio di un’accelerazione dell’attività economica e di nuove pressioni inflazioniste. Per tale ragione, la maggior parte degli economisti sconsiglia di apportare un rialzo dei tassi che potrebbe danneggiare la fragile ripresa.
Gli ultimi dati raccolti dalla BOK riflettono che la variazione dei prezzi si è mantenuta nel range 2,5%-3,5%, Nel periodo 2007-2009, l’inflazione media è stata del 3,3%. Nel 2009, i consumi privati sono cresciuti dello 0,2%, dato che non lascia molto spazio per un’accelerazione della domanda e dei prezzi.
L’esecutivo continua ad essere ottimista e a riporre le sue speranze nella ripresa delle esportazioni, supportate da nuovi stimoli fiscali. Le previsioni del governo indicano una crescita del Pil del 5%, quelle della Banca Centrale di un incremento non superiore al 4,6%. La differenza tra i pronostici trova spiegazione nella velocità della ripresa: i dati saranno simili a quelli della scorsa estate o si avvicineranno a quelli del quarto trimestre del 2009?
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