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Asset allocation



Quale diversificazione per il piccolo investitore?

18 Oct 2004

Per natura e per legge, i fondi comuni di investimento sono strumenti di investimento caratterizzati da un elevato livello di diversificazione. Ma non tutti i fondi possono contare sullo stesso livello di diversificazione e soltanto alcuni sono in grado di offrire un livello di diversificazione quasi perfetta. E’ noto che uno dei principi fondamentali da rispettare nel momento in cui si decide di effettuare un investimento sui mercati finanziari, è dato proprio dalla diversificazione apportata al proprio portafoglio. Supponendo di voler concentrare la nostra attenzione sul grado di diversificazione da apportare alla componente azionaria del nostro portafoglio, dovremmo procedere alla scelta e all’acquisto di almeno cinquanta titoli di rischio. Sono pochi, in effetti, i piccoli risparmiatori che hanno il tempo e le risorse necessari per procedere alla costruzione di siffatto portafoglio. Inoltre, l’inserimento in portafoglio di titoli quotati solo sul principale listino nazionale del paese di riferimento dell’investitore, non comporta certo un efficiente livello di diversificazione in un mondo finanziario che diventa sempre più globalizzato.

L’ideale sarebbe procedere all’acquisto di un cospicuo numero di titoli facenti capo a corporate estere. Un portafoglio costituito da cinquanta titoli azionari rappresenta il livello base di diversificazione insita nei fondi comuni. Ovviamente, la diversificazione rappresenta soltanto una delle variabili che guidano le scelte dell’investitore. Nei casi in cui quest’ultima variabile assume una rilevanza fondamentale, è bene ricordare che i fondi comuni sono, per loro natura e per precise disposizioni di legge, gli strumenti finanziari caratterizzati dai più alti livelli di diversificazione. L’accelerazione del processo di specializzazione che ha investito in pieno il mondo dei mutual fund nel corso degli ultimi anni, ha però comportato vantaggi e svantaggi. Per un verso, l’investitore dotato di un capitale cospicuo e quello dotato di un livello medio- alto di conoscenza dei mercati finanziari, può contare su un ventaglio sempre più ampio di prodotti da utilizzare nell’ambito del processo di costruzione di un portafoglio equilibrato. Allo stesso tempo, l’investitore che predilige muoversi seguendo una strategia più aggressiva può contare su un numero sempre maggiore di opzioni. Sul versante dell’investitore medio, la proliferazione di un gran numero di fondi determina una sensibile crescita delle difficoltà incontrate nel momento della scelta del prodotto.

Come già detto, non tutti i fondi presentano lo stesso livello di diversificazione. Esistono prodotti settoriali che investono gran parte del proprio patrimonio in titoli di corporate operanti in un determinato comparto. La stessa cosa avviene per quei prodotti che concentrano i propri investimenti in singoli paesi o in una particolare macro- regione. Una diversificazione facente capo a parametri decisamente più complessi da recepire per il piccolo investitore, è quella che caratterizza i fondi che investono in titoli value o titoli growth. Il medesimo livello di difficoltà si può facilmente riscontrare nella distinzione tra prodotti che privilegiano i titoli ad elevata capitalizzazione e titoli a bassa capitalizzazione. Stante tale situazione, la ricerca della giusta dose di diversificazione non appare un obiettivo semplice da centrare. A questo punto, il piccolo investitore potrebbe arrivare alla conclusione che i fondi azionari internazionali costituiscano la migliore opzione per diversificare la quota di patrimonio destinata all’investimento di tipo azionario. In realtà, quest’ultima tipologia di fondi non presenta i livelli di diversificazione che il piccolo investitore presume di riscontrarvi.

La distribuzione media per area geografica del portafoglio dei fondi azionari internazionali commercializzati in Europa è la seguente: 43 Stati Uniti, 34 Europa, 14 mercati Emergenti, 9 Giappone. La distribuzione media del portafoglio per settori di attività vede in testa i servizi finanziari con il 20, seguiti dai beni di consumo con il 14, i beni industriali al 12, la salute all’11, l’energia al 7 e le telecomunicazioni al 6. La diversificazione offerta dai fondi azionari internazionali è invece del tutto assente se si guarda al livello di capitalizzazione dei titoli inclusi in portafoglio. Infatti, il 75 dei patrimoni viene investito dai gestori in titoli ad elevata capitalizzazione. In altre parole, i money manager alla guida dei fondi azionari internazionali puntano soprattutto sui titoli delle aziende che costituiscono l’ossatura dei principali indicatori sintetici nazionali e settoriali. Il numero di fondi internazionali che dedica almeno il 20 del proprio patrimonio a titoli a bassa capitalizzazione, è davvero esiguo. Ricordiamo che i valori appena elencati sono delle medie, e che le differenze tra i singoli prodotti sono spesso molto intense. Il ragionamento seguito fino a questo momento non ha lo scopo di aumentare il livello di confusione che invade l’animo del piccolo investitore. Il nostro obiettivo consiste nel far crescere il livello di approfondimento e analisi che ciascun investitore dedica al prodotto prescelto. Solo così si potrà individuare il livello di diversificazione più appropriato al proprio profilo di rischio.




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