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Asset allocation



I risparmiatori preferiscono i fondi obbligazionari

11 Aug 2003


La diffusione degli ultimi dati relativi alla raccolta dei fondi comuni di investimento in Italia e nel resto del vecchio continente, ha mostrato una decisa tendenza degli investitori a sottoscrivere quote di fondi comuni di investimento obbligazionari. Stando ai valori pubblicati dall’agenzia di analisi britannica dei prodotti del risparmio gestito Fitzrovia, i risparmiatori del vecchio continente preferiscono sempre più i fondi obbligazionari. L’ammontare complessivo del patrimonio investito in quest’ultima tipologia di fondi che viene gestito dalle società di gestione del risparmio localizzate in Lussemburgo e in Irlanda, ha sperimentato una crescita del 33,4 nel periodo compreso tra novembre del 2002 e maggio del 2003.

Le eccellenti performance offerte da questi fondi nel corso degli ultimi tre anni hanno finito per attirare l’attenzione della gran parte di investitori che non vuole più sentir parlare di Borsa e di titoli di rischio. Nonostante ciò, sembra proprio che lo sbarco degli investitori nel porto apparentemente sicuro delle obbligazioni, stia verificandosi in un momento non certo propizio a questo strumento finanziario. E’ noto infatti che i tassi di interesse si trovano ormai su livelli talmente contenuti da non offrire ulteriori margini di ribasso. A tal proposito, è utile ricordare che l’assenza di aspettative relative a nuovi tagli dei tassi rischia di provocare l’annullamento totale delle probabilità includenti la realizzazione di nuovi capital gain sui prezzi delle obbligazioni con scadenza medio- lunga. Inoltre, le subaste record realizzate la scorsa settimana dal Tesoro statunitense hanno fatto crescere l’instabilità nel mercato delle obbligazioni a tasso fisso. La consistenza dell’offerta lanciata dai responsabili Usa ha infatti raggiunto la cifra record di 60.000 milioni di dollari.

Dal punto di vista della domanda, le richieste si sono riversate soprattutto sulle scadenze quinquennali. Queste ultime hanno offerto un rendimento annuo pari al 3,3. In virtù della minore intensità della domanda, i risultati sono stati decisamente meno interessanti sulle scadenze a tre e dieci anni. Come già evidenziato in precedenza, l’effetto principale generato dalla subasta è dato dalla maggiore volatilità trasmessa al mercato statunitense dei titoli di Stato e, di riflesso, ai mercati obbligazionari planetari. Il mercato comincia infatti a credere con sempre più convinzione in uno scenario caratterizzato da un’inversione della politica monetaria sia negli Stati Uniti sia nel vecchio continente. In questi giorni, il rendimento del bond Usa decennale si posiziona intorno al 4,4. I money manager che si occupano del mercato obbligazionario nordamericano hanno aumentato le probabilità che il rendimento sfondi la soglia del 5 in tempi abbastanza stretti. L’ulteriore rialzo dei rendimenti sembra essere legato all’intensità della percezione relativa alle prospettive di ripresa economica .

I gestori Usa si presentano abbastanza divisi sull’argomento. I più ottimisti pensano che il rendimento dei bond decennali continuerà la sua parabola ascendente di pari passo con la diffusione di buoni dati sulla congiuntura Usa. I più pessimisti affermano invece che i mercati obbligazionari hanno anticipato una prematura ripresa dell’economia. Secondo questi ultimi, le pressioni sui rendimenti dovrebbero essere accreditate solo ed esclusivamente alle impellenti necessità finanziarie del Tesoro statunitense di procedere alla copertura del crescente deficit pubblico del Paese. In tal senso, i 60.000 dollari di obbligazioni emesse la scorsa settimana costituirebbero soltanto una specie di aperitivo rispetto all’aggressività che dovrà caratterizzare il comportamento futuro dei responsabili del Tesoro statunitense.

Sempre secondo i dati forniti da Fitzrovia, l’altra categoria di fondi che ha goduto a pieno delle preferenze espresse dai risparmiatori europei è quella dei fondi a gestione alternativa o hedge funds. Il patrimonio gestito da questi ultimi è infatti lievitato del 43 nel corso degli ultimi sei mesi. Il mercato sembra dunque vivere di posizioni estreme, visto che le prime due categorie preferite passano dai prodotti che investono in obbligazioni a quelli che investono in derivati. La terza categoria di fondi che è riuscita ad attrarre gli investitori è quella degli exchange traded fund, con una crescita del 28,4. In quest’ultimo caso, l’attenzione degli investitori più attenti sembra essere stata catturata dai minori costi di gestione insiti in questi fondi.




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