A cura di Nicola Bordini
Il Brasile si è fatto promotore insieme alla Turchia di un accordo sul nucleare con l'Iran. Questo può rappresentare una tappa ulteriore per l'assunzione da parte del Paese di un ruolo rilevante a livello internazionale spinto dalle notevoli performance economiche degli ultimi anni. Reazioni positive erano pervenute a livello internazionale a partire dal segretario generale dell’ONU fino alle cancellerie europee, al gruppo di Vienna spettava valutare ed eventualmente approvare il progetto. Brasilia nel frattempo si era impegnata per impedire l’approvazione di nuove sanzioni contro l’Iran divenuto negli anni un importante partner economico. Tuttavia, il 9 giugno scorso il Consiglio di Sicurezza ha votato la quarta imposizione di sanzioni all’Iran.. Il Brasile, nel tentativo di scalare progressivamente la gerarchia internazionale concorre nel tentativo di aggiudicarsi un seggio permanente alle Nazioni Unite.
I dettagli dell'accordo
L'Iran trasferirà 1.200 chili di uranio a basso arricchimento ad Ankara entro un mese per vederselo restituito come combustibile nucleare entro un anno. È previsto il trasporto in Turchia di 1.200 kg di uranio iraniano a basso arricchimento (3,5%) in cambio di 120 kg di combustibile nucleare al 20%. L'Iran si impegna ad arrivare a un accordo per consegnare 1.200 chilogrammi del suo uranio già arricchito al 3,5%, cioè il 70% delle scorte accertate, escludendo quindi la possibilità che esso venga arricchito a livelli molto più alti, oltre il 90%, per fabbricare ordigni nucleari.
Il combustibile che riceverebbe è necessario per alimentare un reattore con finalità mediche a Teheran. Esso produce isotopi radioattivi impiegati nella cura del cancro in 200 ospedali iraniani. Il combustibile fornito dall'Argentina 17 anni fa si sta ormai esaurendo. Il nuovo documento modifica una bozza d'intesa proposta nell'ottobre 2009 dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) con l'accordo di Usa, Russia e Francia, in base alla quale i 1.200 chilogrammi di uranio consegnati dall'Iran sarebbero stati arricchiti al 20% in Russia e poi trasformati in combustibile in Francia per essere infine restituiti a Teheran. L'intesa prevede che l'uranio iraniano rimanga depositato in Turchia in attesa che dall'estero vengano consegnati all'Iran i 120 chilogrammi di combustibile. Se ciò non avverrà, la Turchia si impegna a restituire l'uranio come già notificato all'Aiea. In caso di risposta positiva da parte dell'Agenzia, degli Usa, della Russia e della Francia, i dettagli dello scambio verranno definiti tra le parti. Come introduzione della dichiarazione è presente l'affermazione che l'Iran, in quanto membro del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), ha «il diritto....di sviluppare la ricerca, la produzione e l'uso dell'energia nucleare (compreso il ciclo per la produzione di combustibile con le attività di arricchimento) per scopi pacifici, senza discriminazioni».
Il ruolo internazionale del Brasile
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha definito un "passo positivo" l'accordo dell'Iran con Turchia e Brasile sul nucleare. L'intesa, ha affermato attraverso il portavoce Martin Nesirky, potrebbe “instaurare fiducia sul programma nucleare iraniano se seguirà un impegno con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica”.
Stati Uniti, Francia e Russia sono chiamati a valutarlo, e se l'esame sarà positivo si darà il via all'operazione. Dalle capitali europee sono giunti segnali di disponibilità. Berlino e Parigi hanno sottolineato che, anche se “nella giusta direzione”, l'accordo non può essere considerato sostitutivo di una eventuale intesa con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Stessi commenti sono arrivati dalla Gran Bretagna. Mentre dalla Nato il comandante supremo delle forze Nato, l'ammiraglio James Stavridis, lo ha definito “potenzialmente un buono sviluppo”.
Nel frattempo si sono susseguiti gli appelli di Brasile e Turchia al Consiglio di sicurezza dell'Onu affinché non imponesse nuove sanzioni all'Iran per il suo programma nucleare. Tuttavia il 9 giugno scorso il Consiglio di Sicurezza ha votato una nuova risoluzione che impone un ulteriore giro di vite nei confronti dell’Iran, che ha visto inasprirsi l’embargo per quanto riguarda il settore della Difesa e ha posto il divieto ai Paesi esteri di effettuare investimenti in Iran nell’estrazione di uranio e in settori collegati. Brasile e Turchia, attualmente membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, hanno votato contro la risoluzione.
L' Iran ha inviato i dettagli dell'accordo all'Agenzia internazionale per l'energia atomica. La lettera è stata consegnata dalla missione iraniana in presenza delle rappresentanze turca e brasiliana, e una trascrizione è stata pubblicata dall'agenzia di stampa iraniana IRNA. L' Aiea deve ora notificarla al gruppo di Vienna che dovrà valutarne il contenuto ed inviare una risposta all'Iran.
Già in Brasile a novembre scorso il capo di Stato iraniano, durante una missione volta a rompere l'isolamento diplomatico aveva incassato l'appoggio politico di Lula. Il Presidente brasiliano è infatti convinto che sia inutile e controproducente isolare Teheran, mentre sarebbe molto meglio sedersi ad un tavolo e parlare per garantire «la stabilità in Medio Oriente», riconoscendone il diritto a sviluppare un programma atomico con scopi pacifici.
Gli iraniani probabilmente sono interessati alle riserve d' uranio sudamericane e nei mesi scorsi si è parlato di possibili vendite sotto banco a Teheran da parte del Venezuela, altro Paese della regione con il quale l'Iran ha instaurato una solida alleanza ideologica, grazie alla ostilità anti-statunitense comune a Hugo Chávez.
Il Brasile resta inoltre impegnato nel tentativo di ottenere un seggio permanente all'ONU. Insieme a Germania, Giappone e India forma il cosiddetto G-4, di cui sostiene l’ammissione collettiva nel Consiglio di sicurezza allargato. Il piano prevede due membri permanenti per l’Asia, due per l’Africa, uno per l’Europa occidentale e uno per l’America Latina. Quanto ai quattro seggi non-permanenti, prevede di assegnarne uno all’Africa, un altro all’America Latina, uno all’Asia e un ultimo all’Europa dell’Est.
Il 27 maggio, a Brasilia, il premier turco è stato ricevuto dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Durante la visita oltre al piano d'azione di partenariato strategico, sono stati stipulati accordi di cooperazione in materia di dogane, agricoltura, aree sanitarie e fitosanitarie, nonché un accordo per evitare la doppia imposizione. Gli scambi commerciali tra Brasile e Turchia sono cresciuti dai US$ 268 milioni nel 2002, ai US$ 1.15 miliardi nel 2008, con un incremento del 330%. Il flusso commerciale bilaterale è stato poco colpito dalla crisi finanziaria internazionale ed è rimasto leggermente al di sopra del US$ 1 miliardo nel 2009.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra Brasile e Iran, la visita del Ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim del 2008 ha dato alle parti l'opportunità di discutere questioni riguardanti l'agenda bilaterale, regionale e multilaterale. Fa parte della strategia brasiliana rafforzare i rapporti con importanti attori del Medio Oriente e dell'Asia centrale al fine di diversificare i propri legami commerciali e mantenere un dialogo costante con i Paesi in via di sviluppo. L'Iran rappresenta il mercato più grande per il Brasile in Medio oriente ed è al 2007 il destinatario del 28.7% delle sue esportazioni nella regione. Nel 2007 il valore delle esportazioni ha raggiunto un ammontare di US$ 1.87 miliardi. Il volume dei traffici è aumentato del 79.08% rispetto al biennio precedente. Tra il 2002 e il 2007, è cresciuto di circa 4 volte, fino a toccare i US$ 2 miliardi. Notevoli le opportunità di diversificare gli investimenti, gli scambi commerciali ed economici, così come le opportunità di collaborare nel campo delle biotecnologie e nanotecnologie, agricoltura, energia.
Durante la visita sono stati firmati documenti riguardanti la cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, e un memorandum è stato firmato tra il Brazilian Enterprise for Agricultural Research (Embrapa) e la propria controparte, e tra il Ministry of Development, Industry and Trade e il corrispondente Iranian Ministry.
Brasile e Turchia puntano su persuasione e compromesso. Lula da Silva è convinto sia controproducente spingere l'Iran alle corde. Inoltre ha sostenuto la causa dei Paesi emergenti, contestando le assunzioni del mondo industrializzato al vertice sul clima di Copenhagen. Maria Luiza Ribeiro Viotti, ambasciatrice all'ONU, aveva affermato che il Brasile non aveva intenzione di cooperare all'iniziativa statunitense per l'emanazione di una nuova risoluzione da parte del consiglio di sicurezza. Senza l'unanimità all'interno del consiglio, le nuove sanzioni difficilmente potranno essere onorate o effettivamente implementate.
Indubbiamente la volontà del Brasile di scalare la gerarchia internazionale potrà causare delle ripercussioni nelle relazioni con gli Stati Uniti. Sebbene USA e Brasile abbiano intrapreso da tempo rapporti cordiali, che si erano approfonditi particolarmente durante gli anni della Presidenza Bush, questi ultimi si stanno progressivamente raffreddando alla luce degli ultimi sviluppi. Completamente eterogeneo risulta essere infatti l’approccio dei due Paesi alla questione iraniana, la Casa bianca ha da subito esternato la propria contrarietà all’intesa, considerandola un tentativo di bloccare l’attività del Consiglio di Sicurezza volta ad emettere sanzioni che ostacolino il programma di sviluppo nucleare iraniano. Si aggiunga che l’operato di Brasile e Turchia può mettere in ombra ed ostacolare l’attività degli Stati uniti nell’intera area mediorientale. Testimonianza di questa divergenza di vedute è proprio la recente approvazione delle sanzioni, che Barack Obama ha presentato come “le sanzioni più dure mai imposte all’Iran”, mentre le delegazioni turche e brasiliane all’ONU hanno espresso la loro contrarietà.
Conclusioni
L'accordo siglato tra Brasile, Turchia ed Iran rappresenta un tassello importante nel proseguimento delle relazioni tra questi Paesi, esso è il portato e allo stesso tempo sta alla base di intensi rapporti di carattere politico, economico e scientifico. Sebbene dubbi siano i risultati ottenuti dal punto di vista della non proliferazione dell'arsenale nucleare è possibile che l'attivismo diplomatico brasiliano di questi tempi, spinto dalle ottime performance economiche, possa far crescere il prestigio di questo Stato e permetterne la progressiva scalata della gerarchia internazionale. Tuttavia l'ottenimento di un seggio permanente alle Nazioni Unite risulta un obiettivo difficilmente raggiungibile data la probabile opposizione di altri Stati latino americani, in primis l'Argentina.
Gli ottimi risultati conseguiti in questi anni in termini di crescita del PIL se confermati nel futuro potrebbero comunque preludere ad un sempre maggior impegno internazionale volto a garantire gli interessi degli Stati emergenti e ad assicurare al Brasile una parte sempre maggiore negli affari della regione.
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