Data la vulnerabilità, l’Unione Monetaria
Europea è quindi soggetta alle
pressioni degli investitori. Non è stato
facile fare appello alla solidarietà degli
Stati membri per salvare la Grecia
e concepire un piano di sostegno a
favore di Paesi in situazioni analoghe.
Costretti dai mercati e richiamati all’ordine
dalla Germania, molti governi
dell’area hanno optato per una linea di
austerità, talora correndo il rischio di
una defl azione. Ma sono la solvibilità,
la situazione delle finanze pubbliche e
le prospettive economiche del singolo
Stato che defi niscono la gerarchia
dei tassi a lungo termine nell’ambito
dell’eurozona.
Di fatto, per molti Paesi sviluppati la
Germania sta diventando il parametro
del debito governativo privo di rischio e
vede quindi scendere i tassi nonostante
i fondamentali macro-economici, in
miglioramento da ormai un anno.
Al contrario, i tassi a lungo termine dei
Paesi periferici dell’Unione sono tuttora
in netto rialzo. La prima a soffrirne,
nonostante il varo del pacchetto di
salvataggio ad hoc, è sempre la Grecia,
seguita da Irlanda,
Portogallo e altri
Paesi del Mediterraneo.
In questo contesto,
il debito tedesco
rappresenta uno
strumento raccomandabile
per la
sua sicurezza, il
cui rendimento
dovrebbe oscillare
fra il 2,5 e il 3%, un range che offre opportunità di arbitraggio.
Sottopesiamo invece il debito
francese, che presenta un rendimento
inadeguato ai fondamentali. La nostra
strategia prevede inoltre la vendita dei
titoli spagnoli e greci e una posizione
neutrale sul debito degli altri Paesi
non-core.
Credito: l'handicap dei fattori tecnici
Il mercato del credito europeo, attualmente
caratterizzato da fondamentali
solidi, non riesce a raggiungere il fair
value a causa di vari fattori tecnici.
A livello fondamentale, la qualità delle
emissioni corporate sta migliorando. I
processi di ristrutturazione aziendale
attuati fra il 2008 e il 2009 hanno reso
possibile una signifi cativa riduzione
dei livelli di indebitamento e il free
cash flow ha raggiunto i massimi del
2004-2005. Fra il 2009 e il 2011, il tasso
di default atteso sui finanziamenti
dovrebbe quindi scendere al di sotto
della media storica del 5%. Le agenzie
ne sono consapevoli e alzano regolarmente
il rating degli emittenti ad alto
rischio della categoria high yield, come
pure di quelli di primo livello appartenenti
al segmento investment grade.
Ciononostante, nel settore finanziario
è possibile riscontrare una revisione al
ribasso del merito di credito nell’ambito
dei Paesi più colpiti dalla crisi, come
Grecia e Spagna.
Tuttavia, il mercato del credito risente
di fattori tecnici sfavorevoli. In primo luogo, gli investimenti in
questa asset class sono numerosi, in
un momento in cui sono in programma
diverse nuove emissioni. In secondo
luogo, le banche specializzate, estremamente
attente alla gestione del bilancio,
partecipano meno attivamente al
mercato, riducendone così la liquidità.
In terzo luogo, gli investitori temono
che la crisi del debito pubblico possa
far rivivere ai mercati la situazione verifi
catasi dopo il fallimento di Lehman
Brothers; così, preferiscono tenere in
portafoglio abbondante liquidità, più
per riuscire a resistere
al precipitare
degli eventi (un’ipotesi
che ci sentiamo
di escludere) che
non per poter cogliere
le opportunità di
investimento offerte
dal mercato.
Sono queste aspettative,
la ragione
degli attuali livelli di
prezzo. Nei segmenti high yield e investment grade,
i differenziali di rendimento sono
tornati ai livelli precedenti al crollo di
Lehman: livelli allettanti in un contesto
di ripresa, e quindi di calo del tasso di
default, ma anche di crescita lenta e
tassi di interesse modesti.
Suggeriamo quindi di investire in obbligazioni
societarie, innanzitutto in virtù
dei rendimenti offerti – il potenziale
di rialzo sarà probabilmente limitato
finché la stabilizzazione del quadro
finanziario non consentirà di risolvere i
fattori tecnici.
Mercato azionario: privilegiare un approccio selettivo
Il mercato azionario ha tutti i presupposti
per un rialzo delle quotazioni.
I tassi, sia a breve che a lungo
termine, restano bassi. L’attività
economica evidenzia una
generale ripresa. Gli utili, già
in netto recupero nel corso di
quest’anno, continueranno
ad aumentare anche nel 2011.
La forte presenza delle società
dell’eurozona sui mercati
emergenti costituisce un motore
di crescita dell’attività e dei
risultati nel lungo periodo, i cui
effetti sono amplifi cati dalla debolezza
dell’euro. Infi ne, i corsi
azionari sono assolutamente
interessanti. Il PER calcolato sulla
base degli utili attesi o della media decennale
è attualmente prossimo ai minimi
ventennali. Quanto al premio per
il rischio (il rendimento supplementare
offerto dai titoli azionari rispetto alle
obbligazioni governative) siamo ormai
vicini ai livelli massimi.
Tuttavia, la visibilità è ancora scarsa,
specialmente nell’eurozona. In
primo luogo, perché la crisi del debito
pubblico comporta una serie di rischi: i programmi di austerità fiscale
introdotti da diversi Paesi potrebbero
determinare una fase di defl azione e un rallentamento dell’attività; la necessità
di fare cassa potrebbe indurre i
governi ad aumentare l’imposizione
fiscale sulle imprese, con probabili
ripercussioni sulla crescita degli utili. In
secondo luogo, perché in alcuni Paesi le
banche, indebolite dal deprezzamento
del debito pubblico e dal contesto
economico locale, non sono in grado di
riprendere l’attività di finanziamento: i
fattori nazionali si confermano quindi
elementi chiave. Infi ne nonostante le previsioni di consensus sugli utili del
2011 sono pressoché unanimi, gli analisti
appaiono invece troppo divisi sulle
prospettive di crescita per non
raccomandare prudenza.
Tutti questi elementi di incertezza
tenderanno ad alimentare
la volatilità sul mercato.
Per sfruttarla a nostro vantaggio,
serve un approccio opportunistico
e tattico. Ma soprattutto,
selettivo, e basato su tre
criteri. Il primo, geografi co, dà
la preferenza a Germania, Paesi
nordici, Svizzera e Olanda, sulla
base della qualità dei fondamentali
macro-economici e del
grado di specializzazione delle large
cap. Il secondo, settoriale, privilegia
beni di consumo e farmaceutica (laddove
i livelli di prezzo non rifl ettono
adeguatamente una crescita reddituale
robusta e costante), ma anche tecnologia
e chimica. Il terzo, tematico, pone
l’accento sui Paesi emergenti e sulla
green economy in quanto motori di
crescita a lungo termine e, nel breve
periodo, sulla sensibilità al dollaro.
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