L’Argentina di solito ci presenta uno scenario diviso, ad immagine dei suoi partiti piú tradizionali -il Partito Giustizialista (PJ) di matrice peronista e l’Unione Civica Radicale (UCR)- e ad uno stile politico che alcuni definirebbero populista. Il controverso voto del 15 luglio di una legge che stabilisce il matrimonio per le coppie omosessuali -approvato con uno stretto margine dal Senato- ne rappresenta un esempio lampante.
Godendo dei favori della maggioranza della popolazione (ma opposta dalla Chiesa Cattolica), la legge é stata appoggiata dalla presidentessa Cristina Férnandez de Kirchner. L’impeto con il quale il governo si é impegnato in questa rivoluzionaria azione (si tratta della prima legge di questo tipo nel continente americano, ma l’Argentina era stata la prima nel 2003 ad approvare l’unione civile di coppie dello stesso sesso) ha spinto non pochi analisti a sottolinearne la finalitá politica.
Una vittoria, quindi, per la progressista Cristina, a pochi giorni solamente dall’ufficializzazione delle primarie che si svolgeranno nell’agosto 2011 che apre ufficialmente l’inizio di una lunga campagna elettorale che si concluderà la terza domenica di ottobre del prossimo anno, come vuole la tradizione. Per la Presidentessa - e suo marito Néstor Kirchner, probabile candidato nel 2011- sostenere i diritti degli omosessuali significa ridurre le alternative presenti a sinistra e attirare il consenso dei ceti medi urbani.
Molti problemi e pochi risultati
Di consensi, infatti, Fernández de Kirchner ne ha bisogno. Quando la Presidentessa ha assunto il potere nel dicembre del 2007, la sua popolaritá sfiorava il 60%. Pochi mesi piú tardi, la sua approvazione scendeva al 20% in seguito ad un conflitto con gli agricoltori causato dell’aumento delle tasse d’esportazione agricole che ha provocato quattro mesi di scioperi e probabilmente la divisione dello stesso partito di governo –il Giustizialista (PJ)- in una frangia di “dissidenti” cosí come si definiscono gli aderenti alla proposta “Peronista” alternativa. Oggi i consensi oscillano attorno al 30%, risultato, inoltre, degli scarsi successi economici fatti registrare dal governo Fernàndez, un’inflazione a doppia cifra, l’alto tasso di disoccupazione e la povertá che continua a colpire un quarto della popolazione.
Le vicende sul fronte esteri non aiutano la popolaritá del governo. Uno scandalo di corruzione nel commercio tra Argentina e Venezuela – un alleato della famiglia Kirchner grazie all’amicizia personale con il Presidente Chávez - svelato dallo stesso ambasciatore argentino a Caracas é recentemente sfociato in un cambio alla direzione della diplomazia biancoceleste. L’apertura latinoamericana degli ultimi anni, in contrasto con una politica filoatlantica, non ha convinto molti settori della popolazione e la sconfitta al tribunale dell’Aja rimediata lo scorso aprile contro il vicino Uruguay circa la legittimitá dell’installazione di un’industria cartiera sul fiume Uruguay, ha ferito nello spirito molti argentini (per non parlare dei successi mondiali ottenuti dalla selezione uruguaiana).
Non tutto puó essere risolto dalla politica. Ciononostante, l’elezione della prima argentina donna al comando del paese (dopo Isabelita Perón, che peró aveva ereditato il governo dal marito deceduto) aveva scaturito alte aspettative. Invece, la gente sembra essersi accorta che Cristina Férnandez de Kirchner é piuttosto l’emanazione di suo marito Néstor –protagonista della ripresa economica in seguito alla peggiore crisi della storia attraversata dal paese - egli stesso peró oggi indebolito da accuse di riciclaggio di denaro.
Dinamismo elettorale
Cristina Fernàndez sa comunque quello che importa in Argentina -una nazione orgogliosa che fino a poco tempo fa contendeva al Brasile il primato regionale- e ha fatto del tema della sovranitá sulle isole Malvinas - situate al largo della costa argentina e sotto controllo della Gran Bretagna (che le chiama Falkland) una prioritá della propria politica estera. In secondo luogo, alla recente riunione del G20, svoltasi in Canada, la Kirchner ha rivendicato, contrariamente alle altre potenze, l’utilizzo della strategia utilizzata dal suo paese per uscire dalla crisi del 2000, senza far ricorso agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale a cui nel 2006 il governo presieduto da suo marito ha estinto un debito di 9,5 miliardi di dollari. Questo ha servito senza dubbio per rinvigorire l’orgoglio nazionale. Ma l’Argentina si trova attualmente, e nuovamente, con gravi problemi di deficit, fra cui 7,5 miliardi di dollari di debiti mai pagati con il Club di Parigi –un gruppo di organizzazioni finanziarie che si occupa della rinegoziazione del debito con i Paesi del Sud del mondo -, risultato della politica di spesa promossa dai Kirchner negli ultimi anni.
Infatti, le azioni della “Presidenta” potrebbero avere un senso se non fosse che si scontrano con veri e propri ostacoli strutturali. Se le rivendicazioni circa la sovranitá sulle Malvinas/Falkland hanno ottenuto l’appoggio del Brasile e dello stesso segretario delle Nazioni Unite per raggiungere un compromesso, é innegabile che Londra, la quale ha recentemente iniziato un progetto d’estrazione petrolifera nel mare territoriale delle isole, non é affatto propensa a patteggiamenti, specie adesso che dopo molti anni di studi la presenza di petrolio in quantitá sfruttabili é stata confermata. Sul fronte finanziario, oltre a quelli con il Club di Parigi, i debiti dell’Argentina ammontano a almeno 15 miliardi di dollari annuali. Ma l’attuale principale finanziatore del debito argentino, il Venezuela di Chávez, sta attraversando anch’esso una difficile crisi interna: per questo il governo argentino é costretto a ricorrere a fonti di finanziamento ancora meno ortodosse. La Presidentessa sarebbe interessata a raggiungere un accordo con i detentori dei buoni del tesoro, i cui pagamenti sono stati a lungo congelati per le condizioni sfavorevoli imposte all’epoca della presidenza di suo marito.
Oggi sembra che tre quarti dei detentori sarebbero favorevoli ad un accordo ma in prospettiva le conseguenze sulla fiducia degli investitori stranieri potrebbero essere negative. Una seconda azione, ancor piú al di sotto dei fuochi della critica, riguarda la nazionalizzazione del sistema di pensioni, l’ultima in ordine di tempo dopo quelle delle compagnie Aerolineas Argentinas, Aguas Argentinas e Correo Argentina fra il 2005 e 2008. Inizialmente presentate come un modo per rinforzare il sistema pubblico, é un fatto che l’ultima nazionalizzazione del sistema pensionistico ha permesso alle casse dello stato di arricchirsi con 30 miliardi di dollari.
Le prospettive elettorali del 2011
Lo scenario non si presenta quindi roseo per “los Kirchner” in vista delle prossime elezioni e la responsabilitá ricadrebbe proprio su loro stessi. La forma autoritaria di gestione che i membri dissidenti del Partito Giustizialista criticano a Néstor Kirchner non favoriscono una sua candidatura presidenziale. L’ex Presidente della Repubblica e sua moglie Cristina devono difendersi da diversi attacchi fra cui, in primo luogo, le accuse di arricchimento illecito, riciclaggio di denaro che avrebbe aumentato la loro fortuna personale di un terzo nel 2009.
Inoltre, molti accusano il governo di essere dietro al processo per ascolti illegali del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri – un ricco imprenditore che é riuscito nel 2009 a strappare ai Kirchner il controllo della cittá - con lo scopo di indebolirlo nel piú importante bacino elettorale del paese. Allo stesso modo, l’allontanamento del governatore della banca centrale, reo di non aver consentito l’esborso di 6 miliardi di dollari di riserve monetarie richiesto dal governo per il pagamento di debiti scaduti, e quello dell’ambasciatore argentino in Venezuela che ha denunciato corruzioni nel traffico tra i due paesi sono sintomi di una probabile crisi del kirchnerismo. Tutto ció potrebbe giocare a vantaggio del principale contendente alle presidenziali, Eduardo Alberto Duhalde, antico alleato di Néstor Kirchner. In un ultimo tentativo di evitare una crisi nel peronismo, quest’ultimo ha peró ha rinunciato al comando del Partito Giustizialista, nominando al suo posto il suo vice, Daniele Sciolli.
Ciononostante, problemi similari di divisione li deve affrontare anche l’opposizione dell’Unione Civica Radicale (UCR) e del Partito Socialista che portano avanti come stendardo della battaglia elettorale un progetto di legge di riforma delle pensioni (che aumenterebbero di circa un terzo il loro valore) senza peró trovare un accordo sul come finanziare una tale riforma che richiederebbe un extra di 31 miliardi di dollari all’anno. La giovane formazione dell’ Acuerdo Cívico y Social (ACyS) uscita vincente alle ultime elezioni é la unica nuova proposta.
Conclusioni
Dopo circa vent’anni di assenza dal governo - salvo la breve parentesi del 1999-2002 del governo De la Rua ed il tormentato periodo della crisi economica, la UCR non sembra organizzata per riproporsi come un’alternativa al kirchnerismo. L’Argentina é sul baratro di una nuova crisi economica in meno di dieci anni e sta sperimentando ancora instabilitá sociale e politica.
La bella storia della ripresa argentina iniziata nel 2003 potrebbe incontrare una nuova battuta d’arresto, denotando una volta ancora come questo Paese sia dipendente in maniera quasi endemica dai cicli economici e non si riveli in grado di avviare riforme strutturali in grado di intraprendere percorsi di sviluppo solido e duraturo.
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