A cura di Valentina Origoni
La campagna elettorale condotta dalla Rousseff, la più dispendiosa tra quelle dei vari candidati, unita all’appoggio dell’attuale presidente, che gode ancora del consenso dell’80% dei cittadini brasiliani, potrebbero aver ottenuto i risultati sperati. Secondo i sondaggi, la candidata del PT avrebbe guadagnato negli ultimi cinque mesi venti punti percentuali, raggiungendo il 50% delle intenzioni di voto, traguardo che le permetterebbe di essere eletta direttamente al primo turno.
L’ascesa di Dilma Rousseff
Il 3 ottobre prossimo 135 milioni di cittadini sono chiamati a scegliere il candidato che succederà Lula alla presidenza del Brasile. In questa occasione, i brasiliani, oltre al presidente, dovranno eleggere anche 513 deputati federali, 54 senatori e i 27 governatori degli stati. A poche settimane di distanza dal primo turno ( il secondo si terrà eventualmente il 31 ottobre), la candidata che sembra imporsi come la favorita a vincere questo confronto è Dilma Rousseff del Partito dos Trabalhadores (PT), formazione politica dell’attuale presidente. Secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto di ricerca brasiliano Datafolha condotto l’8 e il 9 settembre, il 50% dei cittadini brasiliani sceglierebbero la Rousseff. Gli altri due principali candidati, José Serra del Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB) e Marina Silva del Partido Verde (PV) otterrebbero rispettivamente il 27% e l’11%. Nonostante tali dati contengano un margine di errore e non prendano in considerazione gli indecisi (che resterebbero ancora il 6% dei cittadini), possono comunque dare un’idea degli attuali rapporti di forza tra gli schieramenti politici. In particolare, tali dati mettono in luce l’ascesa della Rousseff nelle preferenze dei cittadini dall’inizio della campagna elettorale.
Ad aprile, quando Dilma Rousseff e José Serra, in rispetto alla legge elettorale, hanno lasciato i rispettivi incarichi di Ministro della Casa Civil e di Governatore dello stato di Saõ Paulo, i sondaggi davano come favorito il candidato del PSDB. Quest’ultimo, infatti, registrava il 40% delle intenzioni di voto, rispetto al 29% della rivale. Tali rapporti di forza si sono completamente ribaltati: dall’avvio della campagna elettorale all’inizio di luglio, la Rousseff ha guadagnato 14 punti percentuali, mentre Serra ne ha persi 10. Per la candidata del PV, invece, le intenzioni di voto si sono mantenute tra il 9% e l’11%. Secondo i dati più recenti Dilma Rousseff potrebbe ottenere la maggioranza assoluta e vincere direttamente al primo turno.
Diversi fattori aiutano a spiegare tale ascesa. In primo luogo, si deve prendere in considerazione l’enorme influenza che l’attuale presidente gioca sulle scelte politiche dei cittadini brasiliani. Lula, dopo più di sette anni di governo e nonostante la crisi economica, gode ancora di un’enorme popolarità ed è sostenuto dall’80% dei cittadini. Secondo l’ultima indagine di Datafolha, il 45% dei brasiliani ha dichiarato che voterà il candidato indicato da Lula; a questi si aggiunge il 13% che ha dichiarato che forse seguirà la volontà di Lula. Tali dati non possono che mettere in evidenza il vantaggio di cui gode la Rousseff rispetto ai suoi concorrenti.
Il sostegno da parte di Lula alla candidata del PT e la sua designazione come propria erede si erano palesati già diversi mesi prima dell’avvio ufficiale della campagna elettorale, provocando le critiche da parte dell’opposizione e alcune multe da parte del Tribunal Superior Eleitoral (TSE).
Tra le manovre maggiormente criticate, l’annuncio della fine di marzo, a pochi giorni dalle dimissioni della Rousseff dalla carica di Ministro della Casa Civil, dell’avvio della seconda fase del Programa de Aceleração do Crescimento (il cosiddetto “PAC 2”), un grande programma di investimenti per progetti nel settore delle infrastrutture e dell'energia. Manovra volta, secondo l’opposizione, ad aumentare i consensi nei confronti del partito durante un anno elettorale e a mettere in luce i meriti della Rousseff, che aveva annunciato la prima fase del PAC nel 2007.
I risultati della presidenza Lula e la sua popolarità non hanno potuto che influenzare anche la campagna elettorale degli altri candidati; questi ultimi, nei propri programmi, non hanno preso le distanze da quanto è stato fatto negli ultimi anni, ma, in modi diversi, hanno dichiarato di voler partire da questa base comune per migliorare ulteriormente la situazione nel paese.
L’ascesa della Rousseff nelle preferenze dei cittadini si spiega anche considerando le risorse a disposizione della candidata del PT per organizzare la propria campagna elettorale. Secondo i dati divulgati dal Tribunal Superior Eleitoral (TSE), la candidata del PT ha dichiarato di aver ricevuto fino all’inizio di settembre finanziamenti pari a 39,5 milioni di Reais (17,7 milioni di Euro) e di averne spesi dall’inizio della campagna elettorale 38,9 milioni (17,5 milioni di Euro). Basti pensare che gli altri due principali candidati, José Serra e Marina Silva, ne hanno spesi rispettivamente 25,2 (11,4 milioni Euro) e 11,7 milioni (5,2 milioni di Euro).
La coalizione del PT
L’avvicinarsi del voto e l’affermazione di Dilma Rousseff nei sondaggi hanno provocato le prime conseguenze all’interno della coalizione di partiti che la sostiene. In Brasile, la frammentazione partitica rende necessaria la formazione di ampie coalizioni; nel caso del PT, tale necessità si è tradotta nella formazione di una coalizione che comprende 10 partiti al cui interno, oltre al PT, gioca un ruolo di primo piano anche il Partido do Movimento Democrático Brasileiro (PMDB).
I vertici del PT, consapevoli della necessità di una vittoria netta che possa permettere di ottenere una maggioranza forte in Parlamento, negli ultimi mesi hanno lavorato affinché tale coalizione si formasse su basi solide e durature. In quest’ottica si deve interpretare la scelta di candidare solo 9 rappresentanti del PT alla carica di governatore (nel 2006 erano 18 e nel 2002 24), lasciando agli altri partiti la libertà e lo spazio di sceglierne, garantendo loro il proprio sostegno. Tale decisione si spiega, anche, considerando l’importanza della successione presidenziale per il PT.
L’eventuale vittoria di Dilma Rousseff, quindi, verrà seguita da una divisione degli incarichi di governo tra questi partiti. Proprio il PMDB potrebbe voler giocare un ruolo di primo piano nel nuovo esecutivo, considerando anche il fatto che, a differenza delle passate tornate elettorali, la coalizione tra i due partiti è stata sancita prima delle elezioni. Da ciò, le recenti affermazioni dei vertici del partito della volontà di una divisione alla pari degli incarichi nel nuovo governo.
Conclusioni
Nonostante manchino ancora alcune settimane alle elezioni e non si possa dare come certa la vittoria di Dilma Rousseff, l’ascesa di cui è stata protagonista negli ultimi mesi non può che mettere in luce la popolarità di cui gode il PT e la volontà di continuità espressa dai cittadini brasiliani. Il ruolo chiave giocato dal sostegno di Lula alla corsa della Rousseff si spiega con lo sviluppo economico e l’ascesa a livello internazionale di cui è stato protagonista il Brasile negli ultimi anni. Qualora venisse eletta, la candidata del PT dovrà in primo luogo affrontare la questione della formazione del nuovo esecutivo e della mediazione tra i partiti della coalizione.
A ciò si aggiunge l’incognita sul ruolo di Lula nei prossimi anni. Se da una parte l’attuale presidente ha più volte dimostrato la propria fiducia nei confronti di Dilma Rousseff ed ha affermato che questa non sarà una figura decorativa, dall’altra ha anche dichiarato di non volersi allontanare dal Brasile e di voler controllare la situazione del paese. Inoltre, Lula non ha scartato la possibilità di una sua nuova candidatura alle elezioni del nel 2014.
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