Normativa |
Verso un mercato paneuropeo dei fondi comuni |
Negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare della costruzione di un vero mercato paneuropeo dei prodotti e servizi offerti dalla cosiddetta gestione collettiva del rispamio. Indipendentemente dalle diverse vedute dei singoli, è possibile affermare che il mercato paneuropeo della gestione collettiva è probabilmente già un dato di fatto. Il comparto dei fondi transfrontalieri equivale al terzo mercato dei fondi comuni di investimento, superato soltanto dai mercati domestici della Francia e dell’Italia. I centri di smistamento transfrontalieri localizzati in Irlanda e Lussemburgo possono contare su infrastrutture radicate nella maggior parte dei paesi europei. Tali infrastrutture permettono di commercializzare i prodotti domiciliati in altri paesi. Alla già intensa commercializzazione non si affianca però l’introduzione di una normativa che permetta ai sottoscrittori di usufruire del medesimo trattamento fiscale applicato ai fondi domiciliati nel proprio paese di residenza. L’esistenza e i vantaggi di questo mercato transfrontaliero trovano conferma anche nei dati contenuti in un ponderoso studio commissionato dal Gruppo di strategia europea dell’Investment Management Association al Centro Europeo di Ricerche Economiche di Mannheim. I curatori dello studio hanno quantificato in 5.000 milioni di euro i vantaggi che potrebbero derivare dall’eliminazione di alcuni ostacoli presenti nel mercato. Secondo i ricercatori del Centro Europeo di ricerche, un’ulteriore accelerazione del mercato potrebbe arrivare attraverso il ricorso a due elementi. Il primo elemento è dato dalla costituzione di un organismo settoriale specificamente dedicato alle problematiche del comparto. In tal senso, a livello europeo, il tentativo più serio è stato fatto attraverso il tentativo di fusione tra gli organi rappresentativi degli investitori istituzionali con quelli facenti capo agli investitori individuali. Il secondo corrisponde alla stesura di un programma chiaro che punti all’eliminazione delle barriere che ostacolano la piena affermazione di un mercato paneuropeo. Nello studio si evidenzia inoltre che la creazione di un organismo unico non è legata esclusivamente alla necessità di avere un interlocutore unico. Il soddisfacimento di tale necessità all’interno del mercato europeo appare ancor più importante in una fase storica caratterizzata dall’introduzione di vincoli ancor più rigidi di quelli recentemente approvati dalla Securities and Exchange Commission per il mercato statunitense. Le società di investimento operanti su ambe le sponde settentrionali dell’Atlantico stanno cominciando a capire l’importanza insita nella presenza di un interlocutore unico. D’altronde, è un dato di fatto che nel corso dell’ultima decade ci sia stata una scarsa influenza esercitata dalle case di investimento sull’operato del legislatore in termini di programmazione delle condizioni necessarie alla nascita di un vero mercato paneuropeo. Le questioni da risolvere appaiono ora ben identificate. Il rapporto stilato dal Gruppo di Strategia Europeo per l’IMA, e più recentemente uno studio curato dall’Asset Management Expert Group per la Commissione Europea, hanno evidenziato le tre aree chiave che costituiranno la base per lo sviluppo del mercato unico per la gestione di attività finanziarie. Tra queste ultime spicca l’indicazione relativa alla creazione delle condizioni necessarie per mettere in moto un pooling tra i diversi realtà nazionali che faciliti sia la fusione di fondi facenti capo a distinti paesi, sia la registrazione di un fondo nelle diverse giurisdizioni. A tal proposito, è molto sentita la necessità di mettere a punto una nuova legislazione per eliminare le barriere e permettere la realizzazione degli obiettivi programmati. I sottoscrittori di quote di fondi, i distributori commerciali, gli organismi regolatori e le imprese, potranno sicuramente beneficiare della presenza di un unico quadro di riferimento per comparare le decine di migliaia di fondi disponibili sul mercato. |