Soros, Paulson e Touradji continuano a puntare sull’oro
26 Nov 2010
A cura di Rocki Gialanella
Dall’inizio dell’anno il prezzo dell’oro ha subito una rivalutazione del 23%, posizionandosi a ridosso dei massimi storici. Secondo i tre magnati il trend durerà fino a quando i tassi di interesse reali offerti dai Treasury Bond non torneranno ad essere positivi
Tra gli investitori che hanno saputo trarre beneficio da questa scalata si trovano i multimilionari George Soros, John Paulson e Paul Touradji. L’interesse dei tre magnati viene da molti interpretato come un segnale che il trend rialzista del metallo prezioso potrebbe continuare, prolungando il periodo di grazia e confermando che l’ultimo decennio è stata la fase più favorevole degli ultimi novanta anni.
Durante l’ultima presentazione relativa all’operatività del Soros Fund Management, Paulson & Company e Touradji Capital Management dinanzi alla Securities and Exchange Commission, i tre hedge fund hanno confermato di mantenere inalterato il proprio livello di interesse per l’evoluzione delle quotazioni dell’oncia d’oro.
Nel caso di Soros, momnostante il magnate avesse recentemente qualificato quella dell’oro come ‘la bolla speculativa finale’, la cosa certa è che il suo interesse per le sorti del metallo giallo è innegabile. Alla fine del terzo trimestre dell’anno, il suo hedge fund aveva apportato una riduzione dell’esposizione del portafoglio alle società minerarie (Barrick Gold, Great Basin Gold e Newmont Mining), ma ha mantenuto inalterate le partecipazioni detenute in NovaGold Resources e Kinross Gold.
Il rinnovato interesse di Soros, Paulson e Touradji nell’oro invita a pensare che la ‘commodity’, considerata valore rifugio per eccellenza, continuerà a scalare posizioni nei prossimi mesi. La causa di questo atteggiamento va ricercata nel perdurare della crisi economica e nella presenza di tassi reali negativi nei Treasury Bond Usa. In altre parole, il mercato rialzista dell’oro dovrebbe concludersi soltanto quando i tassi di interesse reali offerti dai titoli di stato nordamericani torneranno su livelli reali positivi, e tutti sappiamo, alla luce anche degli ultimi provvedimenti della Federal Reserve in materia di quantitative easing, che questo accadimento non si materializzerà in tempi brevi.
La forte scommessa sulle commodities ha permesso a questi hedge fund di schivare le turbolenze che si sono nuovamente abbattute sul mercato del debito pubblico europeo. La crisi irlandese ha comportato l’inizio di un periodo difficile per i mercati azionari internazionali, ma non per le commodities.
Secondo i dati di Hedge Fund Research, le quotazioni delle materie prime sono cresciute in media del 2,35% nel mese di ottobre, periodo in cui si sono manifestate le prime avvisaglie dell’allargamento dei differenziali tra debito dei titoli di stato emessi dai paesi periferici dell’eurozona e i Bund tedeschi. Secondo gli esperti, a fronte di una moderazione del ritmo della ripresa economica in alcune importanti aree del pianeta (Stati Uniti inclusi dopo l’ultima revisione al ribasso delle stime di crescita del Pil Usa), quest’inattesa impennata delle materie prime si deve in larga parte proprio alle scommesse effettuate da alcuni hedge fund di dimensioni imponenti. Risultato: i fondi a gestione alternativa focalizzati sulle commodities hanno accumulato una rivalutazione media del 5,22% nel corso dell’ultimo mese.
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