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I fondi degli altri



Dopo il forte calo dei titoli del comparto high-tech, i value funds si stanno prendendo la rivincita

10 Apr 2001


James P. Barrow, portfolio manager del fondo comune di investimento Vanguard Windsor II, sta assaporando una dolce e intensa vendetta, dopo aver vissuto periodi non proprio tranquilli. Nei mesi antecedenti all’inversione di tendenza dei titoli del settore high-tech, il manager di Vanguard è stato praticamente bombardato dalle telefonate degli investitori, che gli chiedevano di sostituire, all’interno del suo portafoglio, i noiosissimi e lentissimi titoli del settore energetico, con quelli ben più scattanti del settore tecnologico. Molti clienti, adirati all’inverosimile, telefonavano e chiedevano di parlare con John Brennan, il chairman di Vanguard, per spiegare le loro ragioni e per far si che Barrow venisse sostituito. Barrow, nel frattempo, continuava a rispondere ai suoi clienti, dicendo loro che molti dei titoli che la gente stava acquistando a piene mani in quel momento, sarebbero crollati nell’arco di un paio di anni. Le previsioni di Barrow hanno trovato, e purtroppo stanno ancora oggi continuando a trovare un ampio riscontro nella realtà. La vendetta dei fondi value si è compiuta in tutto e per tutto. Lipper Inc, una delle più importanti società di ricerca sull’andamento e la struttura dei fondi comuni di investimento, ha recentemente dimostrato che i fondi value hanno, relativamente agli ultimi tre trimestri, nettamente battuto i fondi growth. La vittoria dei fondi value, è stata molto netta, dato che i valori forniti da Lipper Inc, mostrano che il sorpasso è avvenuto in tutte le categorie e a tutti i livelli di capitalizzazione. In particolar modo, il fondo Vanguard Windsor II, è quello che ha mostrato la miglior performance tra i fondi a più elevata capitalizzazione.
Lipper Inc, afferma inoltre che il patrimonio dei fondi appartenenti alla categoria value, è cresciuto enormemente, perché la maggior parte degli investitori ha cercato di trovare in essi un rifugio alla forte e continua volatilità dei mercati azionari. Questo radicale cambiamento, ha salvato molti fund managers che si trovavano alla guida di fondi di tipo value, e che stavano per essere silurati.
Quello finanziario, è uno dei settori preferiti dai gestori dei fondi value. I continui tagli al tasso ufficiale di sconto operati dalla Federal Riserve, la crescita dei premi da versare alle compagnie assicurative, il consolidamento e la tendenza alle integrazioni e alleanze nell’ambito del settore bancario e dell’industria del brokeraggio, costituiscono i fattori che hanno fatto da traino alle buone performances ottenute, negli ultimi trimestri, dall’intero comparto. Altro settore in crescita, è quello Health and Biotecnology, avvantaggiato dall’intervento statale a favore della ricerca sul menoma umano.
Il settore tecnologico e quello delle telecomunicazioni, sono stati quelli che hanno presentato le perdite più accentuate. Per quel che concerne i fondi comuni che investono nel vecchio continente, le quotazioni di questi ultimi, sono state influenzate negativamente dalla crescita dei prezzi delle materie prime, petrolio in testa, dalla perdita di valore dell’euro nei confronti del dollaro, e dal calo delle quotazioni dei titoli appartenenti al settore tecnologico e soprattutto a quello delle telecomunicazioni. Si pensi, per esempio, ai forti cali fatti registrare da titoli ad elevata capitalizzazione come British Telecom e Telecom Italia. Queste aziende hanno sofferto, sia per un calo dei profitti, che per un forte innalzamento del loro livello di indebitamento. I fondi che investono nell’area asiatica e nella zona del Pacifico, hanno sofferto sia per il rallentamento del settore tecnologico, che per la svalutazione delle loro valute, cosa che ha reso sempre più caro il soddisfacimento del fabbisogno energetico.
Gli ultimi profit warnings, cioè gli allarmi sugli utili presenti e futuri, lanciati da società del calibro di Apple Computer Inc, Intel Corp e Texas Instruments, hanno portato ad un vero e proprio tracollo delle loro quotazioni. Molti analisti affermano che, il campanello di allarme per gli investitori più accorti, doveva essere rappresentato dagli stratosferici livelli dei ratio prezzo/utile, relativi alle società del comparto high-tech. Il rapporto prezzo/utile, è infatti indicativo delle aspettative di utili futuri relativi ad un’azienda. Quanto più stratosferiche sono queste aspettative, maggiore sarà la probabilità che l’azienda in questione non riesca a rispettarle. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Alle prime avvisaglie di mancato rispetto delle aspettative di crescita, le vendite sui titoli del comparto tecnologico sono state massicce e hanno risparmiato solo il due per cento dei titoli appartenenti al settore. La cosa più grave è che i continui profit warnings aziendali, sono il sintomo più evidente di un forte rallentamento economico, e quindi di uno scenario congiunturale piuttosto fosco, che potrebbe interessare l’intera economia mondiale per i prossimi trimestri. In questo contesto, i fondi value continuano ad essere nettamente favoriti rispetto a quelli growth. Uno dei settori preferiti da Barrow, è quello energetico, con le dovute distinzioni interne. Società come Phillips Petroleum Co, BP Amoco PLC, Schlumberger LTD e Halliburton Co, occupano posizioni di rilievo nell’ambito della composizione percentuale del suo portafoglio. Il fund manager è fermamente convinto che le società petrolifere continueranno a fare utili record per i prossimi anni, favorite soprattutto dal mantenimento di prezzi elevati del greggio, grazie ai continui tagli alla produzione operati dalle nazioni aderenti all’Opec. Nell’ambito del settore energetico, Barrow avverte però che vi sono delle differenze abissali tra il settore petrolifero e quello del gas naturale. La razionalizzazione di quest’ultimo settore, afferma Barrow, sarà molto lenta e richiederà tempi lunghi. Molte aziende operanti nel settore del gas naturale, sono in difficoltà. Basti pensare che agli inizi degli anni ottanta, vi erano, negli Stati Uniti, 4.600 operatori. Attualmente, soprattutto a causa del crollo dei prezzi, verificatosi negli ultimi anni, sono rimasti sul mercato solo seicento operatori specializzati in questo settore. Per quanto riguarda il settore petrolifero, le cose sono andate e probabilmente continueranno ad andare, diversamente. La domanda di petrolio si è mantenuta molto forte lungo tutto l’arco dell’anno passato, ed ha continuato a mantenersi su tali livelli anche nel corso del 2001. L’offerta di petrolio viene invece continuamente sottoposta a tagli da parte dei paesi produttori aderenti all’Opec. La ritrovata armonia di intenti all’interno dell’Opec, gioverà non poco agli utili presenti e futuri delle società petrolifere. L’analisi appena condotta, mostra come, anche all’interno di uno stesso comparto, la selettività e lo studio storico prospettico, ricoprano un’importanza fondamentale nella scelta dei titoli che possono dare buone soddisfazioni in un’ottica temporale medio-lunga. In un mercato, come quello attuale, che è allo stesso tempo globalizzato e settorializzato, sarà sempre più arduo, per il piccolo investitore, orientarsi senza avere il tempo, la preparazione, e gli strumenti informatici per farlo. Un altro settore ben rappresentato nel portafoglio del Vanguard Windsor II, è quello dei servizi finanziari e bancari. Citigroup, Chase Manhattan Corp e Bank of America Corp, sono alcuni dei titoli appartenenti a questo settore, presenti nel portafoglio del fondo. Barrow è convinto che i titoli delle aziende appartenenti a tale comparto, siano a buon mercato, e soprattutto che siano molto più convenienti di quelle appartenenti a qualsiasi altro settore del mercato. Il fund manager crede che, i prezzi di molte azioni, soprattutto nel settore high-tech, siano ancora eccessivamente elevati. Ancora oggi, nonostante i fortissimi cali subiti, molti titoli del comparto tecnologico e delle telecomunicazioni, presentano dei rapporti prezzo/utile molto più elevati rispetto alla media prezzo/utile, delle azioni facenti parte dell’indice Standard and Poor’s 500. Barrow afferma che, nell’ambito di un’analisi prospettica relativa ad un singolo titolo o ad un determinato comparto, il rapporto prezzo/utile può essere irrilevante nel caso in cui si abbia a che fare con aziende che presentano tassi di crescita attuali e futuri nell’ordine del trenta o quaranta per cento all’anno. Ma è veramente difficile trovare aziende che corrispondano a queste caratteristiche, ragion per cui, la valutazione del rapporto prezzo/utile assume, spesso e volentieri, notevole importanza. Scegliere azioni vincenti nell’ambito del comparto tecnologico è veramente un compito assai arduo, perché, per definizione, sviluppo tecnologico significa anche avere a che fare con livelli di obsolescenza molto veloci. Il progresso tecnologico viaggia a velocità che fino a poco tempo fa erano impensabili. Questo determina una più rapida obsolescenza, non solo degli strumenti tecnologici utilizzati dalle aziende, ma anche dei modelli quantitativi che gli analisti utilizzano per valutare tali realtà aziendali. Tutto ciò, spiega lo scetticismo di Barrow per le azioni high-tech, e la preoccupazione per gli elevati multipli ai quali sono state trattate. D’altronde, in questo modo, il fund manager statunitense ha cercato di non snaturare le caratteristiche genetiche dello strumento finanziario da lui gestito, che è, e vuole restare, un fondo value.




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