Fund Selector |

Confronta Fondi |

Portafoglio |

ETF |

Cambi e tassi |

Promotori e Consulenti |

Home |

Asset allocation



Opportunità tra gli squilibri dell’economia mondiale

29 Dec 2010

In questo scorcio di 2010, come già svariate volte durante l’anno, numerosi investitori sono spiazzati e in alcuni casi persino paralizzati da un nuovo fl usso di notizie preoccupanti. Queste diffi coltà non devono tuttavia far dimenticare che esistono interessanti opportunità di investimento.

L’incertezza sulla stabilità e il vigore della ripresa economica, le politiche di allentamento quantitativo in atto, le (dis)continue misure di stimolo all’economia, l’accumulo di debito pubblico e le turbolenze fifi nanziarie nel mercato obbligazionario dell’area euro accompagnano i paesi industrializzati nel passaggio al nuovo anno. Al tempo stesso, un numero crescente di paesi in via di sviluppo si trova a fronteggiare signififi cative spinte inflfl azionistiche, rischi di surriscaldamento (specie nel mercato immobiliare) e afflffl ussi di capitale in aumento (che inducono all’adozione di misure di controllo dei capitali). I defifi cit di bilancio o i livelli del debito pubblico non sono invece fonte di preoccupazione nei mercati emergenti. Gli squilibri e le diffiffi coltà cicliche e strutturali hanno recentemente spinto i rischi di investimento e le volatilità a livelli alquanto elevati rispetto ai valori storici. Le divergenze tra regioni, paesi e settori sono probabilmente destinate ad ampliarsi ulteriormente durante l’attuale ciclo economico. Ciò richiederà un approccio d’investimento specififi co e selettivo.

Economie sviluppate: passaggio dalla ripresa postrecessione a una crescita nuovamente sottotono
Allorché le recenti notizie nel mondo sviluppato sono perlopiù incentrate sui problemi del debito sovrano e sul rischio di insolvenza, viene prestata scarsa attenzione agli ultimi dati sulla crescita economica. Ma la poco entusiasmante realtà è che, dopo la buona ripresa dalla recessione del 2009, negli ultimi due trimestri l’espansione è considerevolmente rallentata nella maggior parte dei paesi del G7. Nel 2011 la crescita del PIL nelle economie industrializzate dovrebbe attestarsi in prossimità del nuovo livello tendenziale potenziale di lungo periodo, pari a circa il 2-3%. Tuttavia, in alcuni paesi europei periferici i massicci piani di consolidamento dei conti pubblici potrebbero provocare una nuova recessione, il cosiddetto “double dip”. I problemi legati a questa ripresa economica sottotono nelle aree sviluppate sono una disoccupazione persistentemente elevata e l’impossibilità di ridurre i debiti pubblici ingenti e ancora in aumento tramite la crescita. Inoltre, anche solo un modesto rialzo dell’inflfl azione potrebbe spingere alcune economie nella trappola della stagflfl azione, da cui sarà diffiffi cile uscire.

Quali sono le prospettive per la situazione debitoria dell’area euro e la moneta unica?
A una più attenta analisi, le turbative legate al debito dei paesi periferici dell’area euro non possono essere considerate una crisi del debito sovrano nel senso tradizionale del termine (che in genere comporta ingenti quantità di debito in valuta estera cui fa seguito un’improvvisa interruzione delle linee di credito da parte dei creditori esteri). Si tratta invece piuttosto di una crisi del debito locale all’interno di un’unione monetaria: tutte le passività sono infatti in valuta “locale”, l’euro.

Ciò premesso, il vero problema dell’area euro non è né l’Irlanda, né la Grecia, né il Portogallo o persino la Spagna. La vera crisi è quella dell’euro, le tensioni che l’appartenenza all’unione monetaria sta generando nelle relazioni tra i diversi membri e l’atteggiamento degli elettori dei singoli Stati membri nei confronti della moneta unica. La situazione attuale dimostra ancora una volta la grande contraddizione dell’avere una politica monetaria comune, ma ministeri delle fifi nanze nazionali diversi. Si può convivere con questa contraddizione, ma i danni che essa provoca sono notevoli quando una recessione economica o un cambiamento di direzione dei flfl ussi di capitali accentua le diffff erenze tra regioni che condividono la stessa politica monetaria. Gli investitori saranno probabilmente costretti a fare i conti con la crisi dell’area euro per tutto il 2011, poiché le autorità hanno ancora molto ritardo, hanno sottovalutato l’entità del problema e probabilmente esiteranno tra varie soluzioni prima di concordare, non senza riluttanza, una soluzione globale. Quest’ultima non potrà essere né un ampliamento dell’EFSF, l’European Financial Stability Facility (sarebbe una soluzione imperfetta che alimenterebbe gli attacchi speculativi), né una disaggregazione europea (sarebbe una soluzione impraticabile e molto svantaggiosa per tutti gli Stati membri). La soluzione coinvolgerà probabilmente la BCE in misura signififi cativa (acquisto di ingenti quantitativi di debito di emittenti in diffiffi coltà) e prevederà una compartecipazione alle perdite per alcuni obbligazionisti. Vi è motivo di credere che la crisi dell’Europa non provocherà un’altra ondata di panico mondiale, né farà ricadere la regione in recessione. L’euro dovrebbe sopravvivere ma è ormai divenuto una valuta debole sul piano dei fondamentali. È necessario un ulteriore deprezzamento per una ripresa delle economie periferiche. Nuove misure di allentamento quantitativo da parte della BCE, quali acquisti di obbligazioni, favoriranno questo recupero. Economie emergenti: solidi punti di forza strutturali, ma le diffiffi coltà cicliche potrebbero accentuarsi È ampiamente riconosciuto che i mercati emergenti nel loro complesso benefifi ciano di fondamentali più solidi rispetto alle economie sviluppate. Vantano ritmi di crescita economica più sostenuti, defifi cit di bilancio più contenuti e un debito pubblico estero in diminuzione. Per di più, questo vantaggio è rafforzato da due importanti tendenze di lungo periodo: l’urbanizzazione e lo sviluppo demografifi - co. Entrambe stanno producendo effff etti signififi cativi sulla creazione di ricchezza, sullo stile di vita e sui consumi interni. È del tutto logico ormai considerare i mercati emergenti come consumatori potenziali piuttosto che come produttori a basso costo e di bassa qualità. Nonostante queste favorevoli dinamiche strutturali, gli investitori non devono trascurare l’aumento delle diffiffi coltà cicliche. Le spinte inflfl azionistiche inducono un inasprimento delle condizioni monetarie, le bolle speculative nei mercati immobiliari sollevano dubbi sulla solidità dei sistemi bancari nazionali e il crescente protezionismo, unitamente alle guerre commerciali o valutarie, potrebbe provocare turbative. Ciononostante, è probabile che i mercati emergenti continueranno a trainare la crescita dell’economia mondiale. E sono ancora nettamente sottorappresentati nei portafogli globali.

Mercati dei capitali: diff erenziazione e selettività
Alla luce degli squilibri che caratterizzano attualmente l’economia mondiale, con un accumulo di problemi ciclici e strutturali nelle economie industrializzate che in passato dominavano il mondo, gli investitori non devono aspettarsi di essere premiati con rendimenti corretti per il rischio interessanti per un investimento non selettivo in “indici” ponderati per la capitalizzazione. Inoltre, è improbabile che l’estrapolazione di trend storici, come la continua fl essione dei tassi di interesse a lungo termine, si riveli una strategia vincente. Il contesto economico attuale accresce notevolmente l’importanza della selettività, rendendola un fattore essenziale per il successo dell’investimento, in quanto l’enfasi sui mercati dei capitali è destinata a spostarsi sempre di più da un’alternanza di propensione e avversione al rischio a una maggiore diff erenziazione, di rifl esso alle diff erenze nei fondamentali, nelle valutazioni e nelle opportunità di rischio/rendimento. Gli investitori possono benefi ciare di interessanti “premi di selettività”, e l’”alfa” derivante da decisioni di investimento attive e fondate su basi solide diventerà una componente sempre più importante dei loro rendimenti.

Conclusioni per gli investitori:
mantenere un’esposizione alla crescita Dall’estate 2010 la propensione al rischio degli investitori è andata aumentando sulla scorta di risultati aziendali migliori del previsto, di dati economici leggermente superiori alle aspettative nei paesi del G7 e di una nuova fase di allentamento quantitativo da parte della Fed (il cosiddetto “QE2”). Da uno scenario di base che prevede una crescita economica sostenibile ma modesta nel G7 (2-3%) e un’espansione nettamente più sostenuta, ancorché in lieve rallentamento, in Cina e India (8-9%) si desume una crescita del PIL reale globale di circa il 4%. Pertanto, il rialzo ciclico delle attività rischiose dovrebbe rimanere intatto nel 2011. In questo contesto, le correzioni potranno essere sfruttate per sovrappesare ulteriormente le azioni e accentuare il sottopeso sui titoli di Stato. Per i portafogli a reddito fi sso, un’accurata selezione di obbligazioni societarie (investment grade e high yield) – specie di società che stanno riducendo l’indebitamento e accumulando riserve di liquidità – è molto più interessante dell’investimento in titoli di Stato di paesi sviluppati strutturalmente deboli. Le spinte infl azionistiche in numerose economie emergenti esercitano crescenti pressioni al rialzo sui tassi di interesse. Di conseguenza, le obbligazioni indicizzate all’infl azione in valuta locale rappresentano una valida scelta per alcuni mercati emergenti, poiché consentono agli investitori di benefi ciare dell’apprezzamento del cambio reale. La nostra preferenza generale per le azioni risulta ampiamente giustifi cata da condizioni monetarie accomodanti, bilanci aziendali solidi, valutazioni eque o convenienti, premi per il rischio interessanti nonché da una crescita sostenuta degli utili e della redditività. Saranno soprattutto le imprese in grado di benefi ciare della vigorosa crescita e dei trend strutturali delle economie emergenti – siano esse quotate nei paesi del G7 o nelle piazze emergenti – ad essere tra i principali benefi ciari della fase avanzata del ciclo dei mercati dei capitali. Nell’universo azionario dei mercati emergenti, sembrano particolarmente promettenti l’Asia (forte espansione dei consumi interni), la Russia (domanda di materie prime sostenuta dalla crescita, valutazioni molto contenute) e alcune parti dell’Africa (mercati di frontiera ancora inesplorati con un interessante potenziale di sviluppo). I prezzi delle materie prime reali dovrebbero continuare ad evidenziare una tendenza al rialzo, poiché la domanda rimane sostenuta e i principali driver restano orientati al rialzo, soprattutto per le commodity energetiche e industriali.




Fondionline S.r.l. P. IVA 04783660964 TEL: 02.320625567 Servizio, informativa sui fondi e piattaforma tecnologica Analysis S.p.A.