Un’idea di investimento difensiva: obbligazioni indicizzate al Rendistato
01 Mar 2011
Il Rendistato è un indice sui tassi di interesse utilizzato, soprattutto in passato, per regolare i pagamenti relativi ai finanziamenti degli enti para-statali. I titoli obbligazionari legati a questo indice offrono protezione in caso di tensioni sull'euro
Questo indice viene calcolato da Banca d’Italia come la media dei rendimenti di un paniere di obbligazioni: “composto da tutti i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) quotati sul MOT e aventi vita residua superiore ad un anno. Sono esclusi i BTP indicizzati all’inflazione dell’area Euro”. In pratica quindi, all’aumentare del rendimento dei BTP aumenta il valore dell’indice e viceversa.
La cosa interessante di questo indice, dal punto di vista dell’investitore, è che durante le fasi di crisi e di aumento dell’incertezza sulle sorti dell’Euro, il Rendistato tende a salire poiché gli investitori richiedono un rendimento più elevato per detenere titoli emessi dalla Repubblica italiana.
Come mostra il grafico sottostante, questo indice ha subito significativi aumenti durante le fasi di maggio/giugno e di ottobre/novembre 2010.
Date queste proprietà quindi ne consegue che i titoli obbligazionari indicizzati al Rendistato, tendono ad aumentare la cedola (e quindi il valore) durante le fasi di nervosismo e viceversa, svolgendo quindi in maniera molto efficiente il ruolo di copertura dei rischi in caso di una nuova accelerazione delle tensioni sull’Euro (che per inciso, dopo le elezioni di domenica scorsa ad Amburgo ci sembrano meno improbabili di quanto sembri).
Ovviamente, affinché le proprietà “anticicliche” delle obbligazioni indicizzate al Rendistato si possano pienamente concretizzare, è necessario che l’emittente sia quanto più solido e non legato all’Italia e ai paesi periferici dell’Euro.
In questo modo, si possono ottenere due risultati contemporaneamente: la sicurezza dell’investimento (garantito dall’emittente solido) e l’aumento di redditività legato ai titoli italiani.
Da non sottovalutare infine, che queste obbligazioni sono pur sempre indicizzate, per cui in caso di rialzo dei rendimenti legati non ad una evoluzione negativa dei problemi dell’Euro, ma al contrario ad uno scenario positivo di aumento delle aspettative di crescita (e quindi dell’inflazione), l’investitore sarebbe comunque, almeno in parte, tutelato dall’aumento del flusso cedolare.
Il vero aspetto problematico di questa idea di investimento, è in effetti legato alla difficile reperibilità di obbligazioni indicizzate al Rendistato e alla loro scarsa liquidità.
A quanto ci risulta, sono soltanto tre le emissioni ad oggi (teoricamente) disponibili sul mercato; la tabella sottostante ne mostra le caratteristiche principali.
Le ultime due, emesse da Bear Stearns (adesso del groppo JP Morgan) e KFW (istituto garantito ufficialmente dallo stato tedesco), offrono maggiori garanzie di solvibilità (soprattutto ovviamente la KFW) e di non correlazione con l’Italia e i paesi periferici dell’Europa. La loro liquidità sul mercato secondario è però pressoché nulla per cui, anche ammettendo di riuscire a reperirle (cosa tutt’altro che facile), la successiva vendita potrebbe risultare assai complicata.
Il primo titolo invece, emesso da Mediobanca, essendo quotato al MOT non presenta particolari problemi relativi alla negoziazione (almeno per ammontari non elevati). Presenta però il difetto di essere emesso da una banca italiana, che quindi potrebbe subire contraccolpi in casi di crisi di fiducia sull’Europa e sull’Euro.
L’andamento dei Credit Default Swap di Mediobanca negli ultimi due anni, conferma la stretta relazione con il rendimento dei BTP (e quindi il Rendistato); tuttavia va sottolineato che rispetto ad altri istituti, Mediobanca ha superato le fasi più acute della crisi del 2008 in maniera assai meno problematica della maggioranza degli altri istituti di credito italiani.
Il titolo Mediobanca quindi, seppure non ideale, al prezzo attuale attorno alla pari (cioè 100), ci sembra comunque interessante in un’ottica di bilanciamento dei rischi di portafoglio e di rapporto rischio/rendimento.
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