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Il caso



Un decennio volatile che non ha premiato il lungo termine

13 Apr 2011

A cura di Rocki Gialanella

L’indice Dow Jones Industrial è tornato sui massimi degli ultimi due anni mettendo a segno un rialzo del 90%. Tuttavia, a dispetto dei sensibili saliscendi degli ultimi anni, la performance dell’ultimo decennio è stata nulla

L’ultima inchiesta mensile realizzata da Bank of America-Merrill Lynch tra i gestori di fondi a livello internazionale, ha registrato a febbraio un incoraggiante 67% degli interpellati sovra pesati sui listini azionari (il livello più alto dal 2001, anno in cui è nata l’idea di realizzare tale tipo di indagine). Dopo gli accadimenti delle ultime settimane, l’inchiesta di marzo (l’ultima disponibile) mostra che la percentuale di ottimisti ha subito un tracollo fino al 45% (dato ancora elevato se messo a confronto con la media storica).

I dati in possesso di Lipper registrano negli ultimi mesi un sensibile aumento dei flussi di denaro destinati dagli investitori ai fondi azionari, fino al punto da superare quelli relativi alle altre asset class e da porsi in linea con le cifre archiviate in periodi dorati (2005 e 2006). Per esempio, gli afflussi netti di denaro indirizzati dagli investitori europei ai fondi azionari focalizzati sulle Borse nordamericane hanno raggiunto lo scorso gennaio la ragguardevole cifra di 3.700 mln di euro (la categoria ha fatto meglio solo in un mese del 2006).

Curiosamente, per coloro che vengono definiti investitori ‘contrarian’, tutti questi dati rappresentano segnali di preoccupazione e conducono ad una prossima caduta delle Borse. In altre parole, sarebbero indicatori capaci di segnalare l’arrivo della prossima fine del ciclo rialzista. E non sono pochi gli investitori che si domandano se non sia il caso di evitare di effettuare cospicui investimenti sui listini.

Se ragioniamo seguendo una view interpretativa più moderata, dovremmo considerare questi dati come una prima avvisaglia che il ciclo rialzista non sarà infinito (soprattutto dopo due anni di corsa al rialzo). L’analisi storica dei cicli azionari rialzisti indicherebbe che la maggio parte del potenziale rialzista sia stato già espresso. Pertanto, se le Borse hanno ancora qualcosa da dare, questo non sarà mai pari o superiore a quanto visto finora. Partendo da questi presupposti, ulteriori rialzi compresi in un range del 10-20% sembrano difficili da pronosticare in assenza di un significativo cambiamento delle prospettive macro-economiche.

Attualmente l’indice Dow Jones Industrial presenta una quotazione vicina ai 12.400 punti (livello massimo da giugno del 2008 e punto più alto del ciclo rialzista di Borsa iniziato 2 anni e un mese fa), che si traduce in una rivalutazione del 90% dai minimi registrati a marzo 2009. Un rialzo del 90% dell’indice degli indici in appena due anni deve indurre alla prudenza gli investitori meno propensi al rischio o meno capaci di sopportare i saliscendi delle Borse.

La lettura odierna di alcuni importanti indicatori (trend degli utili aziendali, produttività delle imprese, tassi di breve e lungo termine, evoluzione della massa monetaria, crescita dei prezzi delle materie prime, dinamicità dei traffici commerciali internazionali, i differenziali del credito, i tassi di disoccupazione) sembra supportare l’idea che la luce gialla si sia già accesa per il trend rialzista del mercato azionario.

Il rischio di un secondo ciclo decennale a rendimento nullo
Negli ultimi dieci anni, l’indice Dow Jones ha mostrato un’elevata correlazione con l’indice globale MSCI World. La strategia basata sull’acquisto e mantenimento per un decennio ha portato al conseguimento di rendimenti nulli o leggermente negativi. Se, alla pari dell’ultimo decennio, anche il prossimo decennio dovesse essere caratterizzato da forti oscillazioni delle quotazioni e da rendimenti di lungo termine quasi nulli, avremo un super ciclo dai rendimenti nulli.




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