Lettera mensile di Raphaël Gallardo e Franz Wenzel di AXA Investment Managers
Delusioni
La correzione al ribasso delle materie
prime dall’inizio di maggio dovrebbe
contribuire a rallentare la tendenza al
rialzo dell’inflazione, soprattutto nei
paesi emergenti nel 2H11. Senza un
concreto rallentamento della domanda
di credito è difficile immaginare una
crescita più moderata delle economie
emergenti. Ci sono molte variabili che
spingono al rialzo i prezzi delle
commodity: le tensioni geopolitiche
nel mondo Arabo, il dollaro debole, i
tassi Usa vicini allo zero. La
correzione di inizio maggio potrebbe
essere solo una pausa in questo
movimento al rialzo, ma le pressioni
inflazionistiche permangono e influenzeranno
le politiche monetarie.
Per quel che concerne i mercati
avanzati, gli Stati Uniti non hanno
diffuso buone notizie. Al di là del
temporaneo rallentamento del PIL nel
1Q11, i recenti dati industriali
(Philadelfia ed Empire) confermano il
rallentamento del settore. Il 2012 sarà
l’anno dell’austerity (l’avvertimento di
S&P è servito da sveglia per il
Congresso).
In Europa, dopo due anni record, il
settore industriale dà i primi segni di
cedimento. I consumi rimangono
modesti con eccezione dell’area
franco-tedesca; la capacità di ripresa
della Francia appare debole se si
considerano il basso livello di fiducia
delle famiglie e le difficoltà di accesso
al credito. Nonostante l’annuncio di un
piano di salvataggio per il Portogallo
di 78 miliardi di euro, le tensioni sui
debiti sovrani periferici non sono
diminuite. Di fronte alle difficoltà della Grecia, i
mercati hanno già anticipato una ristrutturazione imminente obbligando
l’UE a preparare un nuovo piano di
bail-out in tutta fretta. Sembra che le
autorità europee stiano vagliando
alcune misure di intervento che potreibero
evitare una ristrutturazione
“frettolosa” del debito greco, misura
che porterebbe solo conseguenze
drammatiche per le banche europee.
Obbligazioni: prudenza
I rendimenti nella zona euro sono stati
notevolmente influenzati dai timori,
ormai quasi realtà, di una profonda
crisi della Grecia. Inoltre, il fatto che
S&P abbia deciso di “sorvegliare da
vicino” il debito americano ha fatto
salire i rendimenti (anche se solo per
poco). In tale scenario crediamo che
per la fine del 2011 i rendimenti dei
Treasury decennali si attesteranno
intorno al 4%, se non di più.
Nonostante le previsioni al ribasso
sulla crescita, pensiamo che i trimestri
a seguire mostreranno una progressione
vicina al 3% e questo favorirà la
risalita dei tassi reali che attualmente
sono troppo bassi.
Continuiamo a pensare che il pericolo
sia di vedere rendimenti più elevati in
futuro. Un anno è passato e la crisi del
debito Greco sembra aggravarsi
anziché migliorare. Le obbligazioni
greche a due anni hanno un
rendimento superiore al 25% che vuol
dire un tasso di default di più del 60%
(su cinque anni). Questa incertezza
conferma le nostre raccomandazioni
sulla prudenza riguardo le obbligazioni
greche. Siamo comunque convinti che
la BCE continuerà ad alzare i tassi di
riferimento, almeno altre due volte nel
2011, per cercare di tenere meglio
sotto controllo le pressioni inflazionistiche.
Continuiamo a pensare che il
Bund (decennale tedesco) sarà
scambiato in una forchetta compresa
tra il 3,5% e il 4% per fine anno.
Obbligazioni indicizzate
all’inflazione
Mentre la Fed resta convinta che
l’inflazione sia solo un fenomeno
temporaneo, molte banche centrali
hanno cominciato a restringere le loro
politiche monetarie. Tuttavia, i tassi
reali a breve rimangono molto bassi o
addirittura negativi in alcuni paesi
emergenti le cui banche centrali
temono di attirare dei capitali inattivi
attraverso il rialzo dei tassi a breve.
Consideriamo che la politica monetaria mondiale sia troppo accomodante
e rimaniamo positivi sui break-even
delle obbligazioni indicizzate all’inflazione.
Credito: mantenere le posizioni
La stagione delle trimestrali ha
influenzato le performance di questa
asset class e, benché i margini siano
vicini a toccare l’apice, riteniamo che il
contesto attuale continui ad essere
molto favorevole ai corporate bond.
Tra questi confermiamo la nostra
preferenza per gli High Yield in questa
fase del ciclo.
Azioni: pazientare
La direzione dei mercati azionari è
stata piuttosto caotica. Solo i paesi
sviluppati hanno mostrato dei
rendimenti leggermente postivi nel
corso del mese scorso. I risultati
pubblicati confermano però la buona
salute di cui godono le società le cui
“casse sono piene di cash” grazie a
una crescita superiore alle aspettative.
Abbiamo, quindi, rivisto al rialzo le
nostre previsioni di crescita dei ricavi
per il 2011 portandole al 10-15% per
USA ed Europa. Tuttavia, l’attuale
timore legato all’inflazione, insieme al
restringimento delle politiche monetarie,
costituirà un grave fardello.
A livello geografico, suggeriamo un
piccolo cambiamento: innalziamo la
nostra esposizione sulla Svizzera da
negativa a neutrale, per ridurre il beta
nel portafoglio.
Per quanto riguarda gli USA, essendo
convinti che l’attuale politica
monetaria ultra-accomodante dovrebbe
portare i suoi frutti, rimaniamo
sovrappesati, mentre preferiamo
essere prudenti rispetto ai mercati
emergenti a causa dell’inflazione.
Commodity: neutrali
Le commodity hanno visto un forte
ribasso a causa dell’effetto combinato
del discorso di Trichet e dei dati
relativamente deludenti provenienti
dagli Stati Uniti. I prezzi sui mercati
ora integrano una domanda più
ragionevole di energia e metalli
industriali. Un rimbalzo di breve durata
potrebbe ancora esserci sulla base di
valorizzazioni più interessanti. I metalli
preziosi sono i più interessanti a
medio termine, come copertura da un
eventuale ulteriore deprezzamento del
biglietto verde.
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