A cura di Enrica Bucciarelli
La Repubblica dell’India è una delle più floride economie emergenti. Seppure con critiche metodologiche sulla formazione degli indicatori, alcuni esperti del settore, come Morgan Stanley e la Banca Mondiale, pensano che la crescita economica indiana possa superare quella della Repubblica Popolare cinese nel giro di pochi anni. Una svolta interessante, soprattutto per quei Paesi che stanno puntando sulla creazione di relazioni commerciali con i due giganti asiatici. Ci s’interroga, quindi, sul ruolo che l’Italia possa rivestire nel rapporto a livello economico-commerciale con l’India. Il nostro Paese ha appeal per l’India? Qual è la nostra posizione all’interno dell’Unione Europea nel rapporto con il Paese asiatico?
Attore fondamentale per la stabilizzazione di una delle aree più calde del mondo, la Repubblica indiana è anche una delle potenze economiche emergenti che sembra aver risentito solo parzialmente della crisi economica internazionale che, dal 2008, sta investendo l’intero globo. Gli effetti di quest’ultima sull’India, infatti, si sono per lo più espletati fra la fine di quell’anno e il primo semestre del 2009, quando il Paese asiatico ha visto un rallentamento nel proprio interscambio commerciale, dovuto per lo più al raffreddamento della domanda da parte dei Paesi esteri. Una frenata relativa visto che, già nel primo semestre del 2010, la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) segnava un + 8,7%, ri-assestandosi così ai livelli raggiunti prima della crisi, sospinto, in particolar modo, dal settore dell’industria (specialmente dal comparto manifatturiero) che ha segnato un +11,8% rispetto al periodo corrispondente e dal settore dei servizi (su tutti spiccano le voci trasporti e telecomunicazioni) che ha fatto segnate un + 9,0%.
A livello internazionale, l’Amministrazione di New Delhi detiene posizioni particolarmente rigide per ciò che concerne il settore agricolo e, all’interno del Doha Round, ossia quella serie di negoziati che dal 2001 si tengono in seno al WTO (World Trade Organization- Organizzazione Mondiale del Commercio), mantiene posizioni contrastanti con quelle europee e statunitensi.
Il settore agricolo, infatti, rappresenta per l’India un comparto di delicata gestione, vista la natura non omogenea e non particolarmente produttiva delle coltivazioni le quali sono in balia delle variazioni meteorologiche e la cui attenta pianificazione può migliorare annate critiche o peggiorare l’entità dei raccolti come accaduto nel 2009, quando una sbagliata gestione della scorte di cereali ha enfatizzato i danni provocati dalla siccità. Nonostante ciò, l’India non sembra voler rinunciare alla salvaguardia del mercato interno da una possibile invasione di prodotti agricoli stranieri. Risiede proprio qui uno degli elementi dell’attuale empasse del Doha Round: liberalizzazione e abbattimento delle barriere commerciali sostenuta dalle economie avanzate contro il protezionismo del mercato agricolo appoggiato dalle economie emergenti.
L’indice dei prezzi al consumo risulta essere l’indicatore economico più problematico per lo Stato asiatico. La dinamica dell’inflazione, infatti, è in continua salita, causando così non solo problemi alle autorità monetarie ma possibili ricadute sociali in quanto l’impennata dei prezzi ha soprattutto coinvolto beni alimentari, essenziali per la sopravvivenza delle classi più povere, già peraltro penalizzate dalla struttura castale della società indiana. La situazione sembra però essere migliorare: nei primi mesi di quest’anno, l’aumento dei prezzi ha, infatti, toccato maggiormente i prodotti non alimentari mentre quelli alimentari (in particolar modo latte, uova carne e pesce) restano ancora alti nonostante un loro parziale decremento.
L’India e l’Unione Europea
Le difficoltà riscontrate a livello multilaterale, in particolare nell’ambito del Doha Round, lasciano ampio spazio alla creazione di accordi di libero scambio regionale. Forti di rapporti economici decennali e di un Accordo di cooperazione strategica del 2004, l’Unione Europea e la Repubblica dell’India stanno negoziando dal 2007 il Free Trade Agreement (FTA), un ambizioso accordo che riguarderebbe il commercio di beni, servizi e investimenti. Contemporaneamente, la Commissione Europea è intervenuta con un Piano d’Azione di medio periodo (2007-2013) che concerne i rapporti bilaterali a tutto tondo fra i due attori, dalla pace e sicurezza ai rapporti commerciali.
Quest’ultimi, in particolare, seppur in fase discendente, da ascrivere per lo più a fattori legati alla crisi economica globale che alla volontà degli attori, restano buoni. Secondo il Dipartimento del Commercio indiano, le esportazioni dell’India verso l’Europa a 27 si assestano a 19.585,16 milioni di dollari nel periodo aprile-settembre 2010. L’Olanda si posiziona al primo posto della classifica con 3.264,42 milioni di dollari, seguito dalla Gran Bretagna (3.260,36 US$), dalla Germania (2.754,11 US$), dal Belgio (2.428,84 US$) e dalla Francia (2.085,55 US$). Nello stesso periodo temporale, le importazioni dall’Unione Europea raggiungono i 19.082,33 milioni di dollari. La Germania si assicura il primo posto con 5.245,32 milioni di dollari, seguita da Belgio (3.885,87 US$), Gran Bretagna (2.217,35 US$), Italia (1.910,62 US$) e la Francia (1.254,75 US$). Cifre che permettono all’Unione Europea di essere uno dei principali partner commerciali della Repubblica indiana.
Le relazioni commerciali fra India e Italia
I rapporti economico-commerciali fra Italia e India post-indipendenza hanno visto i propri inizi già nel secolo scorso, quando l’indiana Premier e l’italiana FIAT diedero vita a quella che è stata definita la prima utilitaria di massa: la Fiat 1100 o Premier Padmini.
Da allora, la cooperazione fra imprese dei due Paesi nel settore dell’automotive – quel settore che oltre a racchiudere le industrie automobilistiche in senso stretto comprende anche tutte quelle imprese che ruotano intorno ad esse, dalla progettazione e design allo sviluppo e componentistica - non ha smesso di funzionare. S’inscrive in questa decennale collaborazione l’ultimo, in ordine temporale, Business Summit indo-italiano del settore, un incontro svoltosi fra il 18 e il 21 aprile 2011 durante il quale l’Ambasciatore italiano in India ha dichiarato che “Le imprese italiane sono pronte a contribuire alla crescita del settore automobilistico indiano, costruendo sui solidi e storici legami fra le due nazioni. L’Italia ha una grande tradizione nella produzione di macchine di piccole dimensioni, il che ne fa un partner ideale per l’India, che sempre più sta emergendo come hub per la produzione di auto di piccola cilindrata”, riassumendo in questo modo l’importanza strategica che questo settore ha nei rapporti commerciali fra i due Paesi.
L’automotive non è l’unico settore ad interessare i rapporti economici bilaterali fra i due Paesi. A dimostrazione di ciò, una lunga lista di incontri e summit supportati da istituzioni economiche nazionali, già realizzati e in programma, che vedono la partecipazioni di rappresentanti dei vari settori industriali il cui apice nel 2011 si avrà in autunno quando la delegazione guidata dal Ministro dello sviluppo economico Romani si recherà in India. Per l’autunno, è stata anche prevista la firma di 10 Memorandum of Understanding i quali interesseranno settori ritenuti strategici dai due attori quali: design, itc, tessile, farmaceutico, cuoio, agrofood processing, turismo, infrastrutture e manifatturiero oltre che l’inevitabile automotive. Verranno, così, gettate nuove basi per la collaborazione fra i due Paesi al fine di migliorare quell’interscambio commerciale che, nel 2010, si è assestato sui 6 miliardi di euro, risultando peraltro in crescita rispetto all’anno precedente.
Conclusioni
In generale, il sistema economico indiano è in fase di progressiva transizione. Da circa due decenni, l’India ha scelto di adottare regole e principi del libero mercato, ma la trasformazione da un’economia rigorosamente pianificata è ancora incompiuta e, certamente, non facilitata dalla pachidermica macchina burocratica indiana nonché dal sistema consensuale e di contrappesi che regola la vita democratica di questo Paese. Dal canto suo, l’Italia si assesta al quarto posto fra i Paesi dell’Unione Europea che esportano verso l’India e al sesto posto come Paese di destinazione per il Paese asiatico con 1.867,25 milioni di dollari (per il periodo aprile-settembre 2010). Alla luce della lunga lista di iniziative e dei dati statistici relativi alle relazioni commerciali, l’India sembra considerare l’Italia un partner affidabile, quantomeno in quei settori ritenuti strategici da entrambi i Paesi. Allo stato attuale, molti dei settori dell’economia indiana prevedono autorizzazioni governative o sono del tutto vietati agli investitori esteri. Gettare, quindi, le basi per la creazione di rapporti economici su settori concordati potrebbe facilitare il dialogo per gli ambiti ancora preclusi o ostacolati. In definitiva, le relazioni economico-commerciali fra Italia e India godono di buona salute ma esistono ampi spazi di miglioramento.
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