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I fondi degli altri



Proteggersi dai crolli non ha pagato

07 Jun 2011

A cura di Rocki Gialanella

Gli investitori che hanno cercato di proteggersi dai fenomeni di volatilità estrema dei mercati azionari mediante la sottoscrizione di quote di bear funds non hanno centrato l’obiettivo

I ‘bear funds’, prodotti che vedono crescere il valore delle proprie quote quando i mercati azionari vanno male, hanno beneficiato di due crolli nell’ultimo decennio. L’ultimo crollo, materializzatosi nel periodo 2007-2009, ha comportato una perdita significativa per gli investitori internazionali ed è stato così intenso da far precipitare l’indice Standard and Poor’s 500 ai minimi degli ultimi undici anni. Nonostante ciò, i bear funds sono stati i worst performers tra 90 tipologie di fondi durante l’ultimo decennio, accusando perdite medio annue vicine al 10%.

I bear funds hanno rappresentato un prodotto di nicchia per molti anni dopo il loro lancio (avvenuto negli Usa durante gli anni ’80). La categoria ha cominciato ad attrarre l’attenzione degli investitori in occasione dell’ultima crisi finanziaria: gli investitori vi hanno destinato 4,7 bln di Usd nel biennio 2009-2010. Il patrimonio gestito dai 42 fondi appartenenti a questa categoria ha così raggiunto i 5,5 bln alla fine del 2010 (un ammontare che rappresenta lo 0,1% del patrimonio dell’industria del risparmio gestito a livello planetario).

I bear funds si difendono dalle fasi di mercato ribassiste mediante lo short selling su singoli titoli o il ricorso a derivati che li aiutano ad assumere posizioni short su singoli indici. La strategia short comporta la vendita di titoli presi in prestito con l’aspettativa che il valore di questi titoli continui a perdere quota e possano essere acquistati a prezzi più convenienti in un secondo momento.

Per i gestori Usa alla guida dei bear funds, la vera spada di Damocle è costituita dall’intervento della Fed a supporto dell’economia. Negli ultimi cinque anni solo un bear fund Usa è riuscito a battere il mercato: si tratta del Pimco Stock- splus TR Short Strategy Fund, guidato da Bill Gross, meglio conosciuto come il money manager del Pimco Total Return, il più grande fondo obbligazionario del mondo. Il bear fund guidato da Gross ha iniziato la sua attività nel 2003 ed ha ottenuto un rendimento medio annuo del 3,1% nell’ultimo quinquennio (superiore al 2,5% annuo ottenuto nello stesso periodo dall’indice Standard and Poor’s).

Il fondo utilizza derivati per assumere posizioni short sugli indici di mercato e può destinare una quota del patrimonio alle obbligazioni per cercare di compensare (mediante l’incasso delle cedole e la rivalutazione dei corsi dei bond) le perdite potenziali incamerate nei periodi in cui il mercato azionario tende a salire. Il Pimco Fund ha ottenuto un rendimento del 49% nel 2008 (anno in cui lo Standard and Poor’s ha perso il 38,5%). Il fondo ha perso il 14% nel 2009 e l’8,5% nel 2010.

L’outperformance realizzata dal fondo si deve al buon andamento della componente obbligazionaria, tuttavia, se i listini azionari dovessero continuare a crescere nei prossimi anni e la Fed dovesse abbandonare la politica monetaria ultra-espansiva per sostituirla con una più moderata (o di normalizzazione dei tassi di interesse), il fondo potrebbe trovarsi in una situazione nettamente sfavorevole per entrambe le componenti fondamentali del suo portafoglio. D’altronde è proprio vero che non c’è una strategia buona per tutte le stagioni.




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