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Il mercato della settimana



L’Asia pilota le performance dei convertible bond

30 Aug 2011

A cura di Rocki Gialanella

Il sensibile miglioramento della qualità del credito e della corporate governance delle società asiatiche, unito alla presenza di tassi di interesse e volatilità elevati, spingono i convertible bond dell’area

I mercati finanziari stanno vivendo una lunga fase di turbolenze: incoraggiati dai solidi profitti delle aziende,sono stati colpiti da eventi del tutto imprevedibili. Mentre gli investitori rimangono poco convinti della direzione futura dei mercati azionari, il comparto delle obbligazioni convertibili sta performando in linea con le aspettative, offrendo rendimenti non lontani dall’azionario quando i prezzi delle azioni salgono e una protezione obbligazionaria quando i prezzi delle azioni scendono.

L’opzione azionaria implicita nelle convertibili implica che i livelli delle cedole sono generalmente inferiori rispetto agli strumenti a reddito fisso. Pertanto, in una fase in cui i tassi di interesse negli Stati Uniti e nel resto del mondo sviluppato rimangono molto bassi, le aziende in queste aree si sono mostrate piuttosto riluttanti nell’emettere obbligazioni convertibili, preferendo emettere direttamente debito ed evitare una potenziale diluizione. Tuttavia, se l’inflazione in crescita dovesse portare a più alti tassi di interesse, potrebbero materializzarsi nuove emissioni di convertibili sul mercato. Data la grandissima domanda di nuove emissioni, le convertibili lanciate di recente dovrebbero essere ben accolte fintanto che offrono agli investitori termini ragionevoli.

Negli ultimi dodici mesi, a trainare i fondi che hanno saputo realizzare le migliori performance sono state le prospettive delle obbligazioni convertibili emesse in Asia, dove i tassi di interesse sono relativamente alti e i prezzi azionari volatili, condizioni ideali queste per le emissioni di obbligazioni convertibili.

Le performance registrate da questi fondi negli ultimi dodici mesi evidenziano rendimenti positivi solo per un quarto dei fondi facenti parte della categoria. I rendimenti ad un anno si posizionano all’interno di un range molto ampio: si passa da guadagni sui dodici mesi di poco superiori al 18% per il fondo che capeggia la graduatoria (Lombard Odier Convertible Bond Asia), ad incrementi inferiori all’1%. La maggior parte degli strumenti proposti dall’industria del risparmio gestito riesce a mantenersi in territorio positivo sui trentasei e sessanta mesi, segno che la categoria, nonostante alcuni anni molto penalizzanti per i bond convertibili, è riuscita a preservare l’investimento dei sottoscrittori che vi hanno destinato una quota del proprio portafoglio senza un approccio puramente speculativo.

Ricordiamo che nel momento peggiore della crisi economico-finanziaria, la categoria dei fondi obbligazionari specializzati in convertible bond è stata la più castigata dell’intero comparto obbligazionario, con perdite medie superiori al 27% nel triennio 2005-2008 e vicine al 21% nel biennio 2007-2008. Nel 2008, i fondi che investono in bond convertibili sono stati castigati dalla necessità delle grandi banche e degli hedge funds (che sono i principali investitori in questa tipologia di bond) di ridurre il proprio indebitamento. Le vendite massicce hanno trascinato tutti i convertible bond fund in una spirale ribassista che ha penalizzato in particolare le strategie di arbitraggio sui bond convertibili.

Una pecca evidente del comparto resta quello delle commissioni di gestione, che si discostano dal Ter dei fondi obbligazionari ed oscillano all’interno di un range sensibilmente più vicino a quello che caratterizza gli strumenti azionari.

Le caratteristiche dei bond convertibili

I convertibili sono obbligazioni corporate che forniscono al possessore l’opzione, ma non l’obbligo, di convertire il bond in uno specifico numero di azioni della stessa società emittente a un determinato prezzo. La conversione può avvenire di solito in qualunque momento della durata del bond. I convertibili hanno caratteristiche simili sia alle obbligazioni che alle azioni. Come per le obbligazioni, il valore del convertibile dipende dal tasso di interesse attuale e atteso, e dalla solidità finanziaria dell’emittente. Tuttavia, il valore di questo strumento dipende anche da altri fattori, tra cui il prezzo dell’azione della società emittente, la volatilità di tale prezzo e la durata residua del bond. Di conseguenza, le obbligazioni convertibili differiscono notevolmente da normali obbligazioni e azioni e la loro performance non può essere replicata investendo semplicemente in una loro combinazione.

Il vantaggio delle obbligazioni convertibili sta nel fatto che offrono le potenzialità di rialzo delle azioni e la protezione dal rischio di ribasso che è tipica delle obbligazioni, consentendo in tal modo di realizzare rendimenti risk-adjusted che superano significativamente entrambe le asset class. In un periodo di volatilità dei mercati, le obbligazioni convertibili offrono un’ interessante opportunità rispetto al puro investimento azionario o obbligazionario.

Considerando che i convertibili hanno le caratteristiche sia dei bond che delle azioni, sono soggetti alle oscillazioni del prezzo dell’azione della società emittente. Il modo in cui un convertibile reagisce al mutare del prezzo dell’azione determina le caratteristiche di rischio e i rendimenti che possono essere raggiunti. Se il valore di un convertibile subisce minime oscillazioni rispetto movimenti del prezzo dell’azione, le sue caratteristiche sono simili alle obbligazioni e produce rendimenti tipici dei bond.

Se invece il valore del convertibile riflette quasi pienamente i movimenti del prezzo dell’azione (sia verso l’alto, sia verso il basso), le sue caratteristiche sono simili alle azioni e produce lo stesso rischio/rendimento dell’equity.




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