I Fondi Obbligazionari Usd governativi medio-lungo termine hanno approfittato dello stimolo fornito dalla politica monetaria ultraespansiva voluta dalla Banca Centrale Usa
I grandi vincitori del 2011 sono stati i fondi obbligazionari focalizzati sulle emissioni governative a medio-lungo termine denominate in Dollari Usa. La performance media espressa in euro conseguita da questa categoria di fondi, stando al metodo di calcolo adottato da Lipper, è stata dell’8,75%.
Le performance realizzate da questa categoria di fondi obbligazionari sono solitamente legate all’evoluzione di tre fattori: le oscillazioni del Dollaro Usa rispetto all’Euro, la direzione futura dei tassi d’interesse statunitensi e i potenziali miglioramenti o peggioramenti dei livelli di affidabilità creditizia (rating emessi dalle principali agenzie) degli emittenti ospitati in portafoglio.
Per il 2011 non vi è alcun dubbio su quale dei tre fattori abbia condizionato e pilotato al rialzo i rendimenti realizzati da questi strumenti. Tutti i gestori concordano nell’affermare che lo schiacciamento dei tassi d’interesse verso i minimi storici ha consentito ai portafogli più esposti ai titoli con scadenze lunghe di accumulare le rivalutazioni più consistenti del valore delle quote. La rivalutazione dell’Usd rispetto all’euro –pari a circa il 3%, non poco per prodotti di natura obbligazionaria- è stata il secondo fattore trainante per le performance della categoria. Infine, l’apporto imputabile alle variazioni intervenute sul livello di affidabilità creditizia è stato nullo a causa del leggero declassamento del debito Usa (per nulla avvertito dalle quotazioni dei titoli di stato Usa, che hanno nuovamente rivestito il ruolo di asset rifugio dopo il peggioramento della crisi del debito dell’eurozona).
Ai tre fattori menzionati bisognerebbe aggiungere la crescita dell’avversione al rischio tra gli investitori che erano soliti acquistare titoli di debito emessi da alcuni paesi dell’eurozona e la conseguente creazione di un humus favorevole agli acquisti di titoli governativi Usa.
Dopo la lunga corsa del 2011, i margini di guadagno per l’anno in corso sembrano risicati. I gestori stanno apportando modifiche alla duration dei portafogli dei fondi per affrontare al meglio una graduale risalita dei tassi offerti dai Treasury. Sul versante dei cross Euro/Usd, appare sempre più evidente che solo un deciso peggioramento della crisi del debito dei paesi periferici dell’eurozona può giocare un ruolo favorevole all’apprezzamento della divisa nordamericana. Se si osserva l’andamento del cross Usd-Euro negli ultimi cinque anni, si nota che il rapporto è oscillato nel range 1,18- 1, 59, seguendo un andamento altalenante permeato da svalutazioni o rivalutazioni annue vicine al 20%. Se si osserva l’andamento del cross a dieci anni, si nota che si è passati da un minimo di 0,83 Usd per Euro registrato alla fine del 2001 a un massimo di 1,6 nel corso del 2009. Nel medio termine l’Usd ha mostrato più volte segnali di ripresa temporanei, mentre nel lungo termine ha trovato spazio uno scenario dominato dalla svalutazione pressoché continua della divisa nordamericana.
La classifica delle performance realizzate sui dodici mesi è guidata dal Parvest Bond Usa di Parvest Sicav (+13,67%), tallonato dal Bond Usa di Fideuram Gestioni (+13,56%) e dall’Arca Bond di Arca SGR SpA (+13,43%). Spostando l’attenzione sui tre anni, la classifica dei rendimenti offerti ai sottoscrittori è capeggiata dal JPM US Bond di JP Morgan Investment Funds Sicav (+46,19%), seguito dal Pioneer Funds- U.S. Dollar Aggregate Bond di Pioneer Asset Management SA (+37,71%) e dal BGF US Government Mortgage di BlackRock Global Funds Sicav (+20%). Allungando lo sguardo al lungo termine, si nota che la performance più elevata sull’arco temporale dei cinque anni è stata realizzata dal Parvest Bond Usa di Parvest Sicav (+35,86%), seguito dal Pioneer Funds- U.S. Dollar Aggregate Bond di Pioneer Asset Management SA (+34,55%) e dall’USD Government Bond di Dexia Bond (+34,45%).
Il potenziale sottoscrittore farà bene a non sottovalutare il peso delle commissioni sulle performance realizzate da questi strumenti nel medio termine. Tra i fondi a medio lungo termine è possibile notare la presenza di un differenziale elevato tra i costi annui di gestione dei fondi più economici (0,30%) e quelli più onerosi (fino all’1,20%).
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