A cura di Simone Mariani
Nell’ultimo anno, mediamente il comparto ha ben resistito alla crisi del debito che ha colpito i mercati, ottenendo dei buoni risultati nonostante il mercato azionario (in particolare europeo) abbia ceduto anche il 20%
La categoria dei fondi bilanciati è caratterizzata da strumenti che investono le proprie disponibilità in un mix di azioni e obbligazioni. Si tratta di fondi in cui la maggiore costanza dei rendimenti derivanti dai titoli obbligazionari è bilanciata dalla volatilità più elevata insita nei titoli di rischio.
Il livello di rischio che ne consegue si posiziona, ovviamente, a metà strada tra i due strumenti, in quanto i fondi appartenenti al comparto risultano più rischiosi del mercato monetario ed obbligazionario, rimanendo però meno volatili dei fondi azionari. Entrando nello specifico dei fondi bilanciati azionari, è possibile notare come, tipicamente, la componente azionaria assorba il 65-70% del portafoglio, generando così interessanti ritorni mitigati dal minor rischio che caratterizza la restante parte obbligazionaria del portafoglio.
Per tale motivo, il comparto può quindi essere utilizzato come strumento di diversificazione dell’investimento anche in un contesto caratterizzato da un’elevata volatilità come quello attuale.
E veniamo ai singoli fondi che si sono maggiormente distinti negli ultimi anni. L’Euro-Patrimoine Cap. di Carmignac si è particolarmente distinto a livello di performance, guadagnando il 4,89% a fronte di una volatilità annualizzata del 4,07% e con costi annuali di gestione dell’1,50%. Attraverso un investimento di almeno tre anni, (bilanciato 50-50), il gestore intende battere il benchmark composto al 50% dal DJ Eurostoxx 50 e, per il rimanente 50%, dall’Eonia capitalizzato. A livello settoriale, il portfolio manager investe per il 18,16% del portafoglio in beni di prima necessità, mentre il 15,58% è allocato nel settore energetico. Le prime tre azioni, in termini di pesi, sono Novo Nordisk (3,49%), Jeronimo Martins (3,37%) e Prudential (3,09%).
Spostando l’attenzione su un orizzonte temporale di tre e cinque anni, si nota come il comparto abbia comunque fatto registrare degli ottimi risultati. A tal proposito, bene ha fatto il Global Income A Acc di Franklin Templeton (USD), che ha guadagnato il 35,60% a tre anni ed il 12,51% a cinque. Pur mostrando una volatilità annualizzata più elevata del fondo di Carmignac (8,24%, dovuta ad una presenza maggiore della componente azionaria), il fondo mostra costi contenuti (Ter 1,35%), ed un coefficiente di correlazione di 0,94. Il rischio risulta essere quindi non eccessivamente elevato. L’obiettivo del gestore è massimizzare i rendimenti facendo attenzione alla rivalutazione del capitale. Il 67,49% del fondo è investito in equity, mentre la parte obbligazionaria incide per il 29,44%. A livello settoriale, per la parte obbligazionaria il gestore predilige i titoli governativi (64,04%), mentre finanziari (15,54%) ed energetici (14,26%) sono i più rappresentativi della parte azionaria.
Anche il Safe Growth W1 Classic/Cap. di Bnp ha ottenuto buoni risultati, portando a casa il 28,91% negli ultimi tre anni ed il 9,67% negli ultimi cinque, a fronte di una volatilità annualizzata del 4,01% e di un Ter dell’1,99%. L’obiettivo del portfolio manager è ottenere una redditività ottimale tenendo conto del rischio assunto, attraverso l’investimento in global fixed interest (78,5%) e International equities (13,2%). I settori di riferimento, in termini di pesi, sono invece il finanziario (25,5% del portafoglio), l’energetico (13,4%) ed il settore dei consumer discretionary, che pesa per il 10,8% del fondo.
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