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Il mercato della settimana



Fondi azionari informatica

23 Mar 2012

A cura di Veronica Furiano

La categoria offre prospettive di performance interessanti a patto di essere in grado di metabolizzare livelli elevati di volatilità

Con il rallentamento della crescita economica in particolare in Europa, molti investitori preferiscono stare lontano dai titoli ciclici e destinare quote crescenti di portafoglio a settori alternativi. Dopo i danni causati dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2000, che ha determinato timori e diffidenza verso il settore tecnologico, oggi ci sono segnali di ripresa per gli investimenti che favoriscono questo settore, aiutato anche dai consumi privati della nuova classe media nata nei paesi emergenti. Nonostante le buone prospettive, i fondi azionari informatica rappresentano una delle categorie del risparmio gestito caratterizzate dai più elevati livelli di volatilità. Infatti si tratta di un segmento dove la concorrenza è molto elevata e, di conseguenza, c’è il facile rischio che un’azienda in poco tempo perda i vantaggi competitivi a seguito dello sviluppo di nuove scoperte tecnologiche.

Dalla mappa stimata da Assogestioni è risultato che la categoria ‘azionari informatica’, con una raccolta netta di 749 milioni di euro, rappresenta soltanto lo 0.2% dell’intero patrimonio del risparmio gestito. I prodotti appartenenti alla categoria sono solo 19. Sempre dallo stesso documento risulta che nel quarto trimestre del 2011 la categoria ha segnato un calo di 18.7 milioni di euro rispetto ai 5.1 persi nel trimestre precedente.

Tra i 19 fondi, quello che nel 2011 ha performato meglio è il Technology Index Equity di State Street Global, che ha guadagnato il 24.54% a fronte però di una volatilità annualizzata del 20.40. Si tratta di un OICVM indicizzato che replica l’indice MSCI Information Technology (Morgan Stanley Capital International). E’ una replica pura che consiste nell’acquistare tutti i titoli costitutivi dell’indice di riferimento rispettandone la ponderazione. La struttura del portafoglio è pertanto molto simile a quella del benchmark ed è costituito per almeno il 90% da azioni internazionali appartenenti al settore tecnologico e da un massimo del 10% di titoli di credito e strumenti del mercato monetario. Il fondo può inoltre detenere entro i limiti previsti dalla legge, prodotti derivati su azioni e indici azionari.

A tre anni si è distinto invece il fondo Asian Consumption P Acc di UBS, che ha registrato una performance del 139.98% con una volatilità annualizzata del 20.83. Il fondo investe in Asia escluso il Giappone, principalmente in Corea del Sud (23.4%), in India (18.8%) e in Cina (18%), in società di beni di consumo voluttuari e di base e solo per il 3.7% nell’Health Care, infatti le principali holding di rifermento sono Hyundai, ITC e Li & Fung Ltd. Questo stesso fondo ottiene il primato anche sulla distanza temporale dei 5 anni con una performance del 36.73% contro una volatilità annualizzata del 27.75.




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