Asset allocation |
I gestori sono convinti che le azioni batteranno i bond nel 2005 |
| I global asset allocators si aspettano che il 2005 sia un altro anno permeato da performance azionarie superiori ai ritorni offerti dalle obbligazioni. L’indagine mensile curata dalla banca d’affari statunitense Merrill Lynch e dalla società di ricerche di mercato Taylor Nelson Sofres mostra che il 49 dei gestori interpellati sia convinto delle maggiori probabilità di successo dell’investimento azionario. Il 38 dei money manager sono convinti che i bond saranno il peggior investimento del 2005, in ragione di una crescita dei tassi Usa che dovrebbe permettere agli investimenti in liquidità di fare meglio delle obbligazioni con vita residua medio- lunga. L’indagine ha coinvolto circa 300 money manager sparsi in tutto il pianeta per un ammontare complessivo di patrimonio gestito pari a 926 miliardi di dollari Usa. A livello regionale, gli asset allocators preferiscono l’area Euro e gli Emerging Market rispetto al listino Usa. L’analisi settoriale mostra una preferenza per il valore che si nasconde nel settore farmaceutico e, in seconda battuta, per le potenzialità del settore tecnologico. Per tutti coloro che intendono mantenere il proprio portafoglio saldamente investito nei titoli obbligazionari, i money manager affermano che i government bond dovrebbero fare meglio dei corporate bond. Restando sempre nell’ambito obbligazionario, gli esperti hanno sottolineato che gli inflation linked bond dovrebbero fare nettamente meglio dei bond tradizionali. Le convinzioni strategiche espresse con tanta forza dai gestori internazionali sembrano aver già sortito i propri effetti sull’asset allocation dei prodotti del risparmio gestito. Il mese di dicembre ha visto risalire dal 52 di novembre al 54 di oggi il peso medio dato dai money manager alla componente azionaria dei fondi. Nello stesso periodo, il peso percentuale della liquidità è passato dal 4,6 al 4, evidenziando che le risorse in uscita siano state indirizzate proprio verso la componente in titoli di rischio. L’indagine ha inoltre confermato la tendenza dei gestori a preferire che la forte liquidità presente nelle casse delle corporate venga distribuita agli azionisti sotto forma di dividendi più elevati. Una buona percentuale di gestori ha indicato le operazioni di ri- acquisto di azioni proprie come seconda soluzione per impiegare il crescente livello di liquidità disponibile. Il 13 dei fund managers si aspetta che l’economia planetaria possa continuare a correre agli stessi ritmi sperimentati nel 2004. Un percentuale superiore al 50 degli intervistati ha però sostenuto che una crescita più moderata dell’economia per il 2005 rappresenta una visione più realistica dello stato delle cose nel mondo. A tal proposito, è bene ricordare che in pochi mesi si è passati da una stima prospettica per il 2005 pari al 3,75, ad una che ingloba un ben più moderato 2,75. La maggior parte degli esperti interpellati crede che il rallentamento previsto per il breve periodo confermerebbe il perdurare di una situazione economica globale che viaggia ben al di sotto del suo long term potential. Infine, soltanto l’11 degli interpellati si dice convinto che il 2005 sarà caratterizzato da un deterioramento del global profit environment che dovrebbe sfociare in una crescita degli earning per share non superiore al 6. Il 60 dei money manager intervistati si aspetta una crescita del tasso di inflazione per i prossimi dodici mesi. La spinta all’inflazione dovrebbe arrivare dalla previsione di una crescita dei salari accompagnata da un appiattimento della produttività, visto che il 29 dei gestori crede che il 2005 ci riserverà una moderazione delle quotazioni del greggio. La dinamica salariale sembra preoccupare i gestori molto più intensamente di quella derivante dai prezzi delle commodity. In linea con le prospettive inflazionistiche, la maggior parte dei money manager pensa che i tassi di interesse sperimenteranno una crescita nel 2005. L’83 degli intervistati sostiene che il costo del denaro sulle scadenze brevi salirà nel 2005. Il 78 dei gestori si dice convinto di una risalita dei tassi di interesse anche per le scadenze medio- lunghe. Limitatamente ai tassi Usa, il livello neutral viene attualmente fissato al 3,3. |