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Approfondimento



E se la Grecia uscisse dall'Euro?

09 May 2012

Nonostante il forte recupero realizzato nel corso della seduta, gli indici statunitensi, appesantiti dalle questioni sempre complesse a cui è esposto il Vecchio Continente, chiudono la seduta di ieri in ribasso: il Dow Jones cede lo 0.59%, l’S&P 500 termina le contrattazioni in calo dello 0.43%, mentre più limitate sono state le perdite per il Nasdaq che ha segnato un calo dello 0.39%.
Il mercato statunitense riesce comunque a recuperare in parte le vendite grazie al comparto energetico. Infatti, il petrolio, dopo aver toccato i minimi del 2012 (95,5 dollari al barile), ieri è riuscito a sfruttare in positivo la revisione al rialzo delle stime sui consumi da parte dell'EIA, l'Agenzia governativa che si occupa di stilare statistiche sul settore energy.

Le borse europee dopo l’ennesimo crollo di ieri, oggi stentano a ripartire, oscillando intorno alla parità. A Milano, il Ftse Mib alle 11.55 perde lo 0.74%, in calo anche il Cac di Parigi a -0.51%, così come il Ftse 100 di Londra che è in ribasso dello 0.34%. L’unico indice a registrare un progresso in questo momento è il Dax di Francoforte che avanza a +0.08%.

Lo spettro di un fallimento greco è ritornato ieri ad aleggiare tra gli investitori. I politici che avevano negoziato con l’UE e il FMI sono stati “bocciati ed eliminati” dai greci e a due giorni dalle elezioni il conservatore Samaras ha già dovuto rinunciare all'incarico di formare il governo. Ora tocca al leader di sinistra Syriza. Anche per lui non sarà facile l’operazione, visto che conta 51 seggi rispetto ai 151 necessari. Il partito di Syriza era tra le formazioni contrarie al programma di austerity imposto dall'UE e FMI.

Sempre per ciò che riguarda la Grecia, il direttore dell'agenzia di rating Fitch Paul Taylor ritiene che un’uscita della Grecia dall’Europa, se gestito bene, non sarebbe un danno irreparabile, e soprattutto non determinerebbe la fine dell’Euro, visto soprattutto gli interessi della Germania a mantenere la moneta unica in quanto l’ introduzione di nuovo marco comporterebbe una rivalutazione troppo forte rispetto alle altre valute dell'area, danneggiando le esportazioni del paese.




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