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Analisi Geopolitica



Dimensioni, cause e conseguenze dell'intervento sulle banche spagnole

25 Jun 2012

A cura di Alessandro Demurtas

L’intervento europeo – scaturito dalla necessità di risanare un sistema bancario messo a dura prova dalla bolla speculativa immobiliare esplosa a causa della durissima recessione economica che sta attraversando la Spagna – avrà importanti conseguenze a livello politico ed economico nazionale ed europeo

La situazione bancaria spagnola
Stando ad una relazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il sistema bancario spagnolo avrebbe bisogno di un’iniezione diretta di capitali iniziale di circa 37€ miliardi, cifra che potrebbe raddoppiare una volta che si sia determinata con chiarezza la situazione finanziaria delle singole banche. Diciasette entità – il 59% del numero totale, anche se rappresentano una percentuale inferiore degli attivi finanziari del sistema nazionale – non rispettano il requisito di solvenza chiamato core tier 1, che impone a ogni banca di conservare in liquidi almeno il 7% dei suoi attivi totali. Il FMI ha suddiviso le entità spagnole in tre categorie, in base alla loro capacità si solvenza creditizia. In primo luogo si trovano le tre banche più grandi del paese (Banca Santander, BBVA e La Caixa), le quali rappresentano il 47% degli attivi finanziari nazionali, che sono le uniche capaci di sopportare un ipotetico deterioramento ulteriore dell’economia nazionale. In un livello più basso troviamo il Banco Sabadell, il Banco Popular, Kutxa Bank e Bankinter (16% del settore), i quali per il momento non hanno bisogno di aiuti pubblici, ma che potrebbero incontrare problemi di solvenza con l’aggravarsi della situazione economica nazionale già a partire dal 2012. Infine vi sono le banche che hanno un bisogno immediato di un’iniezione di capitali per evitare l’insolvenza finanziaria, fra le quali spiccano Bankia e altre entità già nazionalizzate come Novagalicia e CatalunyaCaixa.

Le dimensione dell’intervento europeo
Per far fronte a questa fragile situazione, i Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’eurozona hanno messo a dispozione delle banche spagnole un prestito massimo di 100€ miliardi. L’Eurogruppo ha attivato il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, attraverso il quale i soldi saranno trasferiti Fondo di Ristrutturazione Ordinata Bancaria (FROB), creato appositamente per ricapitalizzare le banche spagnole a rischio d’insolvenza. L’intervento europeo è stato definito come “parziale e limitato” giacché non riguarda l’incapacità statale di pagare il debito pubblico nelle scadenze stabilite, come avvenne nel caso della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo. In questo caso, lo stato spagnolo mantiene formalmente il controllo della gestione della propria politica economica e finanziaria, mentre sono le singole entità bancarie a ricevere direttamente i capitali da parte del FROB. Le condizioni del prestito europeo alle banche spagnole sono molto più agevolate rispetto al mercato, in quanto il tasso d’interesse da pagare è del 3%: si pensi che il tasso d’interesse di rendita dei bonos (i buoni del debito pubblico spagnolo) è arrivato a sfiorare il 7%, cifra che provocò l’intervento nei confronti della Grecia. Il Ministro dell’Economia spagnolo, Luis De Guindos, ha affermato che l’intervento resta circoscritto al sistema bancario e che la Spagna non ha ceduto nessuna porzione della propria sovranità: «Il prestito non sarà soggetto a nessuna condizione macroeconomia o fiscale», ha affermato. Ciononostante, alcuni analisti sostengono che la Germania e gli altri soci europei non siano disposti a concedere tale prestito senza imporre alcune condizioni di austerità, così come avvenne con gli altri paesi europei riscattati. Il comunicato dei Ministri dell’Eurogruppo sembra infatti contraddire le parole di De Guindos: «Controlleremo da vicino e in maniera costante i progressi in queste aree [macroeconomia e fiscale], oltre al progresso dell’assistenza finanziaria». Inoltre, il Commissario europeo alla concorrenza, Joaquín Almunia, ha confermato che la troika composta da UE, BCE e FMI vigilerà sul rispetto delle condizioni che hanno permesso l’erogazione del prestito alle banche, per le quali lo stato spagnolo fungerà da garante in caso d’insolvenza.

Le cause della difficile situazione bancaria spagnola
L’origine della crisi bancaria risiede nell’eccessiva accumulazione di “attivi tossici”, ossia le proprietà immobiliari che le banche non riescono a vendere, che impediscono la disponibilità di liquidità immediata e di conseguenza rendono impossibile la concessione del credito bancario a famiglie e imprese. Questo circolo vizioso si completa con una forte contrazione economica a causa del crollo degli investimenti privati, in quanto consumatori e imprenditori non hanno a disposizione il capitale iniziale per avviare un’attività commerciale o per comprare una casa. Alla fine del 2007, il governo spagnolo approvò una riforma del settore finanziario che obbligava le banche ad aumentare la percentuale di liquidità conservata in stock in relazione agli attivi totali (il citato criterio core tier 1). Alcune banche hanno dichiarato l’impossibilità di soddisfare questo requisito, spingendo l’esecutivo spagnolo a intervenire in loro aiuto con un’iniezione di capitali. L’intervento statale non è stato sufficiente per soddisfare l’insolvenza di tutte le entità in difficoltà, cosicché il governo di Mariano Rajoy si è visto obbligato a chiedere l’intervento dei soci europei. Per avere un’idea delle dimensioni della bolla speculativa immobiliare spagnola, si pensi che nel 1997 il saldo totale del credito bancario al settore immobiliare ammontava al 40% del totale del credito al settore privato, rappresentando il 28,4% del PIL. Nel momento in cui la bolla speculativa scoppiò, alla fine del 2007, il saldo totale del credito bancario al settore immobiliare rapprentava il 60% del totale del credito al settore privato, un cifra equivalente al 102,6% del PIL annuale. In appena dieci anni, gli investimenti immobiliari sono quadruplicati in proporzione al PIL, a dimostrazione di come la crescita economica spagnola sia stata sbilanciata perché si è appoggiata eccessivamente sul settore immobiliare. Dopo lo scoppio della bolla speculativa e l’introduzione governativa di controlli più severi per l’erogazione dei prestiti – sommati alla crisi economica e finanziaria globale – il tasso di morosità del settore immobiliare (rappresentato dai promotori, dai costruttori e dai singoli proprietari) è cresciuto esponenzialmente fino alla fine del 2011, arrivando a sfondare i 100€ miliardi, ossia il 9% del PIL. Il grosso ammontare del debito privato spagnolo – che è diventato debito pubblico perché lo stato si è costituito come garante in caso d’insolvenza bancaria – è stato provocato da questo processo, e si è incrementato con gli anni. Si pensi che attualmente in Spagna ci sono quasi un milione di nuove costruzioni ancora non vendute o comunque ancora incomplete: quest’eccedente di costruzioni è la principale causa del deterioramento dei conti delle entità creditizie che sono appena state riscattate.

Le conseguenze della crisi spagnola
Il rischio più temuto dagli investitori è l’effetto contagio che dalla Spagna potrebbe diffondersi ad altri paesi dell’eurozona, come l’Italia. Inoltre, il nervosismo dei mercati è accentuato dall’attesa per le prossime elezioni legislative greche, soprattutto nel caso in cui a vincere sia il partito di sinistra Syriza, che ha annunciato la volontà di sospendere il programma di austerità imposto dalla troika a cambio dell’aiuto finanziario al paese ellenico. Nel peggiore dei casi potrebbe registrarsi una frattura dell’area euro, con l’eventuale uscita della Grecia, e un ulteriore indebolimento delle economie europee più esposte alla speculazione dei mercati, prime fra tutti la Spagna e l’Italia. A livello economico, l’intervento europeo ha provocato un forte aumento dello spread spagnolo, che il 14 giugno ha toccato i 550 punti base nel differenziale con i Bund tedeschi, arrivando a sfiorare il tasso d’interesse del 7% di rendita per i buoni con scadenza decennale. La fragilità economica e finanziaria spagnola è confermata anche dall’agenzia di rating Moody’s, la quale ha registrato un triplo declassamento dell’affidibilità della solvenza spagnola, scesa da A3 a Baa3. I dati fatti registrare sui mercati confermano le paure degli investitori nei confronti della Spagna, ancora molto lontano dall’uscita dalla crisi che l’ha duramente colpita oltre quattro anni fa. Secondo gli analisti, le misure più probabili del governo popolare di Rajoy, nel corto periodo, saranno un ulteriore aumento dell’IVA, un innalzamento dell’età pensionabile e una nuova riforma della legislazione sul lavoro, volta soprattutto a facilitare i licenziamenti col fine di garantire più flessibilità al mercato del lavoro. La maggior parte di queste misure – che rientrano nel tipico pacchetto di austerità – saranno sicuramente osteggiate dalla popolazione, già provata dagli anni di crisi economica, rischiando di portare la tensione sociale oltre i livelli di guardia.

Conclusioni
L’intervento europeo per sanare la difficile situazione del sistema bancario spagnolo avrà profonde conseguenze sugli equilibri politico-istituzionali dei paesi dell’eurozona, rischiando di aggravare ulteriormente la crisi del debito europeo. La prima reazione dei mercati è stata un invito alla prudenza negli investimenti, in attesa soprattutto delle prossime elezioni legislative greche, il cui risultato potrebbe portare il paese ellenico a sospendere le politiche di austerità imposte dalla troika, dovendo rinunciare a ulteriori aiuti internazionali e vedendosi obbligato a dichiarare il default dello stato. Dal punto di vista interno, il governo spagnolo dovrà applicare alcune misure di austerità per poter ridurre il livello di spesa e deficit pubblico, rischiando di far aumentare ulteriormente il livello di disoccupazione, che ormai ha sfondato la soglia psicologica del 25%. La riduzione della spesa pubblica, accompagnata da un aumento delle tasse, rischia di incrementare la tensione sociale interna.




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